Un “presenza ironica”, dunque, per azzardare una crasi, concetto dal quale prende vita il dibattito, guidato dal giovane ma già affermato critico Rodolfo Sacchettini. Nell’intervista avevamo messo in discussione il ruolo della critica in generale, per proiettarlo poi sulla danza come forma che spesso si inserisce, di traverso, a creare uno spazio teatrale altro tra performance e ragionamento.
Il lavoro di Ambra Senatore è la prova di questo inquadramento: un’ironia che è linguaggio complesso, che usa un’immagine per suggerirne un’altra e che richiama alla memoria un immaginario reale, familiare, perfettamente sintetizzato nel movimento scenico soprattutto quando ne si rappresenta la distorsione. “Passo” vede Ambra alle prese con il tema del doppio, dell’errore, ma soprattutto dell’omologazione. A chi le domanda se questa “giocosità” porti con sé anche un ragionamento, lei risponde che il suo obiettivo è “presentare un’umanità”. E allora tutto torna, ché ciascuno degli spettatori ha ritrovato nei momenti di spettacolo esperienze personali alle prese con l’assurdità della vita quotidiana, condensata – tramite il movimento del corpo ma anche e soprattutto la vivacità dello sguardo – in una sorta di viraggio grottesco e surreale, tra arti finti che cadono in terra e quel distacco nella rappresentazione, che è leggerezza, sì, ma di grado estremamente sottile.
Novo Critico 2010. Nono appuntamento, 12 novembre. Ambra Senatore incontra Rodolfo Sacchettini
Intervista ad Ambra Senatore e Rodolfo Sacchettini
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