Alessandro Berti e quei Negri senza memoria

Negri senza memoria (photo: Daniela Neri)
Negri senza memoria (photo: Daniela Neri)

Dopo “Black Dick”, incentrato sulle suggestioni ed il condizionamento psicologico sul maschio bianco da parte del corpo stereotipato del maschio nero, arriva in prima nazionale “Negri senza memoria”, con cui Alessandro Berti – attore, regista e drammaturgo – debutta al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.
Il secondo capitolo della trilogia “Bugie Bianche” si focalizza sull’immigrazione italiana negli Usa agli inizi del Novecento, epoca in cui gli italiani venivano considerati (e disprezzati) al pari dei “negri”.

Berti fa il suo ingresso con passo tranquillo e rilassato. Poi impugna la chitarra e inizia a suonare “Kunta Kinte” di Daniele Silvestri: è in effetti da quelle radici che ha origine la storia degli afro-americani. L’attore interpella i suoi spettatori, in particolare quando vengono richiamati brani, film o eventi famosi, favorendo un’immediata empatia: la vicinanza permette di guardarsi vicendevolmente negli occhi e di diventare ascoltatori necessari al dispiegarsi del racconto.

Tra musica, cronaca e narrazione, Berti dà vita, attraverso una drammaturgia ben congegnata, ad un viaggio nel tempo e nello spazio, in cui emergono i rapporti ambivalenti tra italiani ed afroamericani all’epoca delle proteste contro la segregazione razziale negli USA. Chuck Nice, un deejay afro-americano newyorkese disse che “Italians are niggaz with short memory” (“gli italiani sono dei negri dalla memoria corta”): anche questa perdita di memoria è una bugia bianca.

La chitarra apre e chiude lo spettacolo, mentre il canto, che spazia da quello popolare siciliano al blues fino al canto patriottico di “The house I live in” rivisitato in versione “bianca” da Frank Sinatra, àncora la drammaturgia ai testi delle canzoni, talvolta in dialetto, talvolta in americano. Ben più di un semplice accompagnamento o di un intermezzo, il canto assume un ruolo da protagonista e rivelatore. In scena le canzoni conducono lo spettatore alla scoperta di epoche lontane, di eventi storici e persone che, in quelle melodie, hanno intrecciato il loro vissuto. Ecco quindi che le canzoni ci raccontano il ghetto, gli insulti, i soprusi, episodi di violenza e tanti fatti storici che hanno visto coinvolti i migranti, italiani, neri o latini che fossero, come ad esempio “Strange Fruit”, la famosa canzone di Billy Holiday che narra il linciaggio di due afroamericani impiccati a Marion, in Indiana.

La recitazione di Berti, ricca di sfumature e curata in ogni dettaglio, dà vita a una partitura appena palpabile fatta di sguardi, espressioni, qualche gesto, micro movimenti posturali ed intonazioni vocali che differenziano i diversi personaggi evocati nel racconto, e lo fanno in maniera estremamente organica, senza mai cadere nell’artificio della caratterizzazione. A totale servizio della storia, Berti scivola in maniera fluida dal parlato alla recitazione, dalla cronaca al canto, fino alla traduzione simultanea dei testi, che racconta e commenta al pubblico mentre li vive e li incarna.

Un pubblico che, immerso in questo intricato labirinto di episodi, si ritrova alla fine della narrazione a fare i conti con il paradosso storico dell’addomesticamento degli immigrati italiani, quei “negri senza memoria” che – una volta conquistato lo status sociale di bianchi americani – hanno preferito dimenticare i soprusi a lungo subiti e lo stretto legame che li univa alla comunità dei neri.

Berti presenterà “Black Dick” il 19 e 20 marzo all’Angelo Mai di Roma, e “Negri senza memoria” il 24 giugno al festival Da vicino nessuno è normale di Milano.

Negri senza memoria
Di e con Alessandro Berti
Organizzazione Gaia Raffiotta
Produzione Casavuota / progetto Bugie Bianche
Con la collaborazione di Sciaranuova Festival

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 2’ 10

Visto a Casalecchio di Reno, Teatro Laura Betti, il 15 febbraio 2020
Prima nazionale

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