Nerium Park. Mario Gelardi nel noir di Mirò

Baffi e Palladino in Nerium Park (photo: Vincenzo Antonucci)
Baffi e Palladino in Nerium Park (photo: Vincenzo Antonucci)

Il Nerium Oleander è una specie di oleandro caratterizzato da bellissimi fiori sostenuti però da foglie e fusto velenosi. Ed è proprio in questa dicotomia che si nasconde il significato di “Nerium Park”, testo di Josep Maria Mirò divenuto drammaturgia dell’omonimo spettacolo di Mario Gelardi, in scena al Teatro Nuovo di Napoli.

Josep Maria Mirò, pluripremiato scrittore catalano, sviluppa un noir che vede protagonista una giovane coppia – interpretata da Chiara Baffi e Alessandro Palladino – passare dall’euforia di iniziare una vita insieme alla claustrofobia della convivenza.
Dopo l’acquisto di una casa a suggellare il loro amore, un prestigioso appartamento situato nel condominio di nuova costruzione “Nerium Park”, nel giro di 12 mesi la loro vita subirà un declino, scandito ‘mensilmente’ da 12 scene, fino ad arrivare al tragico finale.

La casa che sembrava bellissima diviene una prigione immersa negli splendidi ma velenosi fiori degli oleandri; spaziosa sì, ma isolata, nuova ma deserta e inquietante: sono loro gli unici ad abitarvi.
Il testo riesce con forza immaginifica a farci visualizzare perfettamente l’appartamento, un puntino luminoso nel nero di un bosco, alla fine di una lunga strada solitaria, lontana da tutto e da tutti, talmente distante da riuscire a dividere persino le uniche due persone che dovrebbero restare unite.


Il regista Mario Gelardi ci racconta la necessità di metterlo in scena: “La scelta nasce dalla possibilità di poter raccontare come il lavoro sia diventato il motore di tutta la nostra esistenza e di come il rapporto con esso abbia modificato anche la nostra vita privata. E’ un tema sul quale riflettevo da tempo e credo che Mirò abbia descritto questa atrofia sociale in maniera davvero efficace. In questo caso, io che sono soprattutto un drammaturgo, ho voluto affidarmi alle parole di un grande drammaturgo per esprimere questa visione sul mondo”.

La crisi d’identità individuale genera la crisi della coppia: i problemi non si affrontano più in due, e ognuno si chiude sempre più in sé stesso senza chiedere aiuto all’altro, fino ad arrivare alla totale incomprensione. La solitudine abitativa diviene metafora della solitudine individuale e sociale. Gli oleandri identificano un rapporto avvelenato. L’impressione è di trovarsi di fronte ad una coppia che sin dal principio non è convinta delle proprie scelte, che ha costruito uno splendido involucro ma in profondità marcio: avvelenato dalla realtà, dalle difficoltà economiche, dalla perdita del lavoro, dall’aspettare un figlio sapendo di un futuro incerto, e dalla profonda tristezza del sentirsi soli.

“La sfida di poter raccontare attraverso l’attesa e la suspense anche una storia d’amore mi sembra teatralmente interessante – prosegue Gelardi – Con Mirò c’è un’assonanza narrativa. Abbiamo le stesse esigenze di raccontare il piccolo, l’umano, la sfera privata, collegandoli ad una dimensione sovraumana, per visualizzare il contatto che ha con la società contemporanea. Questo punto di connessione è stata sempre la chiave del realismo, che per chi come me si occupa di teatro civile è di fondamentale importanza”.

Il punto di forza dello spettacolo è di certo la drammaturgia di Mirò, per due volte vincitore del rinomato premio Born de Teatre, e i cui lavori non a caso sono stati tradotti in quindici lingue.
Ma la potenza del testo fa apparire debole la regia, prevaricata dalla necessità di seguire didascalicamente il racconto; anche gli attori paiono più uno strumento di lettura anziché di interpretazione. Per affondare ancor più nello spettacolo si potrebbe osare maggiormente.
In scena da stasera a sabato allo Spazio Diamante di Roma.

NERIUM PARK
di Josep Maria Miró
traduzione Angelo Savelli
regia Mario Gelardi
con Chiara Baffi, Alessandro Palladino
costumi Alessandra Gaudioso
musiche Tommy Grieco
scene Michele Lubrano Lavadera

durata: 1h 20′

Visto a Napoli, Teatro Nuovo, il 7 marzo 2019

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