Octopus. L’ultima illusione di Philippe Decouflé

Octopus

Octopus (photo: torinodanzafestival.it)

Tutto esaurito e lunghi applausi per la prima italiana di “Octopus”, creazione tentacolare di ‘poesie coreografiche’ a firma Philippe Decouflé. Il pubblico torinese e non solo (molti gli spettatori provenienti da altre regioni e dall’estero) mostra di apprezzare il lavoro di questo ‘illusionista’ della danza contemporanea, che estrae dal cilindro una miscela di energia e performance artistica di altissimo livello.

Il coreografo francese, la cui nascita formativa passa dalla scuola circense Fratellini a Marcel Marceau fino ad approdare a Merce Cunningham, si presenta a Torinodanza in prima nazionale giocando letteralmente con tutti i codici dello spettacolo dal vivo a sua disposizione: dalla danza al nouveau cirque (ultimamente è stato mente creativa di “Iris” del Cirque du Soleil), dall’elaborazione video alla musica. La sua capacità è quella di produrre spettacolo attraverso una ricetta composta da molteplici elementi che, come fossero sottoposti a reazione chimica, generano una sorta di opera omnia della sua concezione di danza.

L’alchimia è quasi perfetta: a partire da Alexandre Castres, che inganna il tempo improvvisando verticali mentre il pubblico ancora non si è del tutto accomodato, fino all’apologia del meta-orgasmo, celebrato al microfono da una delle ballerine. Incursioni sonore che assumono un ruolo di primaria importanza nella vibrante intensità che Labyala Nosfell e Pierre Le Bourgeois sprigionano dai loro strumenti (violoncello, basso, percussioni, chitarra, tastiere, effetti elettronici), da una voce, quella di Nosfell, in grado di spaziare da tonalità più cupe ad altezze vertiginose, e da un repertorio che spazia dal folk al country, dall’elettronica fino alle sonorità indiane. In tanti avranno ad esempio riconosciuto “Where did you sleep last night”, brano che apre e chiude lo spettacolo, condotto al successo planetario negli ultimi anni dalla versione unplugged dei Nirvana, ma appartenente alla tradizione folk americana col titolo di “In the Pines”.

In “Octopus” la dimensione live assume così proporzioni assolute. In un universo situato a debita distanza da criptici concettualismi, i molteplici livelli attraverso cui è legittimo leggere i contenuti dell’opera collocano al centro di tutto l’identità spettacolare dell’operazione. L’allusione erotica, quando più sfumata nella declinazione poetica, quando riflessa nella statuaria nudità degli interpreti, quando tradotta in chiave di ironia triviale, è accompagnamento costante dell’intero processo coreografico che non può prescindere, sul piano dei riferimenti, alla storia, anche più recente, del coreografo di Neuilly-sur-Seine: le sue collaborazioni con le riviste del Crazy Horse o i megashow dei Casinò di Las Vegas.

Un’operazione che è, prendendo a prestito le parole del programma di sala, un ‘precipitato’ della poetica di Decouflé, dove i molteplici elementi in gioco creano appunto un’alchimia tentacolare in cui la danza si intreccia a proiezioni e video tracking, in un complesso meccanismo di alternanza di fondali e contesti scenici. Miscela quasi impeccabile, nella quale sono comunque individuabili alcuni momenti meno efficaci, forse quelli in cui sono più marcati i riferimenti all’arte circense o all’acrobatica. Si pensi, in questo caso, alla scena in volo con i ballerini appesi – apparsa, in qualche modo, un retaggio da cerimoniale olimpico (Decouflé ha infatti anche firmato, nel 1992, le coreografie della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Albertville) – e al finale, dove la scena con l’omaggio a Béjart avrebbe potuto tranquillamente essere invertita con la chiusa della scena precedente: quella in cui la ballerina, inerme a terra, scompare dietro le quinte trasportata dalla superficie scorrevole, dotata di un impatto emozionale più elevato.

“Octopus”, dunque, la piovra: un pentolone alchemico il cui contenuto oltrepassa ampiamente i confini della danza per raggiungere le temperature dello show business. Col grande merito, però, di riuscire a non bruciarsi mai.

OCTOPUS
messa in scena e coreografia: Philippe Decouflé
musica originale eseguita dal vivo: Labyala Nosfell, Pierre Le Bourgeois
con: Flavien Bernezet, Alexandre Castres, Meritxell Checa Esteban, Ashley Chen, Clémence Galliard, Sean Patrick Mombruno, Alexandra Naudet, Alice Roland
illuminazione e coordinamento: Patrice Besombes, Begoña Garcia Navas
concezione video: Philippe Decouflé, Laurent Radanovic, Olivier Simola, Christophe Waksmann
costumi: Jean Malo
hair stylist: Charlie Le Mindu
scenografie: Pierre-Jean Verbraeken
direttori di scena: Léon Bony, Pascal Redon
suono: Edouard Bonan
luci: Denis Gobin
partecipazione catodica: Christophe Salengro
testi: Christophe Salengro, Gherasim Luca (Hermétiquement ouverte, con il consenso delle edizioni José Corti)
suggeritori; Eric Martin
direzione di produzione; Frank Piquard
direzione tecnica: Lahlou Benamirouche
amministratore di produzione: Valérie Kula assistée de Juliette Médevielle
diffusione: Esther Welger-Barboza stampa Dorothée Duplan – Plan Bey
voce recitante: Valter Malosti
Compagnie DCA – Philippe Decouflé
in coproduzione con: Théâtre National de Bretagne – Rennes / Théâtre National de Chaillot / Movimentos Festwochen der Autostadt in Wolfsburg / La Coursive – Scène Nationale de La Rochelle / Torinodanza / Théâtre de Nîmes
durata: 1h 26’
applausi del pubblico: 5’ 57”

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Teatrali Limone, il 23 settembre 2011
Prima italiana

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