Let the sunshine in + Homo Turbae: Motus e Claudia Castellucci nella trappola delle ‘operazioni da festival’?

L'uomo della folla
Motus

L’Antigone sullo sfondo delle Ogr (photo: Umberto Costamagna)

Conclusasi domenica, la 14^ edizione del Festival delle Colline ha portato a Torino, nonostante le attuali ristrettezze economiche, 19 spettacoli, molti dei quali hanno visto la presenza diretta di Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla, direttori del festival, come realtà produttrici o coproduttrici.

Abbiamo voluto accomunare, quasi come portatori di un destino comune, due fra questi spettacoli per un unico resoconto finale. Due lavori firmati da formazioni che non necessitano di alcuna presentazione: Motus con “Let the sunshine in”, primo episodio di uno studio sull’Antigone, e Claudia Castellucci della Socìetas Raffaello Sanzio con le sperimentazioni coreografiche cucite addosso agli otto componenti della Mòra, la compagnia di ballo da lei creata.

I Motus hanno strutturato il lavoro sullo schema di un contest, un confronto diretto fra i due attori (Silvia Calderoni e Benno Steinegger) dove il pubblico, disposto centralmente rispetto ai due immensi spazi scenici laterali, assume quasi il ruolo di giudice super-partes o, addirittura, rete all’interno di un rettangolo di gioco.


Gli spazi sterminati e suggestivi delle Officine Grandi Riparazioni di Torino, luoghi storicamente deputati alla riparazione delle locomotive, vengono trasformati in uno sterminato campo di battaglia dove, sfruttando la luce del sole al tramonto, mettere in scena la madre di tutte le ribellioni, l’Antigone appunto, indirizzandola verso rivolte tutte contemporanee.
Un lavoro ‘site specific’ elaborato in un breve periodo di residenza che, in qualche modo, rappresenta forse una sorta di giustificante rispetto alla lacunosità di cui i Motus stessi parlano nella loro scheda di presentazione.

Restano alcuni spunti interessanti, dalle battute iniziali in cui le voci microfonate degli attori (distanti un centinaio di metri dal pubblico) rivelano le tensioni che precedono la messa in scena, al duetto finale sulle note di “Let the sunshine in”, repertorio storico dell’epoca hippy e del musical “Hair”.
E’ poco, però, nel complesso, per una formazione che ci ha abituati a ben altro spessore. Attendiamo dunque il prossimo contest, che a detta del gruppo riminese avrà come principale punto di riferimento la storia di un Polinice moderno: Alexis, lo studente greco ucciso nel dicembre 2008 ad Atene da una pallottola vagante della polizia durante una manifestazione.

L'uomo della folla

L’uomo della folla (photo: Carlo Bragagnolo)

E sensazioni purtroppo deludenti sono anche quelle lasciate da Claudia Castellucci e dalla sua Mòra. “Homo Turbae”, lavoro ispirato al racconto di Edgar Allan Poe “L’uomo della folla”, vede in scena otto performer/ballerini a formare un unico corpuscolo danzante sulle note d’organo di Olivier Messaen attraversate dalle incursioni elettro di Scott Gibbons.

Cosa ci aspettiamo? Atti coreografici che si elevino a prolungamento di moti dell’anima, ritmicamente cadenzati dal contrarsi ed espandersi di un cuore che distribuisca flussi ininterrotti di sangue (ed emozioni) nelle arterie.

Eppure qualcosa, in questo tipo di apparato, sembra non funzionare a dovere. Dai lavori targati Castellucci, contestualizzati spesso dal rigore più assoluto, ci si attende un’impeccabilità formale che, in questa occasione, manca. Trapelano parecchie sbavature, e in un quadro estetico come quello imposto dalla Socìetas stonano non poco. Ma, soprattutto, manca la possibilità di condividere quella trascendenza spirituale “cui solo la metronomia del ritmo è adeguata a tentarne l’accesso”,  l’energia di un organo/organismo pulsante che riesca a distribuire collettivamente il sangue di Poe su tutti noi.
Ho nella memoria l’entusiasmo suscitatomi dai balli della Stoa, sapiente miscela di danze popolari e sonorità elettroniche. Forse, stavolta, ho peccato di eccessive aspettative.

Insomma, due tra le formazioni più importanti della scena contemporanea italiana arrivano alle Colline con due nuovi lavori (definiamoli pure studi, anteprime o come volete), che deludono con progetti assolutamente non all’altezza. Chiamansi forse… operazioni estive?

Let the sunshine in_(antigone) contest #1
di Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
regia: Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
con: Silvia Calderoni e Benno Steinegger
direzione tecnica: Valeria Foti
con la collaborazione di Giorgina Pilozzi e di tutti i partecipanti al workshop “Non siamo una famiglia”
produzione: Motus
con il sostegno di L’Arboreto di Mondaino, Festival delle Colline Torinesi, Progetto Geco – Ministero della Gioventù e Regione Emilia Romagna
presentato in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Comitato Italia 150, Urban Center Metropolitano
durata: 50’
applausi del pubblico: 2’ 47”

Visto a Torino, Officine Grandi Riparazioni, il 12 giugno 2009
Festival delle Colline Torinesi 09

HOMO TURBAE (L’uomo della folla)
da un racconto di Edgar Allan Poe
regia: Claudia Castellucci
idezione e coreografia: Claudia Castellucci
su musica per organo di Olivier Messiaen
orchestrazione musicale: Scott Gibbons
luci e costumi: Romeo Castellucci
cura coreografica e tecnica: Eugenio Resta
con otto ballerini
direzione di produzione: Gilda Biasini, Cosetta Nicolini
organizzazione: Valentina Bertolino, Silvia Bottiroli, Alba Pedrini
amministrazione: Michela Medri con Simona Barducci
produzione: Festival delle Colline Torinesi, Espace Malraux Scène Nationale de Chambéry et de la Savoie, Théâtre de la Place Liège – centre européen de création théâtrale et chorégraphique, Charleroi Danses – centre chorégraphique de la Communauté Française de Belgique, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Socìetas Raffaello Sanzio
in collaborazione con: Amat/Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Civitanova Danza
prima assoluta
durata: 42’
applausi del pubblico: 3’ 08”

Visto a Torino, Teatro Astra, il 25 giugno 2009
Festival delle Colline Torinesi

No Comments

  • ermes ha detto:

    Non ho visto i Motus, ma condivido al mille per mille quanto scritto per la Societas.
    Ci sono le note “sbagliate giuste” di Thelonious Monk, e le note “sbagliate sbagliate” dello strimpellatore qualunque.
    C’è il “vuoto pieno” di Worstward Ho e il “vuoto vuoto” di “Homo turbae”.

    Peccato, che’ Castellucci/Guidi non sono “strimpellatori qualunque”.

  • maria grazia ha detto:

    condivido appieno la vostra recensione. Homo turbae è lavoro disomogeneo nelle scelte estetiche, modesta la qualità tecnica e interpretativa dei danzatori.All ‘impegno musicale non corrisponde una pari altezza dell’invenzione coreografica e della scelta espressiva. Dalla Raffaello Sanzio ci si aspettava molto di più.

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