Nostalgia canaglia. Le liste di Angius/Festa, per un passato leggero

Festa e Angius in O della Nostalgia
Festa e Angius in O della Nostalgia

La dolcezza in cui tutti i trenta-quarantenni si ritrovano quando pensano alla loro infanzia è incartata nel crepitante rubino delle caramelle Rossana, ha la consistenza friabile quasi di gesso delle Galatine, l’odore della colla in barattolo col pennellino che raschia e sporca le mani: esempi noti a chiunque di quella che oggi ci sembra l’ingenua onnipervasività di un consumismo fine Settanta / inizio Ottanta, quasi bambino.
Niente di nuovo: sono anni che circolano in rete liste fotografiche ‘amarcord’ di questo tipo.

La coproduzione di Accademia degli Artefatti, URTeatro, Fondazione Campania dei Festival / Fringe 2015 dà credito a questa operazione nostalgia di Matteo Angius e Massimo Festa, in scena alle Carrozzerie N.O.T. di Roma a gennaio.

“O della nostalgia” di Angius/Festa formalmente è un testo per due attori in bilico fra la libertà dell’interpretazione (i due sono veramente amici, e riescono a costruire un teatro di parola in cui sanno inventarsi immediatamente personaggi), e la struttura chiusa dei capitoli titolati in videoproiezione, con l’aggiunta poco organica di una registrazione live dell’evento, poi reso disponibile in Soundcloud.

No, non è tutto qui, c’è dell’altro e di più sostanziale, che risponde alla parola d’ordine complicità. Complicità e cordialità. E ammiccamento. E superficialità/non-superficialità, postmoderna, un po’ citazionista. Per il pubblico e con il pubblico, il quale capisce subito l’aria che tira e protende quel bottoncino della simpatia che vuole sentirsi titillato, ed è proprio dove li si titillerà. Niente di male.

Sorrisi, bonarietà, un continuo amabile strizzare l’occhio, amichevoli pacche sulle spalle, un inclinare il capo da un lato a dire «non è così, eh?», un pizzico veramente appena percettibile di malinconia, subito spazzata via da uno sguardo d’intesa, da un gesto di buonumore repentino, che libera il cielo dalle nubi e da un ritorno al sorriso, il tutto veramente leggero al punto da scivolare via presto anche dalla memoria di chi guarda.

Non appena al sapore esageratamente zuccheroso delle caramelle allo zabaione si mischia quello tradizionalmente agro degli amori passati, delle persone che non ci sono più, ecco che ci si ripara al sole delle estati, ai tempi lunghi dell’infanzia, delle villeggiature, della famiglia.

Anche le trovate tecniche di un teatro senza illusione sono adoperate sotto quel segno della complicità. Tracce musicali mandate direttamente dagli attori, oggetti di scena pescati in un baule e costumi da una rella, operazioni tecniche chiamate e dichiarate, proiettori manovrati a mano: strumenti non più dirompenti, anzi addomesticati, piegati con naturalezza…
In fondo, poi, in un testo frammentario come questo, un testo che parla di nostalgia ma non arriva a trovare il coraggio di definirla, che parla del passato ma si rifiuta di approfondire il tempo, che ignora dunque Proust – a onta della citazione del famoso questionario –, in un testo in cui ci si illanguidisce pure un po’ ma non si soffre, si rimane con un senso di sorridente benessere ma non si impara, non si capisce, non si rimane colpiti, né risvegliati, né inquietati…
In un testo così tutto fila; si arriva alla fine senza passione ma senza indignazione. E magari lo si consiglia agli amici.
Il 29 e 30 aprile, di nuovo, alle Carrozzerie N.O.T. di Roma.

O DELLA NOSTALGIA
di e con Matteo Angius e Riccardo Festa
luci: Claudio Amadei
distribuzione: Tiziana Cusmà
con il sostegno produttivo: Accademia degli Artefatti, URteatro e Fondazione Campania dei Festival / Fringe 2015

durata: 1h 10′

Visto a Roma, Carrozzerie N.O.T., il 15 gennaio 2016

stars-2.5

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