O’ pesce palla: Garbuggino/Ventriglia e la vita dalla terra

Silvia Garbuggino
Silvia Garbuggino

Ancora una discesa nei meandri del Don Chisciotte caratterizza il nuovo lavoro della compagnia Garbuggino/Ventriglia, “O’ pesce palla, la vita dalla terra!”, andato in scena in anteprima al Little Bit Festival di Livorno, a protrarre una linea di ricerca iniziata nel precedente “In terra in cielo”.

Un lavoro attorno all’opera grandiosa di Miguel de Cervantes Saavedra, quanto mai in linea con la poetica della compagnia, che in questa messinscena, dopo lo studio visto ad Inequilibrio qualche mese fa, trova un dialetto proprio e definito, lingua atavica e primordiale nella sua universalità, che parla degli uomini agli uomini; un’opera compatta che conduce per mano lo spettatore in terre lontane, dove si confondono parole, suoni, versi ed immagini che all’apparenza durano il tempo di un istante, per poi permanere a lungo, con la forza che caratterizza certi ricordi.

Si continua ad affrontare l’archetipo del don Chisciotte, dicevamo, ma cambiando la prospettiva di osservazione. Infatti qui si guarda la luna dalla terra, afferma Gaetano Ventriglia, mentre in “In terra in cielo”, don Chisciotte, Ronzinante e Sancho Panza guardavano dal loro mondo lunare al nostro «e la terra diventava luna, perché guardata con i loro occhi».


In un’ideale legame col precedente spettacolo, “O’ pesce palla” inizia con l’immagine del cavallo sotto le stelle. E si entra da subito nel cuore della riflessione, quel portare avanti una battaglia contro qualcosa che non esiste, quel combattere contro i mulini a vento che tutti conosciamo. Ma nel lavoro della compagnia, approfondire l’autore spagnolo non è peregrino e non è mai scontato, anzi si innesta perfettamente nella linea poetica che caratterizza la compagine sin dagli inizi, dal punto di vista di un cammino personale e proprio, lontano da sentieri già battuti.

Poi, nel suo cappotto nero largo, che lo fa rassomigliare ad uno di quei personaggi da romanzo di inizio Novecento, Ventriglia ci conduce per mano in un viaggio che alterna visioni oniriche a realtà di periferia, mondi antichi, desolati e poveri. Un viaggio invernale, fatto di incontri con creature marginali, il cui paesaggio evapora non appena l’attore pugliese termina la narrazione.

Ci restano sensazioni, visioni, apparizioni, paesaggi, incontri con esseri umani periferici, immagini in lontananza e il ricordo di quella patata lessa calda che l’attore porta con sé in tasca contro il gelo e che alla fine viene consumata. Calzante metafora di un lavoro che rimane dentro noi e ci tiene vivi col suo calore.

In scena, oltre ai due attori, la chitarra baritono di Gabrio Baldacci. Suoni e partiture diventano necessario complemento, quasi un parlato, una presenza ulteriore tra quelle già evocate. Così come necessarie – e sorprendenti, quasi distoniche – divengono le parole di Paul Eluard che Silvia Garbuggino fa pronunciare a personaggi marginali, donchisciotteschi eppure quanto mai reali (a differenza del precedente lavoro, quando erano messe in bocca a don Chisciotte stesso).

«Sono parole semplici e buone e potenti – ci racconta l’attrice -. “La potenza di condurre a buon fine la vita” lo dice balbettando un ragazzo forse autistico, che è una parte di me. Sono anche un personaggio anziano, antichissimo, che nel suo andare inesorabile, nella sua consapevolezza antica, nel suo vedere il pesce palla rappresenta il ciclo vita morte vita».

Spettacolo delicato e potente, onirico e tangibile, in cui incontriamo personaggi intensi come intensa è la recitazione dei due protagonisti, che uniscono al talento una rara generosità.

In scena a Milano dal 20 al 23 dicembre al Teatro della Contraddizione.

O’ PESCE PALLA, la vita dalla terra!
di e con Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia
Musiche composte ed eseguite da Gabrio Baldacci
Produzione Armunia, Pilar Ternera/NTC

durata: 40’
applausi: 2‘ 45’’

Visto a Livorno, Little Bit Festival, il 24 novembre 2018
Anteprima nazionale

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