Nozze di borgata. Con Veronica Cruciani il teatro torna ad essere un rituale popolare

Nozze di borgata
Nozze di borgata

Nozze di borgata – Veronica Cruciani

Non è la prima volta che si parla della necessità, per il teatro, di ribadire l’attaccamento a un territorio. Come si sentisse l’esigenza di piantare, anche solo idealmente, anche solo concettualmente, le grosse radici in un terreno fertile. Quasi un insopprimibile istanza di contestualizzazione.
Se fossimo aspiranti monaci zen diremmo che solo l’albero le cui radici con forza abbracciano il terreno è in grado di innalzare, rigogliosi, i propri rami al cielo.

La straordinaria capacità del teatro sta nel suo essere sempre e comunque un rituale. Per definizione, un rituale ha bisogno del proprio luogo sacro, ma è al contempo in grado di conservare vivi una spiritualità e un immaginario che si alimentano con l’avvento e il contributo di nuovi spettatori, subendo il trapianto in nuove realtà. In virtù di questa proprietà sempre transitiva, un testo elaborato e pensato da un drammaturgo anglosassone di cinquecento anni fa funziona ancora oggi se reinterpretato, in  modo originale, ad esempio da un artista orientale odierno. Proprio perché, quand’anche priviamo quell’opera del suo contesto originario, ad esso sopravvive la vitalità di uno slancio creativo, che traduce suggestioni, remote per tempo e spazio, in codici attuali, accessibili comunque e meglio ancora.

Ferma restando questa magica proprietà dell’evento teatrale, di recente si parla spesso di radicamento nel territorio, di ritorno alla contestualizzazione, soprattutto per quel teatro che mette in scena una realtà territoriale peculiare, come quella di quartiere.
Ne è un esempio il progetto del laboratorio teatrale condotto dalla regista e autrice Veronica Cruciani “La città, il quartiere e la casa”, che torna a contare sul valore di “presidio culturale” che il teatro ha da sempre, proprio in quanto contenitore di creatività e testimonianza storica. Il laboratorio, promosso dai Teatri di Cintura di Roma e dal VII Municipio e realizzato al nuovo Teatro Biblioteca Quarticciolo, ha impegnato per oltre 150 ore 26 partecipanti tra i 18 e i 60 anni – tutti residenti nel quartiere – nel tentativo di creare, tramite il montaggio di uno spettacolo teatrale di drammaturgia collettiva, un tessuto di storie appartenenti al passato come al presente. Il materiale proviene dalle oltre trenta testimonianze raccolte sul campo tramite interviste agli abitanti locali, in grado di comporre un quadro completo di quello che è stato ed è adesso il quartiere Quarticciolo. Una fotografia d’altri tempi che si anima sul palco attraversando la storia della periferia romana dagli anni Trenta a oggi.

Punto di partenza e di arrivo della narrazione, introdotta con commovente verità da una vecchia sarta, è l’evento straordinario di un “matrimonio di borgata”, una di quelle occasioni in cui, per godere insieme di un momento di spensieratezza, ci si dimentica (o quasi) di tutte le sottili ma grandi differenze che governano gli equilibri di una piccola comunità. Nel racconto passano le esperienze della guerra, del boom economico, dell’industrializzazione, della bonifica dell’agro in epoca fascista, dei sindacati, delle iscrizioni al Partito Comunista, delle risse di rione, dei giochi dei bambini e chi più ne ha più ne metta, il tutto sparso sul palco vuoto in un coinvolgente ordine scompaginato.

I caratteri in scena sono molti e molto ben definiti, conservano sembianze di personaggi resi vivi dall’autobiografismo dei racconti, eppure senza ledere per nulla la spontaneità di un affiatato gruppo di “non professionisti”. Il loro entusiasmo è il vero motore dello spettacolo, elegante e preciso, e soprattutto pieno di verità, simpatia e immancabile freschezza. Così come immancabile è una piccola stretta al cuore, al sentire l’anziana sarta che ricorda quel giorno in cui, quasi per gioco e di certo per necessità, prese marito.
E a partire dallo spunto dell’istantanea che sa di bianco e nero si creano i tableau (molto) vivant di chi la realtà della periferia se l’è vissuta davvero.

C’è il ritorno importante del teatro nelle periferie, che fa continui sberleffi ai canoni borghesi, c’è una fine ricerca sulla narrazione, sull’evocazione, su una sorta di divinazione semantica e fisica che vuole riportare in vita le fotografie di una volta, i profumi che non ci sono più. C’è il sapore di un impegno genuino. E, in sala, c’è tutta l’affluenza affezionata che un’operazione di recupero culturale meriterebbe sempre, spesso più di quanto non la meriti certo teatro d’autore che si è dimenticato le proprie radici popolari.

NOZZE DI BORGATA – FOTOGRAFIA DI UNO SPOSALIZIO
uno spettacolo a cura di Veronica Cruciani
con la collaborazione di Alessia Berardi
assistente alla regia: Lucia Alessi
disegno luci: Giovanni Santolomazza
consulenza musicale: Sebastiano Forte
consulenza costumi: Barbara Bessi
con: Consuelo Cagnati, Elena Chiattelli, Massimo De Cicco, Ilenia De Felice, Caterina De Sanctis, Giulia Galloni, Simona Innocenzi, Emiliano Liberatori, Antonella Pepe, Carolina Purificati, Fiona Sansone, Giulia Scatà, Fabrizio Spano, Simone Tripodi, Marisa Troiani, Noemi Zappone

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