Il lavoro comune del non collettivo: i Muta Imago

Comeacqua
Comeacqua

Comeacqua (photo: Domenico Vele)

Sono senz’altro fra gli esperimenti di maggior spessore e successo della nuova generazione teatrale italiana. E non è solo una questione di estetica, pur raffinatissima. E’ questione di rigore, impegno per un progetto nato nel 2004 dall’incontro tra il drammaturgo Riccardo Fazi, Claudia Sorace (regista), e Massimo Troncanetti (scenografo). E’ il 2004, infatti, il momento in cui Sorace, uscita dalla Paolo Grassi di Milano con un diploma di regia, raggiunge a Roma i suoi due collaboratori di sempre, che già lavorano nella capitale alla produzione di performance sotto il nome di Index Muta Imago. L’aggregazione della regista porta un’abbastanza celere aferesi concettuale, il cui primo effetto evidente è la caduta dell’Index nel nome.
E’ il primo elemento di asciugatura, forse solo simbolico ma non secondario, tipico del rigore formale a cui la Sorace è particolarmente interessata e che si riflette nelle realizzazioni sceniche.

La direzione è per le storie e per quella collezione giustapposta di momenti, visioni, che, pur nel frammento, restituiscono l’immagine intera, una quasi divisionistica ricostruzione concettuale dell’insieme, che gioca su vicinanze e lontananze, usando le nuove tecnologie senza però ubriacarcisi, trovando il teleologico non nei mezzi, come tristemente alcuni si ostinano a fare, ma nel tema centrale, nella storia. La drammaturgia resta presente sempre, anche quando la parola viene sottratta, nel processo di reductio ad essentiam. Un metodo di lavoro che va via via affinandosi “fino a gennaio 2006, quando, trovato uno spazio fisso per le prove, si inizia a lavorare davvero, con regolarità, ogni giorno”.
Questa regolarità porta alla nascita di “Comeacqua” (2007), “(a + b)3” (2007) e “Lev” (2008).

Numerosissimi sono i progetti che li vedono impegnati nel 2009: solo a giugno sono stati ospiti di grandi festival internazionali, da Salamanca a Strasburgo, sia per studi site specific sia per divulgare elementi prodromici al prossimo grande progetto, che debutterà in occasione di RomaEuropaFestival e di cui la performance portata nei giorni scorsi a Santarcangelo 39 era un’anticipazione.

(a + b)3 Muta Imago

(a + b)3

Sono stati anche a Napoli: “Primo passo nelle città di sotto”, visione suburbia di 25 minuti, si svolgeva nei cunicoli di Napoli Sotterranea, accesso da piazza San Gaetano, in risposta all’invito del Ntfi a creare uno spettacolo sulla città, come fu per il Teatro de los Sentidos di Enrique Vargas nel 2008. Muta Imago ha scelto di sviluppare l’idea nei sotterranei, adottando una posizione di ascolto nei confronti dell’ambiente e della città: “Da questo punto di vista rovesciato, vogliamo volgere lo sguardo verso l’alto e spiare la città di sopra, appoggiandoci ai muri del sotterraneo e cercando di ascoltare l’ultima eco di una vibrazione, il ricordo di un passo che qualcuno ha fatto molti metri sopra di noi, in una strada affollata di gente».

L’allestimento pensato per Santarcangelo invece, “La stanza di M.”, è l’esito di un laboratorio che sta portando a “Madeleine”, in programma per il prossimo RomaEuropaFestival: una donna, il suo passato, la sua reclusione fra luoghi, ricordi e pensieri. In una piccola casa assistiamo, fra buio e luce, agli incubi della protagonista: suoni, rumori del passato, che riportano sempre a una pulizia formale e alla solitudine siderale e grottesca degli incubi di Max Klinger.

Abbiamo intervistato Claudia Sorace e Riccardo Fazi sul palco del Pim Spazio Scenico di Milano, in occasione delle repliche di maggio di “(a + b)3”: tutto esaurito per ogni data, con il pubblico meneghino in coda per questi ragazzi molto più che promettenti.

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