Nostoi. Le pietre raccontano attraverso il Mediterraneo

Un'immagine durante il percorso toscano di Nostoi

Un’immagine durante il percorso toscano di Nostoi

L’archeologia racconta: potrebbe essere questo il ‘claim’ del progetto Nostoi, che è stato presentato a Baratti, vicino a Piombino. Si è trattato di una “visita sperimentale” alla Necropoli toscana di San Cerbone, nel Parco Archeologico di Baratti e Populonia, frutto di un laboratorio di un mese condotto dal regista greco Michael Marmarinos con 30 giovani artisti italiani e tunisini.

Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, vede protagoniste cinque realtà: la Cooperativa Archeologia, la Fondazione Fabbrica Europa di Firenze, il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Marsiglia, il Teatro Nazionale e l’Agenzia per la Valorizzazione e la Promozione dei Beni Culturali (AMVPPC) di Tunisi.

Il progetto, ha spiegato Sow Dauda dell’AMVPPC, che non potrebbe essere più attuale dopo l’attentato al Museo del Bardo di Tunisi, intende promuovere “il sostegno degli amici internazionali” ma anche “prendere coscienza del patrimonio tunisino e della natura del carattere del popolo tunisino”. A maggio il progetto si sposterà infatti a Cartagine Byrsa per una nuova e necessariamente diversa visita sperimentale. Dauda ha sottolineato “l’eredità multipla fenicia, greca, libica e tunisina” di Cartagine, “un sito radicato nella cultura mediterranea”.

In lingua greca “Nostoi” significa “ritorni”, e il flusso umano viene sottolineato da Dauda come elemento fondante, “perché tutti i popoli hanno un rapporto con l’immigrazione”, anche se “gli spostamenti non sono sempre positivi”. Da questo progetto di archeologia e performing art possono nascere però segnali positivi, per “lanciare la speranza di una nuova civiltà che riesca ad affermarsi nel Mediterraneo”.

Nella sua parte tunisina i lavori saranno diretti da Kais Rostom, artista poliedrico, presente a Baratti come osservatore silenzioso, che ha sottolineato “l’incontro magico e la sintonia tra i due direttori dei cantieri” (lui e Marmarinos). Rostom, che ha seguito le prove nei giorni precedenti all’evento, ha evidenziato “il lavoro ammirevole ed esemplare, che risponde a una necessità essenziale: quella di creare un modello, un prototipo artigianale dal quale si potranno creare altri modelli”.

Far rivivere i siti archeologici attraverso le arti performative è la giusta direzione da prendere per avvicinarsi a quel “turismo esperienziale” sul quale la Toscana punta tantissimo e su cui tutta l’Italia dovrebbe investire di più. Nel caso di Nostoi si tratta, conclude Rostom, “di un’esperienza straordinaria, per il visitatore, di incontrare la storia delle pietre”.
Sito, opera, visitatore: un triangolo da valorizzare, specialmente in un periodo in cui il terrorismo islamico ha preso di mira anche il patrimonio culturale e artistico.

Durante la visita scopriamo la peculiarità del progetto: il mese di laboratorio è diventato uno studio site specific e allo stesso tempo un approfondimento sulla storia e il contesto in cui è sorta la necropoli.

Gli artisti coinvolti hanno poi trasmesso al pubblico queste conoscenze, raccontando le tombe e il territorio che le ospita in maniera interattiva, attraverso parole in cuffia, giochi, cartelli scritti e disegnati, installazioni. Tutto ciò enfatizzando la teatralità del sito e mescolando la componente spettacolare a quella educativa, il ruolo della guida turistica e quello dell’attore. Durante la visita infatti si entra in biglietteria, si rievoca l’importanza di Populonia come centro metallurgico, si cita l’eroe greco Aiace, una cui statua è stata rinvenuta proprio nella necropoli, riuscendo a far davvero immaginare quelle guerre etrusche e i saccheggi della necropoli che a scuola ci parevano così noiosi. Giocare in una tomba, tuffarsi nelle storie legate al vino, da sempre il nettare prediletto da queste parti, può essere un modo alternativo di legare reperti archeologici alle arti perfermative, rendendo entrambe più ‘vive’.

“Perché andiamo in un sito storico?” si è domandato Marmarinos, girando poi la questione ai suoi performer. “Per dar forma, voce, corpo al sito, per farlo parlare”, è stata la risposta. Non uno spettacolo quindi, ma un’esplorazione ibrida, interessante, a tratti anche faticosa ma imprescindibile per rilanciare il nostro territorio e, in parte, anche la nostra economia.

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