Ogni popolo ha il governo che si merita. La critica di Strehler ad un’Italia che non cambia

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Gli scritti politici e civili di Strehler

È uno Strehler assolutamente politico e critico, quello di Nessuno è incolpevole, volume curato da Stella Casiraghi e pubblicato da Melampo Editore.

La raccolta di scritti politici e civili è suddivisa in sette sezioni tematiche che abbracciano più di sessant’anni di storia italiana. Una realtà che, ricorda con costanza il regista triestino di nascita ma milanese d’adozione, ha come filo conduttore la mancanza di un programma culturale nel nostro paese, il progressivo imbarbarimento della politica e la difficoltà del far teatro e d’intenderlo non solo come mero divertissement per la classe borghese.
Casiraghi raccoglie nel volume, uscito a fine 2007, lettere, considerazioni personali, articoli apparsi su quotidiani nazionali o riviste teatrali, discorsi ed interventi pubblici che, nel loro insieme, danno un taglio documentaristico alla raccolta.

“Ho il dovere perentorio di esserci per lottare – afferma il regista – Lottare perché in una società disumanizzata e disumanizzante come la nostra, qualsiasi discorso di questo tipo rischia di essere preso come un giochetto, appunto da intellettuale. E invece io credo che bisogna dire alla politica che pensare alla felicità dell’uomo è un gesto politico fondamentale, che inventare luoghi e modi per far stare insieme la gente perché si conosca e capisca è un gesto politico fondamentale”. E infatti Strehler incita alla partecipazione attiva delle persone al destino politico del proprio paese, non facendosi annichilire da tutto quel pessimistico orrore di cui si è circondati, ma mantenendo una propria forza interna, integra e che permetta di lottare.

Il celebre regista chiama in causa proprio tutti. Ne è un esempio l’articolo apparso nel ’45 sul mensile di teatro Ribalta, diretto dallo stesso Strehler e da Alberto Messa, in cui evidenzia – processando il teatro contemporaneo – la necessità di un dialogo impegnato nei confronti del proprio pubblico: “Ogni popolo ha il governo che si merita. Ogni pubblico il teatro che, sulle tavole dei palcoscenici meglio lo realizza con i suoi gusti, i suoi problemi, le sue particolari degenerazioni. Il rapporto tra i “fatti” che si svolgono sulla scena e gli applausi che li accolgono non offre possibilità di interpretazioni ambigue. Esso vuole dimostrarci senza equivoci che il teatro è innegabilmente un fatto sociale. […] Riformare il teatro sarà riformare il pubblico. Ricercare un nuovo teatro sarà cercare contemporaneamente un nuovo pubblico per procedere alla disintossicazione di tutto l’organismo teatrale, dalla sua letteratura al suo palcoscenico”.
Un percorso che porta inevitabilmente ad una scelta dualistica, rinascere o morire: “A questo punto l’unico tentativo che la natura stessa del teatro ci dice realizzabile sarà quella di aprire finalmente le porte dei nostri teatri illustrati ancora da marmi e dorature barocche, sulle strade, sulle piazze, ovunque si agita l’umanità contemporanea, con i suoi drammi, i suoi problemi, i suoi gridi più veri, di fissare rigidamente la condizione per cui da ‘divertimento’ il teatro si trasformi ancora in altissima festa collettiva, libera, cosciente della sua funzione artistica e sociale”.

E se il teatro qualche passo l’ha fatto, in questi anni, verso la dimensione auspicata da Strehler, a dieci anni dalla sua morte rimangono di un’attualità disarmante le considerazioni sulla politica italica e la mancanza di una seria presa di coscienza e di responsabilità da parte di chi è lautamente pagato per governare: “La politica sta perdendo un potenziale enorme di sapere, conoscenza, capacità e creatività, ogni giorno di più”. Parole in cui un numero sempre maggiore di italiani dice di riconoscersi, seppure paia in maniera fragorosa d’esser rimasti immobilizzati, come popolo, da quell’indolenza verso cui Strehler punta il dito non risparmiando (e non a torto) alcuno.

Nessuno è incolpevole. Scritti politici e civili
Strehler Giorgio
Curatore Casiraghi S.
Editore Melampo
2007
XVI-229 pp.
€ 16                      
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