Nati in casa. I dieci anni di successo del mani(t)esto di Giuliana Musso

Giuliana Musso
Giuliana Musso

Giuliana Musso

Oggi si nasce in ospedale. Ieri si nasceva in casa.
“Nati in casa” è appunto il titolo dell’ormai celebre spettacolo-manifesto (che proprio quest’anno compie 10 anni) scritto e interpretato dall’intensa e brillante Giuliana Musso con il regista Massimo Somaglino. Un’opera che da anni colleziona seguaci e adoratori nei più disparati contesti, senza perdere un filo di smalto, adattandosi con agilità e freschezza a ogni situazione: palcoscenici e aule magne, convegni e manifestazioni sul tema del parto, per un pubblico di signore e signori di tutte le età, tra cui studenti, ginecologi, ostetriche, mamme e nonne. Un pubblico di lettori, anche, perché il testo è stato pubblicato nella raccolta “Senza Corpo – voci della nuova scena italiana” edito da Minimum Fax nel 2009, oltre che trasmesso in tv e uscito in dvd.

Commissionato nel 2001 dalla Proloco di San Leonardo Valcellina, piccolo paese del pordenonese, per celebrare la figura di Maria, ostetrica locale che fece nascere in casa tante generazioni di bambini, lo spettacolo ha ottenuto la nomination al Premio Ubu nel 2002 e il Premio della Critica dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro nel 2005.

“Nati in casa” è un viaggio agile, intenso e delicato insieme, che racconta la storia di Maria, Rosetta, Gilda e di altre donne che per lavoro facevano nascere i bambini, in casa.
Oggi a qualcuno sembra impensabile, e subito si pensa ai rischi per mamma e bimbo. Così, flebo, ossitocina, peridurale, stimolatori, parti cesarei e rianimatori, sono entrati a far parte del nostro immaginario comune. Nonostante una certa tendenza di mamme più ‘naturali’ a voler ritornare all’antica tradizione.

Una volta c’era solo la comare, impossibile scegliere, con la valigetta sempre pronta. Svegliata nel cuore della notte dal forte bussare sulla porta, pronta saliva in bici, sul motoretto o un asino magari, per raggiungere la partoriente anche in mezzo ai monti. Se andava bene, c’era un bel fuoco col pentolone di acqua calda, la biancheria pulita e il brodo di gallina. Oppure, la povertà. E il freddo era tanto che il bimbo appena nato lo si avvoltolava con tutto ciò che c’era in casa e si metteva dentro un cassetto, come una culla.

Non servono grandi artifici scenici per raccontare tutto questo. Basta una sedia rossa, qualche luce vivace, e un’attrice capace di volteggiare letteralmente fra mille sfumature per donare alla storia narrata, la grazia di un racconto intimo, e il vigore di una epopea.

Tanti i codici, i registri, i linguaggi sfiorati: dal monologo intimo, al teatro di narrazione, dalla commedia female-oriented, come quando si ironizza sul ruolo del maschio, alla denuncia sociale, enfatizzata dal rapporto diretto che la Musso instaura col suo pubblico continuamente chiamato in causa, fino alle suggestive parentesi oniriche, lievi lievi.
E si ride, si ride eccome, per sprofondare poi, nel vero senso della parola, un istante dopo, in un tormento col groppo in gola. Come quando si accenna a quelle storie che il lieto fine non l’hanno avuto, che le comari sono state testimoni anche di questo.

Un falso finale confonde il pubblico in sala. Non si sceglie il levare, come nel solfeggio. Non si mette un punto poetico, insomma.
Viene ribadita piuttosto un’istanza dello spettacolo: informare. Come in un’appendice o una postfazione, con dati reali e statistiche sempre aggiornate, la Musso fa il punto della situazione oggi, tra soprusi e incongruenze del partorire al tempo del progresso. Talvolta proprio a scapito del benessere del bambino.

Uno spettacolo diventato un baluardo per tutti quelli che nel nostro Paese lavorano per migliorare le condizioni di nascita, perché – per usare le parole della Musso – “certi protocolli medici ci fanno scordare che la nascita non è una malattia, ma una spontanea e straordinaria funzione del nostro corpo”.

NATI IN CASA
di Giuliana Musso e Massimo Somaglino
con: Giuliana Musso
regia: Massimo Somaglino
musiche: Glauco Venier
luci e suono: Claudio Parrino
produzione: La Corte Ospitale
durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’ 38’’

Visto ad Ancona, Teatro Studio alla Mole Vanvitelliana, il 19 luglio 2011
Teatro Contemporaneo @ Amo la Mole