Il Nabucco di Ricci/Forte, per molti ma non per tutti

Nabucco - Parte III (photo: teatroregioparma.it)
Nabucco - Parte III (photo: teatroregioparma.it)

Dobbiamo dire la verità: ci siamo recati al Teatro Regio di Parma, vero tempio sacro per i Verdiani di tutto il mondo, soprattutto per assistere da vicino alla messa in scena di Stefano Ricci e Gianni Forte del “Nabucco”, piuttosto che per presenziare ad un’opera che ci ha visti ascoltatori, appassionati, già diverse volte.
Eravamo curiosi di partecipare ad un allestimento ambientato in un futuro lontano, che ha logicamente diviso molto, come era accaduto del resto alla loro versione di “Turandot” allo Sferisterio di Macerata.

L’opera di Verdi è conosciuta soprattutto per il suo coro “Va pensiero” e per essere stata considerata una specie di manifesto lirico del Risorgimento italiano, anche se poi tutta la vicenda è basata soprattutto sul re di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia, la scatenata Abigaille.
“Nabucco” (o Nabucodonosor) è la terza opera lirica di Verdi, composta su libretto di Temistocle Solera, che debuttò con successo il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano, ponendo fine a un periodo assai travagliato della vita del maestro, non solo per il poco successo delle sue opere precedenti, ma soprattutto per la morte della moglie Margherita Barezzi e dei figli Virginia e Icilio.

Come detto, al centro della vicenda ci sono il re di Babilonia Nabucodonosor e le sue due figlie, Abigaille (che gli strapperà il trono) e Fenena, innamorata di Ismaele, nipote del Re di Gerusalemme, amato anche da Abigaille.
Intorno a loro un popolo in catene, gli Ebrei, guidati dal grande pontefice Zaccaria, che alla fine dell’opera profetizzerà la loro liberazione e la caduta di Babilonia. La sorte di Nabucco durante l’opera cambierà diverse volte, prima re indiscusso dei Babilonesi, poi reso pazzo da un fulmine per avere bestemmiato Dio e spodestato da Abigaille che lo umilia continuamente, infine riportato al potere, dopo essersi convertito al Dio degli Ebrei, anche per amore della figlia Fenena, mentre Abigaille, che scoprirà suo malgrado di essere di umile origine, avrà la sua giusta punizione.


Che la terza opera di Verdi sia un capolavoro, lo si nota sin dalla Sinfonia, che tra l’altro contiene in sé tutti i motivi che troveremo disseminati nel suo corso. Molti sono i momenti topici del melodramma: dall’entrata di Abigaille “Prode guerrier” ai sublimi concertati “Tremin gl’insani” e “S’appressan gl’istanti” fino alla preghiera di Nabucco “Dio di Giuda!” e alle due trascinanti cabalette che seguono le arie di Zaccaria e Nabucco, per non parlare del citatissimo (anche a sproposito) “Va Pensiero”: tutti elementi che dimostrano come Verdi avesse già acquisito una padronanza assoluta degli stilemi operistici, assai diversi dagli anteriori, pur stupefacenti, rossiniani.

Stefano Ricci e Gianni Forte collocano la vicenda in un futuro distopico, dove un gruppo militarizzato raccoglie, su una grande nave cargo, i profughi provenienti da una terra devastata, nella quale anche i simboli culturali hanno perso ogni valenza, e le statue e i capolavori che hanno caratterizzato quella civiltà, la nostra, sono imballati in grandi casse.

Bellissimo l’impatto visivo e significante dell’inizio con i naufraghi, disorientati e spaventati, che vengono privati dei giubbotti salvagente e marcati uno ad uno, come avviene con i migranti oggi e come avveniva con i nostri progenitori non troppo tempo fa.
Tutta l’idea registica muove sul dolore di un popolo in balia del mare che mostra una identità ben precisa, in contrapposizione ad oppressori senza identità.
Significativa è anche la sottrazione dei libri e la loro distruzione, con i riflettori di un gruppo di cineoperatori che seguono Nabucco e soprattutto la figliastra Abigaille che tiene anche una conferenza stampa. Divertente l’umiliazione da lei fatta verso il padre sotto un albero di Natale, regalandogli un piccolo pacco dono, mentre distribuisce onorificenze ai suoi seguaci.

Tutto è proposto con coerenza rispetto al senso dell’opera, seppur in un contesto assolutamente diverso. Eppure, per come ci hanno abituati, forse Ricci/Forte avrebbero potuto anche osare di più: a tratti le loro scelte sono persino didascaliche, come quando i protagonisti sono raccolti insieme come incatenati dall’identico destino, rappresentato dai soldati invasori.

