Next 2019. Il laboratorio delle idee del teatro lombardo

Mater dulcissima (photo: Manuela Giusto)
Mater dulcissima (photo: Manuela Giusto)

L’11 e il 12 novembre, i teatri Elfo Puccini e Franco Parenti hanno ospitato, come ogni novembre, una nuova edizione di Next – laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo, promossa da Regione e Agis.
Per due giorni abbiamo assistito, insieme ad un foltissimo numero di operatori venuti da tutta Italia, assaggi di venti minuti di progetti di 22 fra teatri e compagnie della regione, dedicati ai soli adulti. Si tratta di allestimenti (o frammenti di creazioni) che hanno visto la luce in questa o nella precedente stagione (come nel caso di “Gioventù senza” da Von Horvath dei Filodrammatici e della versione teatrale de “Lo Straniero di Camus” prodotta dal Teatro I).
Non potendo parlare di tutto, il nostro racconto cercherà di capire le direzioni verso le quali il teatro di questa regione, così importante a livello nazionale, si sta orientando, tra ricchezze e fragilità evidenti in alcune delle prove a cui abbiamo assistito.

Molte sono state le produzioni che rimandano a classici della storia antica e moderna del teatro. Due addirittura le creazioni che si rifanno ad uno dei capolavori goldoniani più famosi, già per altro visitato recentemente da un bell’allestimento del Mulino D’Amleto, “Gli Innamorati”.
Entrambi i progetti hanno cercato, nell’impianto drammaturgico scelto, di avvicinare il più grande e diversificato numero di spettatori, attraverso specifici accorgimenti su come presentare i numerosi intrecci della vicenda narrata.
Le Manifatture Teatrali Milanesi, su drammaturgia di Valeria Cavalli e Debora Virello, con la regia di Pietro De Pascalis, utilizzano in modo intelligentemente giocoso la modalità del teatro nel teatro e la notorietà di alcune canzoni, diventate patrimonio culturale collettivo, impiegandole da una parte per destrutturare alcuni meccanismi della scena, dall’altra per entrare in modo diretto e condiviso con il pubblico nelle vicende amorose trattate da Goldoni.
Nell’altro progetto dedicato a “Gli Innamorati”, Davide Lorenzo Palla e Riccardo Mallus, sempre nel gioco del teatro nel teatro, cercano di approfondire in scena le caratteristiche dei personaggi per renderli più vicini al sentore del pubblico. Per ora il progetto drammaturgico, solo all’inizio, ci sembra ancora da registrare, rendendolo sempre più simile al loro fortunato format di “Tourneé da Bar”, piuttosto che a una classica rappresentazione teatrale.

Come spesso accade, in due altri progetti è stato fecondo, da parte delle compagnie, il rimando alla tragedia greca e latina.
In “Antigone, sangue del mio sangue”, su drammaturgia di Giacomo Ferraù e Giulia Viana, Eco di Fondo incontra la tragedia di Sofocle per parlare dell’oggi, paragonando la sofferenza e le scelte dell’eroina greca a quelle di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, morto in circostanze atroci mentre era in stato di detenzione.
Abbiamo visto una porzione di spettacolo già ben strutturato, in cui testo e immagine si fondono in modo emozionante per rendere universale il messaggio, eminentemente politico, del tragediografo greco.


Il medesimo approccio avviene con la Medea di Euripide in “Numeri”, quarto capitolo del progetto internazionale sulle Migrazioni, Pentateuco che negli ultimi anni ha portato La Confraternita del Chianti a produrre cinque spettacoli in cinque Paesi diversi.
“Numeri” si configura già come un intenso monologo interpretato da Giulia Versari, che prende spunto da una vicenda di famiglia della stessa attrice, di origine calabrese, che si svolge in Argentina e ha tratti sorprendentemente comuni con Medea.

Ci proiettiamo nel secolo scorso con uno dei testi più famosi e malinconicamente frizzanti di Harold Pinter, “Tradimenti”, qui con la regia di Michele Sinisi, anche in scena insieme a Stefano Braschi e Stefania Medri. Sinisi, dopo “Sei personaggi in cerca d’autore” ed “Edipo”, continua l’indagine di sui grandi classici del teatro con uno spettacolo prodotto da Elsinor già in cartellone a novembre al Teatro Fontana di Milano.

I tradimenti di Pinter prodotti da Elsinor

I tradimenti di Pinter prodotti da Elsinor

Diverse, poi, le creazioni tratte da autori contemporanei di lingua inglese.
Interessante “Sleepless. Tre notti insonni” di Caryl Churchill, che si avvale della straniante recitazione di Elena Callegari e Mario Sala: mette in scena tre coppie a letto in altrettanti brevi atti di conversazione. Nell’estratto che abbiamo visto, il colloquio assordante, ripetitivamente disturbante, tra marito e moglie, reso in modo confacente sulla scena, già si evidenzia tutto l’humor corrosivo della scrittrice anglosassone.

Nel medesimo contesto ci ha molto divertito anche la brillante scrittura di “Cresciuti in Cattività” di Nicky Silver, traduzione, adattamento e regia di Giampiero Judica del Teatro de Gli Incamminati, protagonisti i gemelli Sebastian e Bernadette.
I due protagonisti dello spettacolo si incontrano, dopo molto tempo, al funerale della madre; ne scaturisce uno scoppiettante dialogo, scritto assai bene, tra ironia doceamara e rassegnata voglia di cambiamento, che mette in scena due esistenze che cercano, forse senza volerlo, una possibile redenzione.

Tra le novità di autori italiani ci ha molto intrigato “Mater dulcissima. Vita, amori delitti di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio”, scritto da Amedeo Guarnieri con la collaborazione di Mauro Santopietro, prodotto da Tieffe Teatro. Qui la vicenda della saponificatrice rivive attraverso le memorie del professor Filippo Saporito, che scrisse la perizia psichiatrica, ponendo poi l’accento sul rapporto d’amore assoluto della donna per Giuseppe, l’unico figlio, diventato adulto.
Nella porzione dello spettacolo visto a Next, il racconto della Cianciulli, interpretata da un attore, Antonio Tintis, mescola continuamente la realtà dei fatti con le sue ossessioni, riportando alla luce un mondo ancestrale dove hanno un posto di rilievo il rito e magia; la regia di Alessandro Averone ne asseconda l’impianto narrativo, dando alla storia le cadenze del sogno.

Interessante, nella sua immediata semplicità, “Finché amianto non ci separi”, di Antonio Romano, regia di Antonio Grosso per Teatro Martinitt, che mette in scena la tragedia dei morti per amianto, intrufolandosi nella comune vita della famiglia napoletana di Giuseppe, che lavora tra miscele di verniciatura e materiale navale.

Due gli spettacoli che parlano di Milano, attraverso diverse angolazioni.
In “Nel rumore del silenzio” – di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa – in scena, con un’inedita Laura Curino e i disegni di Ugo Pierri, su musiche originali di Carlo Boccadoro, è il capoluogo lombardo con tutte le sue diverse atmosfere, che rivive con forza melanconica attraverso il romanzo di Piero Scaramucci “Una storia quasi soltanto mia”, mettendo in relazione la vita della famiglia Pinelli con quella dello stesso Sarti, alla vigilia della strage di Piazza Fontana. Sarà in scena dal 10 al 15 dicembre al Teatro della Cooperativa.

M8 Prossima Fermata Milano di Animanera

M8 Prossima Fermata Milano di Animanera

Milano è protagonista anche di un progetto assai interessante curato da Animanera, “M8 Prossima Fermata Milano”, di cui abbiamo visto un bell’assaggio dolceamaro, che vede impegnati diversi drammaturghi: Davide Carnevali, Magdalena Barile, Camilla Mattiuzzo, Carlo Guasconi & Pablo Solari, su ideazione e regia di Aldo Cassano, che proietta, attraverso quattro differenti storie, altrettanti diversi sguardi su Milano. Il progetto verrà alla luce a dicembre al Teatro Leonardo.
Insomma, due giornate di teatro piene, che hanno offerto diverse suggestioni, cui sommiamo la bravura di Marcos Piacentini nel monologo “Come Out! Stonewall Revolution” della Triennale Milano, il Pinocchio dei fratelli Colla, e il mondo di Pasolini rivisitato e raccontato in “Dove sono le lucciole” da Teatro Invito.

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