Nel giardino di Marie Chouinard, fra estasi e perdizione

Le jardin des délices (photo: Sylvie-Ann Paré)
Le jardin des délices (photo: Sylvie-Ann Paré)

Appena nominata direttrice della Biennale di Venezia, con il suo ensemble di dieci danzatori Marie Chouinard conquista il pubblico del Volkstheater di Vienna con il nuovo lavoro ispirato al capolavoro di Hieronymus Bosch, “The garden of Earthly Delights”.

La coreografa canadese, attiva dal 1978, prima di arrivare a ferragosto in Italia, all’Operaestate Festival, è stata ospite del festival austriaco ImPulsTanz (di cui già vi abbiamo raccontato qui), scegliendo di entrare nel famoso quadro animandolo con una coreografia in tre atti – ciascuna per ogni pannello del trittico – in un’atmosfera onirica tra estasi e tormento.

Il quadro di Bosch, da sempre oggetto di numerose interpretazioni, potrebbe essere letto come un libro, da sinistra verso destra. Nel pannello di sinistra è rappresentata la creazione divina, con Adamo ed Eva probabilmente nel giardino dell’Eden. La parte centrale è il giardino delle delizie, il quadro più ricco e voluttuoso, per alcuni il paradiso perduto, per altri un ammonimento morale per l’uomo, che abusa del giardino delle delizie finendo all’inferno (la parte destra), dove troviamo i dannati che si agitano follemente, con creature bizzarre e spaventose.
In ognuna delle tre parti la natura ha il suo ruolo, con flora e fauna spesso raffigurate come divinità, o comunque di dimensioni più grandi rispetto al reale.


Il Trittico del Giardino delle delizie, databile 1480-1490 circa, è conservato al Museo del Prado di Madrid (photo: wikipedia.org)

Il Trittico del Giardino delle delizie, databile 1480-1490 circa, è conservato al Museo del Prado di Madrid (photo: wikipedia.org)

Il sipario si apre dopo l’inizio della musica originale di Louis Dufort. Sul fondale un grande pannello proietta la parte del trittico in cui ci troviamo. Ai due lati altrettante sfere ovali ne riportano un dettaglio.
Un uomo beve da un fagiano, un altro ha un uovo al posto della testa, fiori che spuntano dalle natiche, uomini che volano sopra pesci, gufi della dimensione degli uomini. Ingordigia, lussuria, pigrizia in una folle atmosfera fiabesca, dove flora, fauna ed esseri umani si mescolano senza alcuna logica terrena.
Siamo nel giardino delle delizie terrestri, e ogni singola scena che compone il quadro potrebbe essere oggetto di una profonda analisi. Ed è sulle singole scene che la Chouinard si sofferma, rappresentandone alcune tramite i danzatori, che diventano il dettaglio per il tutto, mentre nell’occhio ai due lati del palco è raffigurato il particolare del quadro di riferimento.

I movimenti destrutturati che caratterizzano le coreografie della Chouinard aggiungono un’impronta stilistica ad una danza che appare allo stesso tempo primordiale e nobile, raffinata e sensuale, mentre le musiche di Dufort aggiungono pathos ad una atmosfera già ipnotizzante.

Con l’inferno del secondo atto il clima giocoso e leggero diventa cupo e pesante. Una delle danzatrici, su un piedistallo, emette suoni al microfono che fanno pensare alle urla di un demone.
Il palco è ricoperto di oggetti: una scala, un lungo corno, cassette, scarponi; gli altri danzatori arriveranno poco dopo ad animare la parte più inquietante del trittico, in cui la musica è sostituita da rumori e suoni fastidiosi e gli esseri umani ricevono punizioni e torture da grossi topi o altre creature che li inghiottiscono sotto un cielo sulfureo. Coloro che indulgevano nei piaceri della carne e si dilettavano con la musica sono crocifissi dagli stessi strumenti musicali – anch’essi denaturati – perché simbolo di lussuria.

Si arriva infine al pannello di sinistra, quello della creazione. Che siano reali o immaginari, gli animali qui sono di dimensioni regolari e tutto sembra parte di una perfezione divina con al centro la fontana della vita. La scena sacra di Dio con Adamo ed Eva è animata da tre danzatori nella stessa posa, seguita da altri tre che li imitano e poi da altri ancora, in un movimento in loop continuo della stessa immagine.

La Chouinard sceglie di rappresentare le tre parti del trittico con un ordine diverso dall’impatto visivo di chi si trova di fronte al quadro, partendo dal giardino delle delizie nel primo atto, quindi dal pannello centrale, per poi passare a quello dell’inferno, che potrebbe essere letto quindi come una conseguenza degli eccessi terreni, fino al quadro del paradiso, quindi alla redenzione. Un’interpretazione che dà speranza, perché si arriva all’amore di Dio, al perdono forse, in un cammino di espiazione e purificazione dopo aver attraversato il dolore.

Per Marie Chouinard all’origine di ogni creazione c’è sempre il mistero di un’onda che la attraversa, data dalla pulsione vitale del corpo, e che dopo averla captata deve sinfonizzarla fino a restituire allo spettatore un’esperienza che dovrebbe in qualche modo svelargli il proprio mistero.

Il riconoscimento internazionale della coreografa canadese (ribattezzata dalla critica “femme sauvage du Québec”) è dato anche dal suo aspetto poliedrico, frutto di un lavoro iniziato trent’anni fa, che spazia dalla danza alla fotografia e al video, al set and lighting design e alle installazioni, in una ricerca formale sul corpo che l’ha portata a sviluppare un linguaggio molto personale. Di recente ha addirittura creato una app per smartphone (Cantique) con cui chiunque può coreografare i movimenti di due danzatori.

In questo ultimo lavoro, di cui la Chouinard oltre alle coreografie ha curato costumi e disegno luci, c’è l’architettura del cosmo, dove al centro di tutto è il movimento naturale dato dall’intelligenza intima del corpo e dalla inesauribile complessità delle sue possibili articolazioni, mentre fluttua tra figure e segni, in un movimento che si contrae e si rilassa, o che trema in modo bizzarro.

Dopo una prima impressione puramente estetica, il pubblico si rende presto conto di essere entrato nei misteri della psiche collettiva, in un viaggio in cui, inspiegabilmente, ci riconosciamo. Siamo soprattutto catturati da quei corpi che si muovono in un’armonia ipnotica, traducendo in movimento le immagini di un quadro che solo alla fine ci apparirà completo. Dopo la scena conclusiva, in cui gli ultimi danzatori rimasti sul palco si mimetizzano in un angolino del quadro, l’immagine sul fondale lentamente si allarga, rivelando finalmente la visione completa di ciò a cui abbiamo appena assistito.

HIERONYMUS BOSCH – THE GARDEN OF EARTHLY DELIGHTS
Coreografie Marie Chouinard
Musica originale Louis Dufort
Scenografie e Video Marie Chouinard
Danzatori Sébastien Cossette-Masse, Paige Culley, Valeria Galluccio, Leon Kupferschmid, Morgane Le Tiec, Scott McCabe, Sacha Ouellette-Deguire, Carol Prieur, Clémentine Schindler, Megan Wallbaum
Luci Marie Chouinard
Costumi e messinscena Marie Chouinard
Maschere Jacques –Lee Pelletier

durata: 1h 15’
applausi del pubblico 3’ 30’’

Visto a Viennna, Volkstheater, l’8 agosto 2016

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