Non io nei giorni felici. C’è anche Eva Robin’s nel trittico beckettiano in cerca di nuove visioni

Non io nei giorni felici
Non io nei giorni felici

Angela Baraldi è tra le protagoniste di ‘Non io nei giorni felici’ (photo: teatridivita.it)

Per celebrare il ventennale della morte di Samuel Beckett, Andrea Adriatico, regista e fondatore di Teatri di Vita a Bologna, propone un personale trittico ispirato a tre dei più noti testi del drammaturgo irlandese, “Non io”, “Giorni felici” e “Dondolo”. E’ affiancato da tre protagoniste d’eccezione : il premio Ubu Francesca Mazza, la nota transessuale Eva Robin’s e Angela Baraldi, nota ai più come protagonista del film di Salvatores “Quo Vadis, Baby?”.
Il confronto con Beckett, caro ad Adriatico dai lontani esordi di “Ceneri di Beckett” (1989), si conferma ancora oggi operazione rischiosa o quantomeno complessa per ogni regia, se è vero che, in Beckett, la definizione è per sua natura impossibile così come il punto a capo.

“Non io nei giorni felici” tenta ora della tragedia dell’assurdo una lettura fortemente emotiva, a tratti ironica, che di Beckett tuttavia trafuga più l’idea che il sussulto.
A cominciare lo straniante viaggio nell’universo del non-sense è, a luci rigorosamente accese, “Non io”, dove una figura femminile (la brava Francesca Mazza), coperta da un ingombrante e anomalo chador, lascia spazio solo al paro libero della bocca. È con lei, la Bocca, che nell’universo sospeso si nasce, si vive e ci si distende nella circolarità di un cerchio senza uscita, in cui si cammina, placidamente spaesati, come sull’erba di un prato.
Una Winnie immersa in una piscina piena di mele rosse fa invece la sua comparsa in “Giorni felici”, dove la Robin’s dona alla protagonista angolature comico-grottesche, perennemente anelante le attenzioni di Gianluca Enria, un Willie trasformato in vero e proprio bellimbusto da spiaggia, che  tuttavia finisce per ridurre a “romantico” botta e risposta l’inesorabile consistenza piatta della sua personale confusione. Piuttosto retoriche anche le mele, trovata dal forte impatto visivo, che però scade nel supposto rimando all’origine.

A completare il quadro è infine la volta di “Dondolo”, il migliore, a nostro parere, dei tre exempla.
Qui il dondolo non dondola, avanza, lentamente, mentre una figura ieratica, quasi mitica nella sua semplicità sofferente, nuda nella sua impotenza costretta, condivide con il pubblico il fluire incessante del tempo. Nessun lamento, nessuna cantilena, solo un po’ di disprezzo, soffocato e austero, che Angela Baraldi impersona con commozione e precisione.

Più interessante della prova registica e attorica, in “Non io nei giorni felici” è forse, in senso stretto, il punto di vista. A intrecciarsi con la parola inconcludente sono infatti anche le prospettive della visione: uno sguardo drammatico e conforme alla parola, sospeso tra i confini del cerchio, capace di fare lo spettatore partecipe, di volta in volta, di rinnovati “additamenti”, ora verso l’alto ora verso il basso e, ancora, di sbieco.
Un lungo pellegrinaggio nel dubbio beckettiano è quello di Andrea Adiratico, che sceglie di completarsi in ultimo, con il sapore della quotidianità, con la mela di Modì della nostra Eva-Winnie, che al primo intervallo e all’uscita ci viene gentilmente offerta dal teatro.
Ecco allora il foyer popolarsi ben presto di simpatiche lanterne rosse, che passano di qui e di là per le nostre mani… agricoltura biologica, dicono, ma non ci crediamo. La sensazione che permane è infatti la stessa dell’intera operazione: si lascia mordere ma non sazia.

NON IO NEI GIORNI FELICI
NON IO
di Samuel Beckett
con: Francesca Mazza
regia: Andrea Adriatico
GIORNI FELICI
di Samuel Beckett
con: Eva Robin’s e Gianluca Enria
DONDOLO
di Samuel Beckett
con: Angela Baraldi
regia: Andrea Adriatico
aiuto regia: Daniela Cotti
costumi: Isabella Sensini
scene: Andrea Cinelli con la collaborazione di Giovanni Marocco
fotografia: Raffaella Cavalieri
tecnica: Giovanni Marocco
produzione esecutiva: Saverio Peschechera, Mariaconcetta Mercuri e Monica Nicoli
materiali di scena: Modì the Apple, Intex piscine
produzione: Teatri di Vita
durata spettacolo: 2 h e 30’
applausi del pubblico: 3’ 04’’

Visto a Bologna, Teatri di Vita, il 28 aprile 2009

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