MurA. Caporossi torna a mani & mattoni

MurA di Riccardo Caporossi

MurA di Riccardo Caporossi (photo: Ntfi)

“Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente per far sbocciare una nuova immaginazione”.
Riccardo Caporossi

È uno dei padiglioni del Museo Nazionale di Pietrarsa ad ospitare lo spettacolo “MurA” di Riccardo Caporossi, al suo debutto assoluto al Napoli Teatro Festival Italia.
Un piccolo muro formato da mattoncini amaranto, innalzato al centro del palco, racchiuso in una quadratura completamente nera e illuminato dalla luce soffusa e sottilissima di tre faretti, costringe il pubblico a tenere lo sguardo fisso su di sé, “come se si fosse in fondo a un vicolo cieco”, e a convogliare tutta l’attenzione su una porzione di spazio limitata, quella circoscritta dai 50 mattoncini messi uno sull’altro. Un’immagine, quella del muro, presente nel mito della Caverna di Platone, utilizzata dal filosofo per illustrare la propria teoria della conoscenza, cui Caporossi si rifà in quest’ultimo lavoro.

L’intero spettacolo, pienamente intriso della poetica di Rem & Cap (e quindi anche dello sguardo beckettiano), è costruito attraverso un linguaggio semplice e universale fatto di gesti e movimenti. Come sole e uniche interpreti le mani di Caporossi che, attraverso l’ausilio di piccoli oggetti (una scaletta di legno, un bastone, un cannocchiale, una bottiglia di vetro e un ombrello) danno vita a storie fantasiose e surreali, aventi come filo conduttore il rapporto problematico dell’uomo con la realtà oggettiva, le barriere che lo dividono dalla fantomatica “verità” ontologica dell’essere, così come dal relazionarsi con l’altro.


Nel corso della narrazione gli oggetti, scarnificati della propria valenza utilitaria e tramutati in oggetti significanti, si cristallizzano come veri e propri simboli, al servizio del solo guizzo artistico, creando immagini di forte intensità espressiva, e trascinando il pubblico in una realtà fantastica, dove le mani in qualche modo acquistano un’identità, diventando a pieno titolo personaggi.

Eccole allora, coperte da guanti bianchi, guizzare veloci e nascondersi alla vista del pubblico, e poi nude inerpicarsi lente e con fatica lungo una scaletta di legno, e con operoso e paziente lavorio calare dal bordo del muro un piccolo secchio.
Eccole ancora srotolare con trepidazione un messaggio di carta e infilarlo in una bottiglia di vetro per lanciarlo in un mare invisibile, e subito dopo dar forma, mattone su mattone, a costruzioni ed edifici, a templi dall’aspetto azteco, sventolando poi sui loro resti una bandiera bianca.

Sono tanti gli atteggiamenti che l’uomo può avere di fronte alla propria realtà o all’altro; Caporossi cerca, attraverso piccoli scenari surreali, di descriverli un pò tutti: il timore, la paura, il desiderio, l’odio, l’interesse per l’altro sia esso amico o nemico emergono con racconti silenziosi. E in queste storie l’intero passato artistico di Caporossi, inevitabilmente legato a quello del compagno artistico Claudio Remondi, si manifesta e riprende forma.

Le precedenti esperienze degli storici spettacoli “Cottimisti” e “Forme” si incontrano in “MurA”, e alcuni tratti distintivi della poetica di Rem & Cap trovano qui compimento, riallacciandosi al loro teatro d’avanguardia nato negli anni 70′.

In “Cottimisti”, spettacolo del 77′, un vero muro di 1000 mattoni veniva alzato e costruito da mani; in “MurA” viene demolito, mattone dopo mattone, e in questa lenta e inesorabile progressione verso la de-composizione sono le figure di edifici e templi-totem a prendere forma davanti gli occhi del pubblico. E proprio edifici e templi costruiti con assi di legno erano presenti anche in “Forme”.

Lo stesso Caporossi spiega che, dietro il muro costruito in “Cottimisti”, “manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre confine. Mura è un dettaglio di quel muro”.

Nella dimensione fantastica in cui le mani di Caporossi ci risucchiano, abbiamo come l’impressione di aver atteso invano l’arrivo di qualcuno, ora un nemico invisibile, ora l’amata rimpianta, ora un liberatore salvifico di un popolo invisibile, mentre la parete costituita da mattoncini, nel corso della narrazione, scompare lentamente sotto i nostri occhi per lasciare il palco nudo. Solo una polvere sottile amaranto, quella che si è sgretolata dai mattoni, si distende quasi impercettibile sulla superficie.

Come il protagonista de “Il deserto dei tartati” abbiamo aspettato un nemico che non si è mai presentato, oltre il confine tracciato da quel muro, e l’intera vita di quelle mani sembra essersi consumata nell’attesa, senza un reale scopo, senza un reale fine, mentre la voce fuori campo annuncia che “Per la fine le cose esistono nel momento in cui ci sono, una vita intermittente, è nel nostro pensiero la conoscenza che fa vivere le cose”.

“MurA” è un lavoro poetico, raffinato ma al tempo stesso provocatorio; sono probabilmente le parole del suo stesso autore però a definirlo pienamente per ciò che è: uno spettacolo per bambini adulti e adulti bambini.

Costruito su un ritmo narrativo lento che restituisce al pubblico la dimensione di un tempo sospeso e rarefatto, proprio dell’attesa, l’autore costringe lo spettatore a mantenere una costante attenzione verso dettagli e oggetti cui si è soliti non dare peso, educandolo ad avere uno sguardo e un gusto estetico nuovo, a patto d’esser rimasto nel profondo di sé un po’ bambino, capace quindi di lasciarsi stupire dalla semplicità di uno scarno oggetto e da tutte le sue infinite potenzialità narrative.

Inevitabili allora le manifestazioni d’insofferenza da parte di alcuni spettatori, che abbandonano la sala. Ma è anche il dissenso ad aver alimentato e fondato negli anni lo spirito di ricerca di Rem & Cap.

MurA
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione: Riccardo Caporossi
luci: Nuccio Marino
coproduzione: Fondazione Campania Dei Festival- Napoli Teatro Festival Italia, Associazione Culturale Club Teatro Rem&Cap Proposte

durata: 1h
applausi del pubblico: 1′ 50”

Visto a Napoli, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, il 9 giugno 2014
Prima assoluta


 

No Comments

  • mario bianchi ha detto:

    l’ho ancora ben inciso nella mia memoria “Cottimisti” esperienza unica ed indimenticabile come del resto tutti gli spettacoli di Rem e Cap

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