Oliva e il nuovo demone di Dostoevskij: la sorte come diabolico croupier

Da sx: Mino Manni, Chiara Anicito, Davide Lorenzo Palla (photo: Sara Scanderebech)

Da sx: Mino Manni, Chiara Anicito, Davide Lorenzo Palla (photo: Sara Scanderebech)

Alberto Oliva ha debuttato all’Out-off di Milano con un tema d’estrema attualità, la dipendenza dal gioco; paradossalmente, però, la sua lettura del presente passa attraverso un testo del 1866, “Il giocatore” di Fëdor Dostoevskij, un racconto capace di insegnare alla nostra epoca come, dietro a problemi in apparenza di ordine economico e finanziario, si nascondano fragilità psicologiche ed esistenziali.

Il testo mette infatti in luce come a necessitare del gioco – e più in generale dell’azzardo – non sia tanto chi versa in problemi economici, come farebbero pensare i dati più recenti, quanto piuttosto chi si vede senza qualità in una società impietosa che seleziona solo i più forti. Una società che diviene tanto più selettiva e crudele quanto più si inserisce in una fase storica critica. Ecco quindi che la fortuna diviene un allettante antidoto alle asperità della società proprio per la sua natura non meritocratica, per la quale il più debole può venire improvvisamente innalzato e il più forte umiliato. Una speranza che può ridare euforia a chi non sa trovarla altrimenti.

I giocatori di Dostoevskij sono così personaggi deboli, che si rincorrono l’un l’altro, in una girandola di umiliazioni: Aleksei Ivanovic insegue il cuore di Polina, lasciandosi manipolare apertamente pur di avere la sua attenzione; la stessa Polina insegue vanamente un marchese che la rifiuta per i debiti del patrigno, e tuttavia la tiene legata a sé nella speranza di mettere le mani su una ingente eredità, e così il patrigno di Polina insegue una donna tutt’altro che disinteressata nelle sue relazioni.

Ogni personaggio è vittima di una frustrazione sentimentale e insieme di una sola illusione, ovvero che il denaro sia una medicina utile a mitigare il disinteresse dell’altro. Tuttavia questo denaro non può che arrivare per sorte, non potendo nessuno di loro fare affidamento su alcuna qualità particolare.
Ecco che la vita non può che essere vissuta come azzardo.

Su tutto questo Dostoevskij conduce infine quella riflessione sul male che caratterizza tutti i suoi scritti. E da qui parte Alberto Oliva che, nel suo adattamento, sceglie subito di operare una modifica piuttosto forte al testo originale, eppure molto azzeccata, di certo il pregio maggiore di questo allestimento: separare la voce del narratore da quella del protagonista, creando un nuovo personaggio narrante che incarna la stessa sorte e insieme il male, e che, vestendo in modo evidentemente divertito i panni di tutti i personaggi ad eccezione di Polina ed Aleksej, appare come una sorta di diabolico burattinaio, capace di far sbandare l’uomo e la donna a suo piacimento, proprio come un croupier che faccia saltare la pallina da un numero all’altro su una roulotte in modo del tutto casuale.

A sottolineare come questo narratore si ponga su un livello di coscienza superiore rispetto ai due protagonisti, Alberto Oliva lo conduce per tutto il tempo su un registro marcatamente farsesco, in cui può valutarsi pienamente tutta la vena ironica dello scrittore russo, e in cui non si risparmia l’ottimo Davide Lorenzo Palla, il quale dispiega con disinvoltura un buon talento comico.
Per contrasto, quindi, Polina ed Aleksej si muovono mostrando invece una scarsa capacità di autoironia, l’uno cercando a proprio modo un riscatto nell’altra, ma entrambi attaccatissimi ai propri drammi.

Coerentemente, anche la scenografia rinuncia ad ogni elemento realistico, sposando perfettamente la dimensione in cui si muove il croupier narrante e sottolineando la natura fittizia della realtà rappresentata. Non un tavolo né una sedia in scena, ma tre pedane scorrevoli di forma geometrica usate in vario modo in uno spazio nero riempito unicamente da video proiettati, il cui improvviso apparire e scomparire diviene metafora molto evidente dell’inconsistenza della realtà descritta.

Uno spettacolo dunque ben pensato e sostenuto da una valida squadra: struggenti ed efficaci le musiche scritte da Francesco Lori e molto affascinanti le proiezioni realizzate da Maurizio Losi, Sara Scanderebech e Elisa de Fazio, che danno così a tutto il lavoro un ottimo impianto visivo.

Dei tre interpreti spicca soprattutto il versatile Palla, ma dimostra bravura e naturalezza anche Chiara Anicito, che sostiene bene in particolar modo le ultime – non semplici – scene.
Rimane invece qualche perplessità per Mino Manni, forse troppo autocompiaciuto negli eccessi drammatici per rappresentare il malessere di un uomo frustrato.

IL GIOCATORE
da Fedor Dostoevskij
adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
regia di Alberto Oliva
con: Mino Manni, Davide Lorenzo Palla, Chiara Anicito / Elena Ferrari
scenografia: Michele Ciardulli
video: Maurizio Losi, Sara Scanderebech, Elisa de Fazio
costumi: Marco Ferrara,  musiche originali Francesco Lori
assistente alla regia: Emanuela Ferlito
produzione: Teatro Out Off, in collaborazione con EXEN DRAMA e con I DEMONI

durata: 1h 7′
applausi del pubblico: 1′ 40”

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 20 marzo 2014
Prima nazionale


 

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