Nabucco (photo: teatroregioparma.it)

Nabucco (photo: teatroregioparma.it)

I risolini e gli stupidi commenti da parte del loggione, che hanno accompagnano i trait d’union tra un atto e l’altro, peraltro pertinentissimi, che vedono i mimi distruggere libri, ci rammentano come sia ancora difficile eliminare tutte le inutili incrostazioni presenti fra gli incalliti melomani, interessati solo al do di petto e a ricordare Callas e Zeffirelli: sono amanti di un melodramma sempre uguale a sé stesso e pieno di paludamenti. A tal proposito ci viene in mente un magnifico allestimento di Ronconi di tanti anni fa, già allora contestato, con la presenza di Vittorio Emanuele e persino di Garibaldi, e poco è cambiato da allora.

Confacenti e ben disegnate le scene di Nicolas Bovey, i costumi del Premio Ubu Gianluca Sbicca, con una Abigaille elegantissima anni ‘50, le luci inquietanti di Alessandro Carletti e le coreografie di Marta Bevilacqua.

Ottima davvero la parte interpretativa, a cominciare dai protagonisti, a cui Verdi affida una vocalità assai ardua: il trentatreenne baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat è un Nabucco veramente straordinario, capace di variare in modo impeccabile in tutti gli accenti che la parte gli consegna (dalla Cabaletta infuocata “Oh prodi miei seguitemi” ai languori paterni per Fenena).
La parte di Abigaille, anch’essa molto difficile, con i suoi do sovracuti mescolati ai gravi e ai pianissimi, ha trovato in Saioa Hernandez, interprete che già conoscevamo per l’ottima prova di Odabella nell'”Attila” scaligero firmato da Livermore e ne “La Gioconda” di Bertolani e Callegari, si conferma una vocalista e un’attrice di pregevolissima fattura.
Corretto (con qualche fatica all’inizio) lo Zaccaria di Ruben Amoretti, che ha sostituito Michele Pertusi. Di assoluta rilevanza il Coro del Teatro Regio guidato da Martino Faggiani, che ha eseguito un “Va pensiero” (con il relativo bis) meraviglioso, quasi intonato a sottovoce da un popolo oppresso.
Il direttore, Ivan Ciampa, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini, ha reso in modo assolutamente pregevole tutte le varie declinazioni di questa opera giovanile di Verdi, già perfetta, che anticipa in modo entusiasmante i successivi capolavori del nostro Giuseppe nazionale.

Nabucco
Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera,
dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu
e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi
Musica
GIUSEPPE VERDI
Edizione critica a cura di Roger Parker
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Personaggi Interpreti
Nabucco AMARTUVSHIN ENKHBAT
Ismaele IVAN MAGRÌ
Zaccaria MICHELE PERTUSI (29, 13)
RUBÉN AMORETTI (3, 20 )
Abigaille SAIOA HERNÁNDEZ
Fenena ANNALISA STROPPA
Il Gran Sacerdote di Belo GIANLUCA BREDA
Abdallo MANUEL PIERATTELLI
Anna ELISABETTA ZIZZO

Maestro concertatore e direttore
FRANCESCO IVAN CIAMPA

Progetto creativo
RICCI/FORTE

Regia
STEFANO RICCI

Scene
NICOLAS BOVEY

Costumi
GIANLUCA SBICCA

Luci
ALESSANDRO CARLETTI

Coreografie
MARTA BEVILACQUA

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

ORCHESTRA GIOVANILE DELLA VIA EMILIA

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

Assistente alla regia Liliana Laera;
Assistente alle scene Eleonora De Leo;
Assistente ai costumi Rossana Gea Cavallo
Direttore musicale di palcoscenico e altro maestro del coro Gianfranco Stortoni;
Direttore di scena Tecla Gucci
Maestri di sala e di palcoscenico Claudio Cirelli, Dario Tondelli;
Maestri di palcoscenico Anna Bosacchi Dang Anh Nga, Alberto Zanardi
Maestro alle luci Melissa Mastrolorenzi; Maestro ai sopratitoli Mirko Rizzi
Costumi Compagnia italiana della moda e del costume (Milano), Laboratorio di sartoria del Teatro Regio di Parma
Calzature C.T.C. (Milano); Attrezzeria Rancati (Cornaredo MI) Laboratorio di attrezzeria del Teatro Regio di Parma
Parrucche Audello Teatro (Torino); Trucco e parrucche a cura di Cinzia Costantino; Sopratitoli Teatro Regio di Parma
Responsabile di produzione Ilaria Pucci;
Responsabile dei Servizi tecnici Andrea Borelli
Direttore di palcoscenico Giacomo Benamati;
Scenografo realizzatore e consulente agli allestimenti scenici Franco Venturi
Responsabile macchinisti Giuseppe Caradente; Responsabile elettricisti Giorgio Valerio
Responsabile attrezzeria Monica Bocchi; Responsabile sartoria Giuseppe Panarello
Fonica Alessandro Marsico; Ispettore di palcoscenico Ettore Moni
Personale tecnico e di palcoscenico del Teatro Regio di Parma

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

In coproduzione con Teatro nazionale croato di Zagabria

Spettacolo con sopratitoli in italiano e inglese

Durata 2 ore e 35 minuti, compreso un intervallo

Visto a Parma, Teatro Regio, il 20 ottobre 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *