NID Platform. Questioni aperte per la danza in vetrina

Nid Platform

Athletes di Riccardo Buscarini/TIR Danza (photo: Alberto Calcinai)

Giornate intense quelle a Pisa e Pontedera per tutti i partecipanti (oltre 250 tra operatori, artisti e giornalisti) alla seconda edizione di NID Platform, la nuova piattaforma della danza italiana. Vetrina/mercato con ritmi serrati da festival che creano sempre una bella tensione e una sana stanchezza, con la presenza di compagnie ospiti e tavoli tematici, purtroppo simultanei e quindi non tutti condivisibili, che hanno sollevato domande, ipotesi, problematiche, battibecchi piccati.

In particolare, il tavolo che ha messo a confronto alcuni degli operatori dei principali luoghi della danza delle due sponde del Mediterraneo ha acceso importanti riflessioni sull’etica e i valori morali dell’arte, e naturalmente in questo caso della danza. Particolarmente importante in una piattaforma come NID, dove le scelte o le non scelte degli operatori definiscono, che piacciano o meno, l’offerta migliore sul mercato, la ricchezza artistica più efficace, in potenza, innovativa che in qualche modo avrà a sua volta una ricaduta, un’influenza.

Se l’interrogativo iniziale ruotava, giustamente, attorno al problema della sostenibilità, l’attenzione si è spostata poi, grazie all’intervento del visual artist greco Alexandros Mistriotis, dal “fallimento” finanziario a quello che potrebbe essere, per  più motivi, un fallire a livello artistico e culturale, un fallire del sistema di valutazione e dell’autocritica.

Citando Mistriotis: “La mancanza di fondi in Europa  è veramente una realtà o c’è un altro tipo di mancanza?”.  “Verità, bellezza e giustizia in quello che si fa” sono, secondo l’artista, i valori e i criteri che stanno alla base di ogni impegno artistico, come può esserlo la danza; criteri e allo stesso tempo interrogativi che mettono a nudo il lavoro di un coreografo o danzatore come quello di qualsiasi altro artista. E riportano la ricerca, a volte fin troppo esasperata, a riconnettersi al binomio necessità-emergenza.

“Lo stato di emergenza è uno strumento per ridefinire la relazione e tutti i valori della nostra realtà” afferma Mistriotis. Quella necessità di cui dà e ha dato prova l’altra sponda del Mare Nostrum, come ha ricordato Karima Mansour del MAAT Dance de Il Cairo: “In Egitto, dopo quattro anni dall’inizio della rivoluzione del 2011, c’è stato un boom di danza, teatro, musica. Gli artisti sono scesi in strada, sono esplosi i graffiti, c’era una grande necessità di esprimersi che prima non trovava sbocchi”.

Nid Platform 2014

Alcuni momenti della Nid Platform 2014 alla Stazione Leopolda (photo: Michele Leccese)

L’attenzione è ricaduta anche sull’eterna questione dell’educazione del pubblico. Pubblico che, come ha sottolineato Maurizia Settembri di Fabbrica Europa, festival partner della piattaforma, “risponde a prodotti più convenzionali ed è ancora molto fragile verso le produzioni più innovative”. 

E qui ancora una volta Mistriotis ha spostato in modo intelligente il punto di vista: “Forse dobbiamo smettere di cercare di educare il pubblico e iniziare ad avere un rapporto con il pubblico. Critichiamo il pubblico e non il sistema utilizzato”. Punto di vista che riporta a sua volta al tema dell’autenticità del lavoro, fondamentale secondo Velia Papa di Inteatro Polverigi: “Il pubblico percepisce un lavoro autentico, indipendentemente dalla formazione. L’autenticità tocca chiunque, tocca il cuore di chiunque”.

E quindi, è così importante cercare, programmare, dare priorità continuamente al nuovo?
Sandrine Mini, direttrice de Le Toboggan Scène Régional Rhone Alpes, sostiene che no, non lo è: “Noi operatori dobbiamo dire stop alla corsa frenetica alla novità. Scegliamo produzioni che hanno già una vita, ma con un contenuto e un valore necessario. Diamo al pubblico quello che è necessario vedere, che non è per forza qualcosa di nuovo”.

Se riprendiamo però questi criteri di verità, bellezza, giustizia, necessità ed emergenza, scegliere tra  le proposte delle 16 compagnie/coreografi presenti a NID, non risulta facile.
Sicuramente Giulio D’Anna/Versiliadanza è quello che più di tutti si è tirato fuori dal gruppo con il suo lavoro sulle relazioni interrotte intitolato “OOOOOOOO”, che verrà presentato domani, sabato 31, a Torino per Interplay. Dove i racconti personali danzati, cantati, musicati, ironizzati dei danzatori, con i loro corpi e respiri “rumorosi”, sono arrivati più vicino al pubblico, che ha applaudito con calore la performance.

Nid Platform 2014

(photo: Alberto Calcinai)

Ma all’estenuante percorso o troppo estetico o troppo narrativo, ai virtuosismi, all’abuso di musica elettronica, tappeto sonoro di gran moda, ai danzatori che non danzano più ma fanno vedere quello che pensano, ai nudi e alla sessualità disinibita, ai lavori strutturati in episodi o a quelli ininterrotti portati al limite della resistenza, al corpo talmente mascherato che non respira e non suda più, l’unico vero rimedio è stato “Esercizi di Primavera” della Compagnia Virgilio Sieni, armonioso toccasana per i sensi, il cuore e la mente.

Peccato però, facendo riferimento alla frase di Sandrine Mini (“Diamo al pubblico quello che è necessario  vedere, che non è per forza qualcosa di nuovo”), che la compagnia fosse uno degli ospiti della piattaforma in programma la domenica pomeriggio, ultimo giorno di NID, quando ormai molti avevano già fatto ritorno a casa.

A questo punto però bisognerebbe passare la parola ai protagonisti in vetrina, perché siano loro a dirci quanto l’assenza di fondi, la scarsità di enti di produzione, la preoccupazione costante di produrre qualcosa di nuovo o di assicurare un certo numero di presenze in sala gravi sulla loro libertà e verità creativa, rendendo troppo rischiosa la scelta di essere un passo avanti rispetto a quanto il mondo contemporaneo propone già in tutte le salse.
 

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