Mujeres nel Teatro: verso una consapevolezza di genere e di classe

“Cerchiamo di immergerci nel tessuto fatto di piccoli filamenti che compongono questa gigantesca coperta che è il teatro”: con queste parole Sara Palma (drammaturga, autrice e regista teatrale) definisce parte del lavoro di Mujeres nel Teatro, gruppo privato fondato su Facebook con Alessandra Della Guardia (attrice e drammaturga) e Marzia Ercolani (attrice, performer, regista e drammaturga), che in pochi mesi ha raggiunto più di 1000 iscritti.

Mujeres nel Teatro nasce per favorire l’incontro, il contatto e nuove relazioni tra le donne che lavorano nel mondo del teatro, per creare reciproche occasioni di lavoro, progetti condivisi, tavoli tematici, collaborazioni, con lo scopo di perseguire le pari opportunità e valorizzare il talento di tutte le professioniste che operano nelle numerose attività sceniche.

Il gruppo nasce dalla ricchissima e crescente realtà di Mujeres nel Cinema, con cui mantiene una costante collaborazione e scambio di riflessioni.
L’esigenza, per le fondatrici, è quella di creare un gruppo, una rete solidale che risponda alle principali esigenze delle lavoratrici dello spettacolo, non solo di attrici o registe, ma di ogni donna che ricopre ruoli diversi nello spettacolo dal vivo. Un gruppo visto come laboratorio attivo di ricerca sulle donne e per le donne, verso una consapevolezza identitaria di genere in primis e di classe poi, come teatranti.

Marzia Ercolani sottolinea quanto sia necessario creare “un circuito che possa far incontrare le donne”, di come ancora esistano sostanziali differenze tra generi nel mondo del lavoro dello spettacolo dal vivo, dimostrato dai numeri, da quanto siano poche le donne ai livelli “alti” di comando di teatri stabili e accademie, pur essendo la maggior parte che compone la fauna del pubblico, la maggior parte a studiare e diplomarsi nel settore, pur essendo tantissime a dirigere realtà medio-piccole, indipendenti, di ricerca e sperimentazione, così come tante sono le pedagoghe e via dicendo.

“Abbiamo la necessità di capire chi siamo – prosegue Ercolani, femminista e attivista da una decina di anni – Noi crediamo nel valore della diversità, ogni donna è diversa, ogni artista lo è. In una società che per seguire stereotipi uniforma e ci rende tutte uguali, noi rivendichiamo il valore della diversità. L’obiettivo comune ci unisce, il percorso è lo stesso. Ma siamo diverse”.

“Questo è il seme di ciò che è Mujeres: nella diversità trovare la via per raccontare, per costruire, per modificare quella che è una mentalità rispetto alle donne, delle donne, prima dobbiamo capire noi chi siamo – aggiunge Alessandra Della Guardia – Quando si lavorava sul manifesto ripetevamo spesso di capire chi siamo. E’ veramente fondamentale questo: l’identità del genere senza vittimismo, ma con una forte volontà di essere una protezione reciproca. Io sento che questa rete mi possa mettere in relazione con il mondo teatrale in una maniera protetta per poi uscire allo scoperto ed essere qualcos’altro, più forte”.

“Un sistema patriarcale introiettato culturalmente in secoli e secoli ci ha fatto credere che dovevamo essere tutte uguali e rispondere a dei canoni femminili – prosegue Marzia Ercolani – La difficoltà che abbiamo spesso noi donne, non sempre, è quella di restare nel dialogo rispetto alle nostre differenze perché siamo state sempre isolate o costrette a pensarci come fossimo tutte uguali, pur non essendolo per forza di cose. Confrontarci nelle differenze è già questo lotta. La nostra più grande urgenza è quella di creare sinergie e comunicazione tra donne”.

Nato per creare una rete protetta fra donne, per creare comunicazione tra artiste dello spettacolo, per facilitare una circuitazione di performance (tanto difficile per le piccole realtà indipendenti), Mujeres nel Teatro ha poi incontrato nel suo percorso il lockdown.
Le azioni previste per debuttare come Mujeres nel Teatro sono state messe un po’ da parte per concentrarsi maggiormente sulle problematiche del settore, emerse con forte urgenza. In questo periodo sono proliferati i gruppi di settore in tutta Italia, sta aumentando una coscienza di classe e sono esplose tutte le falle di un sistema politico e amministrativo che da troppi anni stava affossando il settore.
In questa realtà in mobilitazione anche le Mujeres hanno sentito il bisogno di studiare un modo per apportare il proprio contributo. La coscienza di classe, le rivendicazioni di diritti come il riconoscimento giuridico dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, l’inserimento di tutti i lavoratori dello spettacolo nel Codice dei Beni Culturali, principale riferimento legislativo che attribuisce al Ministero dei Beni Culturali il compito di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale di questo Paese, è diventato in questi mesi l’obiettivo fondamentale da affiancare alla lotta per le “pari opportunità” (che esistono per legge, ma sono culturalmente lontane dalla realizzazione).

Perchè il codice dei Beni Culturali? Le Mujeres nel Teatro sostengono, grazie all’aiuto e alla consulenza di avvocati e consulenti del lavoro, che è l’unico mezzo grazie al quale si opera “una codificazione di categoria di diritti e di requisiti che porteranno successivamente ad un inevitabile riconoscimento economico, legislativo ed infine sociale”.
Il direttivo di MnT ribadisce così a gran voce: “Accanto alla battaglia, per noi essenziale, sulla questione di genere, il riconoscimento giuridico nel codice dei beni culturali di tutto il mondo dello spettacolo, dal teatro al cinema, dalla danza alla musica, dalle figure artistiche alle maestranze, senza separatismi, è il punto fondamentale della lotta che MnT intende portare avanti. Un lavoro importante, necessario, da fare assieme a tutte le reti, senza dominanze ed egotismi”.

Tornano così i concetti di identità, quella femminile e quella di classe, e di diversità. Lavoratori e lavoratrici dello spettacolo intesi nel loro insieme eterogeneo, fatto di attori e attrici, registe e registi, autori e autrici, drammaturghi, maestranze, tecnici e via dicendo, che si riconoscono uniti dall’obiettivo comune di ottenere riconoscimento non solo professionale, ma anche sociale. Tanti colori, tanti fili, ma di una medesima enorme variopinta coperta, necessaria affinchè si protegga quel patrimonio culturale tanto delicato ed effimero che è lo spettacolo dal vivo.

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