Nessuno può coprire l’ombra delle Albe

Nessuno può coprire l’ombra
Nessuno può coprire l’ombra

Nessuno può coprire l’ombra (photo: ravennafestival.org)

Il Teatro delle Albe scoprì l’Africa alla fine degli anni Ottanta. Gli emigrati senegalesi, in quel periodo, erano sulle spiagge della Romagna ed erano chiamati ‘vucumprà’. Marco Martinelli notò proprio sulla spiaggia uno di loro che, tra le doti da venditore ambulante, aveva anche quella di affabulatore. Il giovane immigrato colpì il regista per il suo modo di mescolare un italiano ancora frammentario con accenni di dialetto romagnolo.
Fu così che Mandiaye N’Diaye, assieme all’Arlecchino nero Mor Awa Niang e altri attori senegalesi, entrò nelle Albe e la compagnia di Ravenna diventò una tribù.

Dopo venti anni in Italia, N’Diaye è tornato in Senegal e, nel piccolo villaggio di Dill Kad vicino a Dakar, ha fatto nascere una comunità culturale e un gruppo teatrale: il Takku Ligey Théatre.
Oggi i senegalesi di Mandieye N’Diaye sono tornati in Italia, ma non sono più ‘vucumprà’, sono attori. Il loro teatro riesce a raccontare quello che per anni era stato dimenticato, ossia che quella comunità di immigrati è innanzitutto la rappresentanza di una cultura ricchissima come quella senegalese.

“Nessuno può coprire l’ombra”, in prima nazionale al Ravenna Festival, è uno spettacolo sulle fiabe senegalesi popolate di iene e lepri, animali saggi e virtuosi, belve furbe e spietate, come nelle fiabe di Esopo.

Il testo sui miti senegalesi scritto da Martinelli e Saidou Moussa Ba per la tribù delle Albe ritorna in Senegal, dove Mandiaye N’Diaye lo riallestisce con tre giovani attori che sta tirando su con un duro lavoro affinché imparino le battute in italiano.
Abdou Lahat Fall, Moussa Gning e Mor N’Diaye in scena diventano tre spiritelli impazziti che incarnano i miti della propria tradizione fiabesca recitando in un italiano ricco di sfumature wolof. Grande rilevanza nello spettacolo hanno i suoni delle percussioni, i canti e le danze che portano il pubblico in un mondo lontano nello spazio e nella tradizione, ma vicino nel sentimento di universalità che suscita la fiaba. Il mezzo di trasporto è semplice, ma molto efficace.

“Il teatro può essere uno strumento per costruire ponti di dialogo – spiega N’Diaye – Come io ho imparato dalle Albe, così adesso stanno imparando i giovani di Diol Kadd. Giovani che vivono in mezzo alla savana, con la voglia di partecipare, di conoscere, di danzare, di parlare. È accaduto anche a me, nella mia infanzia. La siccità e il deserto che avanza sono problemi che spingono i giovani ad emigrare. Allora bisogna saper rischiare ed inventare. Quando si appartiene a una comunità in cui i rapporti si radicano, i linguaggi si complicano continuamente. Questo accade anche nelle Albe, dove si avverte il bisogno di uno scambio fra passato e futuro. Ciò mi ha spinto a tornare in Senegal, e vedo che le persone del villaggio stanno ricominciando a nutrire fiducia nel futuro”.

Al termine dello spettacolo il pubblico e gli attori si mescolano sul palco del confidenziale spazio C.i.s.i.m. di Lido Adriano, un ex-centro studi per il mosaico tornato a nuova vita come spazio teatrale e culturale (in stile Teatro Studio di Milano) dopo anni di abbandono.
Si ha la sensazione – e si rimane col dubbio – che lo spettacolo prosegua oltre la propria fine formale, tra racconti dell’Africa sulla migrazione, sulla dura vita nei campi aridi, tra domande e musica. Finché i ragazzi non crollano per il sonno, dopo aver regalato al pubblico una serata che fa bene all’anima.

NESSUNO PUO’ COPRIRE L’OMBRA
di Marco Martinelli e Saidou Moussa Ba
regia: Mandiaye N’Diaye
con: Abdou Lakhat Fall, Moussa Gning, Mor N’Diaye
produzione: Takku Ligey Théâtre, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro
durata: 1h

Visto a Ravenna, spazio C.i.s.i.m. di Lido Adriano, il 16 giugno 2011