I Mummenschanz a Torino: Floriana Frassetto e 50 anni di mimo

Floriana Frassetto (photo: Daniel Winkler)
Floriana Frassetto (photo: Daniel Winkler)

La 26^ edizione di Incanti, festival internazionale di teatro di figura dedicato quest’anno, ad un anno dalla scomparsa, al Maestro Guido Ceronetti, si terrà a Torino dal 3 al 10 ottobre e verrà inaugurato, giovedì sera, con un evento di grande richiamo. Saranno infatti i celebri Mummenschanz a calcare il palcoscenico del Teatro Astra con la loro ultima creazione.
Il gruppo svizzero, che manca dal capoluogo piemontese da cinque anni, si è affermato nel panorama della scena internazionale per la particolare modalità di affrontare il teatro.

Fondati nel 1972 da Bernie Schürch e dallo scomparso Andres Bossard, allievi della scuola parigina di Jacques Lecoq, insieme all’italiana Floriana Frassetto, i Mummenschanz – che si definiscono “i musicisti del silenzio” – hanno fatto del mimo la propria cifra stilistica. Ma si tratta, in questo caso, di un mimo proposto in modo visionario, attraverso un movimento coreografato in maschera che utilizza costumi elaborati e surreali, dove gli oggetti – anch’essi reinventati in modo visionario – prendono una vita autonoma.
E’ una forma di teatro altamente visuale, che ha aperto la strada a numerose contaminazioni fra teatro di figura, danza e mimo, portandoli ad essere conosciuti in tutto il mondo.

A Torino i Mummenschanz presenteranno, in collaborazione con la Fondazione Teatro Piemonte Europa, il loro ultimo lavoro, “You & Me”, creato da Floriana Frassetto, un suggestivo dialogo (sempre senza parole) tra l’adulto ed il bambino che ognuno di noi ha dentro di sé.
In “You & Me” i corpi recitano e danno vita a diversi personaggi con l’aiuto di luci che creano “la perfetta illusione”: “Lo spettacolo ti invita lontano dal quotidiano e ti porta in un viaggio al di là del reale, in un gioco di immaginazione senza limiti” anticipa Floriana Frassetto, regista e creatrice dello spettacolo, che iniziò la sua carriera di studio a Roma nel 1967. E che per l’occasione ci ha svelato qualcosa di più sul cammino artistico del gruppo.


Dal mimo al teatro visuale: come e quando è avvenuta questa contaminazione?
Negli anni Settanta abbiamo avuto la necessità di trovare un nostro linguaggio che fosse visuale e senza musica, espresso con materiali poveri e riciclabili per raccontare delle storielle ironiche sulla vita quotidiana.

Quali sono stati i suoi personali maestri?
Ho iniziato gli studi di mimo con Roy Bosier al Fontanone di Roma, dopo aver capito che nessuno poteva sublimare la grande arte di Marcel Marceau. Ho poi conosciuto due artisti svizzeri [Bernie Schürch e Andres Bossard, ndr] che iniziavano un linguaggio innovativo e mi sono sentita completamente attratta dalla loro arte: è da loro che ho imparato. Siamo cresciuti insieme, riscuotendo un successo inaspettato, arrivando addirittura a Broadway.

Come nasce e si sviluppa la vostra produzione?
Le idee si accumulano nell’esperienza della vita, dei sogni, dell’osservazione; ma anche dal trovare i materiali giusti e adatti per le diverse creature, che vengono elaborate ad Altstätten, nella Valle del Reno, dove abbiamo un meraviglioso atelier.

Per la prima volta arrivate ad Incanti.
Mi rallegro molto di partecipare al festival, e sicuramente ne sarò… incantata!

Quali sono i vostri prossimi progetti?
Dopo questa breve tournée torneremo per tre settimane a Broadway, in seguito ci aspetta una tournée in America del Nord. Ma in primavera saremo di nuovo in Italia [il 9 aprile “You & me” sarà a Varese, ndr], e poi ancora in Arabia Saudita e in Germania.

Dopo questo suggestivo inizio, Incanti, che quest’anno avrà come tema il viaggio, proseguirà la sua intensa programmazione ospitando 15 compagnie che arriveranno non solo dall’Italia e dalla Svizzera ma anche da Canada, Perù, Spagna e Francia, con progetti speciali, incontri, cinema e mostre che vi racconteremo.

Il programma del Festival Incanti 19.

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