Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia a Novo Critico 2010. Da Dostoevskij all’avanspettacolo, il teatro è “contro”

Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia

Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia

Se Teatro Forsennato elimina del tutto il testo lavorando sull’improvvisazione a canovaccio, Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia tirano in ballo nientemeno che il romanzo russo. “Il premio Dostoevskij” era il titolo dello spettacolo in cui i due artisti prendevano in giro proprio l’istituzione premio nel teatro contemporaneo, mischiando gli alati monologhi dei fratelli Karamazov agli sketch dell’avanspettacolo d’autore (dalla dinastia Maggio ai Fratelli De Rege). In un certo senso mettendo insieme due generi antitetici, per “raccontare – per dirlo con le loro parole – sia l’ambientazione dostoevskiana, sia quello che sta succedendo adesso nel nostro teatro”. Un assaggio di uno e dell’altro ci viene offerto in questo settimo appuntamento di Novo Critico 2010, che vede sullo stesso palco Garbuggino e Ventriglia dialogare con Simone Pacini.
Anche quest’ultimo, come altri suoi predecessori in rassegna, ci tiene a smentire la voce che lo chiama “critico”. Quasi che ormai questa fosse un’offesa. Più probabilmente in molti lo ritengono un termine anacronistico. Fatto sta che Simone preferisce dire di sé che “scrive anche di teatro”.

A differenza degli incontri precedenti, in questo non si è parlato poi molto del lavoro di Gaetano e Silvia, piuttosto ci si è buttati in un racconto dettagliatissimo dell’esperienza di “Delitto e Castigo”, da loro presentato nei Quartieri Spagnoli su commissione del Napoli Teatro Festival. Di qui la polemica nei confronti di un teatro che è solo consumo, di qui l’ironia di quel “Premio Dostoevskij”, che fa il verso a queste istituzioni nelle quali sopravvive l’ansia di definire tutto e tutti, salvo poi dimenticarsi di coltivare quanto si è seminato.
E allora Ventriglia fa notare come ci siano ormai intere generazioni di artisti che lavorano soltanto per partecipare a bandi di opportunità, che poi invece li dimenticheranno nella loro angusta casella generazionale. Se i Santasangre lamentavano un’ansia nei confronti del loro futuro da “over 30”, Ventriglia e Garbuggino hanno già girato la boa. E se la domanda, ormai più che legittima, si sposta sul tono quasi disperato di “mentre tutto intorno a te crolla, è giusto fare teatro?”, non c’è neppure bisogno di chiamare in ballo Brecht: la risposta viene da Elvira Frosini (“L’unica cosa che possiamo fare è esserci”), da Silvia Garbuggino (“Se tutto andasse bene non avrebbe senso fare teatro, ma oggi… ”) e da Ventriglia, che aggiunge come quello di artisti e critica sia un fiero muoversi “contro”. A costo di combattere con i mulini a vento. Senza vergogna. Questa sì che è una bella sfida.

Novo Critico 2010. Settimo appuntamento, 5 novembre. Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia incontrano Simone Pacini

Intervista a Silvia Garbuggino, Gaetano Ventriglia e Simone Pacini

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