MusellaMazzarelli: il transito verso la maturità

Lino Musella e Paolo Mazzarelli (photo: Andrea Delbò)

Lino Musella e Paolo Mazzarelli (photo: Andrea Delbò)

Le ragioni della progressiva ma costante crescita e affermazione sulla scena nazionale di Paolo Mazzarelli e Lino Musella e della Compagnia cui hanno dato vita, poggia su due pilastri che spesso si danno per scontati ma che evidentemente tanto scontati non devono poi essere, vista la grande morìa di compagnie nei primi anni di vita. Il primo punto è nell’avere qualcosa di importante da dirsi fra di loro come persone e artisti che vogliono condividere un percorso di crescita, il secondo è che questo qualcosa riesca ad essere importante anche per chi guarda, per chi è spettatore partecipe degli esiti delle loro creazioni. Loro stessi, nel presentarsi, pongono la giusta enfasi su questo processo lavorativo “nel quale ogni passaggio della creazione scenica, dall’individuazione del tema allo sviluppo della drammaturgia, dalla definizione dei personaggi alla messa in scena degli stessi, dalla scrittura alla tecnica, dai costumi alle luci, è affrontato e condiviso”.

Formatisi entrambi alla Paolo Grassi, vantano importanti esperienze con grandi registi di teatro italiani e non, e qualche pregevole excursus cinematografico, come nel caso di Paolo Mazzarelli. Ormai sono tre anni che i due aggiungono a queste esperienze individuali il cammino comune, come tre sono, appunto, gli spettacoli che da questo sodalizio sono nati: “Due cani – ovvero la tragica farsa di Sacco e Vanzetti” (2009), “Figlidiunbruttodio” (Premio In-box 2010) e “Crack machine” (2011), che ha debuttato l’anno scorso al Festival Primavera dei Teatri a Castrovillari, ospiti di Scena Verticale, con un prequel di rodaggio per pochissimi intimi da Aia Taumastica, alla Torre dell’Acquedotto di Cusano Milanino.  E’ al debutto ufficiale, all’applaudita recita calabrese, che si riferiscono le immagini e l’intervista che vi proponiamo oggi, quando manca una settimana circa alle date di “Crack Machine” a Milano presso il Tieffe di Via Menotti, in cartellone dal 12 al 22 aprile.
Dal punto di vista della prassi teatrale, Musella e Mazzarelli hanno scelto di sperimentare nel solco di un teatro di prosa di impianto tradizionale, servendosi però di drammaturgie, di cui sono autori, capaci di dialogare in forma intensa e viva con il nostro presente.”Crack Machine” esemplifica questo concetto in maniera assoluta, visto che racconta la storia di un funzionario di banca (una di quelle figure del middle management che negli anni ruggenti speculavano in derivati e titoli tossici), finito in carcere per una truffa miliardaria, che decide di chiamare in correità l’azienda, una vicenda ispirata a fatti realmente accaduti. Di qui in avanti un’intricata trama con moltissimi personaggi, cui i due danno vita grazie alla loro abilità di travestimento, che compongono uno scenario di miseria e nobiltà del nostro tempo. Più miseria, per essere sinceri. E in effetti l’abilità dei due è proprio nel riuscire a toccare con grande sensibilità drammaturgica e attoriale le miserie del nostro vivere, in un gioco che parte richiamando l’attenzione dello spettatore sul lavoro dell’attore e, attraversando la parola, rinnova la magia del momento scenico come coinvolgimento sui temi del vissuto.

Sarà pure prosa, fottutissima e classicissima prosa, ma è anche la bravura di rinnovare quella maledetta magia che, nonostante internet e ogni diavoleria che l’essere umano si è inventato negli ultimi quattromila anni, continua a far sopravvivere questa forma d’arte unica che è il teatro.


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  • carlasibilio@libero.it ha detto:

    Mi piacerebbe vedere qualcuno di questi spettacoli,mia figlia li ha visti tutti,ma a Milano e ne è rimasta entusiasta.Perchè non venire al sud?Due personalità completamente distinte ,entrambi molto bravi ed una voce calda e suadente(Mulsella).Bravi!

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