Odiséa. In viaggio con Ulisse, Tonino Guerra e le Albe

Odisea - Teatro delle Albe
Odisea - Teatro delle Albe

Odiséa ‘letura selvatica’ (photo: teatrodellealbe.com)

Quand i arpartéss e’ mer e’ févva dagli òndi lònghi
che da sécch a l s’alzévva e la bèrca
la dvantévva un òs ad pésga
a là so d’in èlt
e pu la caschévva t’un
béus ad aqua sa dal pachi
che e’ stòngh u i ariévva ad bòcca.

Un mormorio d’onde, di terra e di voci, paesaggi abitati da parole che sanno bastare. Non sappiamo dove, non sappiamo come, chi incontreremo, chi ameremo, che ne sarà di noi quando con Ulisse torneremo a casa, nel nostro piccolo paese, laggiù, nell’adorata Romagna mia.

Una caciara silenziosa di occhi e di ricordi è quella che ogni sera avvolge la “Lettura Selvatica” dello straordinario Roberto Magnani, da dieci anni leva del Teatro delle Albe, qui intimo narratore di un’Odissea ispirata alla vivacissima reintrepretazione dialettale del poema di Tonino Guerra, “Odiséa. Viàz de poeta sa Ulisse”, pubblicata nel libro d’arte di Bracciali Editore tre anni fa e qui riemersa in tutta la sua energia, complice l’adattamento e la delicata regia di Marco Martinelli.

Le “cantèda de caval”, “ad Polifemo”, “ad Circe”, “dagli òmbri”, “dal siréni”, “di Feaci”, “ad Eumeo” e “ad Penelope” sono gli otto canti per otto personaggi che ci accompagneranno in un viaggio epico che sa di quotidiano, incarnato in un dialetto capace di vivere e trasformarsi sulla scena come nuova musica poetica che al percorso ci chiama, ci avvicina e ci annoda.

Ravenna, Fusignano, Riccione sono le tappe romagnole della piccola impresa, in cui, finalmente, un pubblico fatto di persone e non di addetti è stato testimone di una storia, per molti conosciuta per lo più a scuola o per sentito dire, che ancora non cessa di accarezzare le nostre umane biografie.  Palpabile è il silenzio e visibili gli occhi lucidi dei numerosi ultra ottantenni presenti che in Ulisse, forse per la prima volta, riconosco ora le traversie del reduce, dell’uomo che ha fatto una guerra e che vuole tornare a casa, uomo selvatico anche lui, in fondo, uomo di mare e di bosco.
Una ricerca filologica rigorosa sottende lo studio, in cui il poeta e studioso di tradizione romagnola Giuseppe Bellosi ha apportato al santarcangiolese di Guerra una traduzione fusignanese poi ulteriormente modificata dallo stesso Magnani sul dialetto di Castiglione di Ravenna, suo paese di origine.

A farne esplodere evocazione e magia un’ottima nonché rara prova attorica, dove la cavernosa voce di Polifemo ancora riecheggia e si dimena nell’immagine-ombra dell’artista, creazione fantasmagorica della luce proveniente dal leggio, unico elemento scenico insieme agli interventi musicali tratti dalle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, interpretate dalla fisarmonica di Stefan Hussong.

Oltre alla “Lettura selvatica”, altre, come prevedibile, sono state in Italia le proposte ispirate dall’opera di Guerra: una per tutte quella di Alfredo Troiano e Nicola Piovani, che tuttavia, nel pretendere una versione italiana, ne ha completamente snaturato, a nostro parere, intenti e originalità.
Il dialetto, ottuse virate leghiste a parte, è – come ci ricordano le Albe – una storia di corpi, di gesti racchiusi nello spazio di un accento. Quando le sillabe suonano le onde il “foresto” ha già capito.

ODISÉA. “Lettura selvatica”
di Tonino Guerra
traduzione: Giuseppe Bellosi
con: Roberto Magnani
cura: Marco Martinelli
tecnico suono e luci: Luca Fagioli
produzione: Ravenna Teatro
durata: 60′
applausi del pubblico: 2′ 04”

Visto a Riccione, Teatro del Mare, il 10 gennaio 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *