Oltre il muro. A Genova il teatro è in un manifesto

Oltre il muro
Oltre il muro

Photo: palazzoducale.genova.it

Genova. Palazzo Ducale espone “Oltre il Muro. Tutto il teatro in un manifesto. Polonia 1989-2009”. Sola. In questa città capita spesso di trovarsi unico spettatore, ma qui la solitudine permette un silenzio importante, che la mostra necessita. Un silenzio che dia spazio alle immagini proposte, alla solitudine del “continente perduto” e del suo popolo. L’occhio di Monika Bulaj e Paolo Rumiz permette di intraprendere un viaggio: all’“Europa Verticale” sono infatti dedicate le prime sale.
“Vent’anni straordinari, vissuti con uno zaino leggero, un notes e la macchina fotografica, saltando su ogni mezzo di trasporto: autobus, automobili, biciclette e i favolosi treni dell’est” raccontano la fotografa ed antropologa e il giornalista di Repubblica. Un luogo non luogo, reso magnificamente da immagini con anima e annotazioni tra il poetico e il documentaristico, per scoprire un mondo, quello verticale appunto, che si distende tra il mar Bianco e il mar Nero.

Poco distante, da dietro una tenda bianca, una musica profonda ed inquietante introduce un altro mondo, quello del teatro. Proiezioni di film provenienti dagli archivi Defa e de “La classe morta” di Tadeusz Kantor, installazioni, ma soprattutto “arte di strada”, quella del manifesto. I manifesti teatrali polacchi non hanno nulla di pubblicitario, sono opere d’arte. Wieslaw Wallkuski, Wiktor Sadowski, Rafal Olbinski, Stasys Eidrigevicius sono alcuni nomi, ormai noti a livello internazionale, ma c’è molto di più da scoprire.

Sergio Maifredi e Corrado D’Elia, direttori di Teatri Possibili Liguria, alla ricerca della nuova Europa hanno affidato alla scenografa polacca Danièle Sulewic il progetto: “La scoperta di un paese con un passato complicato e tragico, una cultura forte, ostinata ed affascinante”, come sostengono i due curatori, è espressa attraverso oltre 200 manifesti d’arte.
Trova qui spazio la forma che più di ogni altra in Polonia permise libertà agli artisti repressi da una implacabile censura. Vent’anni raccontati attraverso la grafica ma non solo. Scenografie e manichini, prestati dal Nawy Teatr, catalizzano l’attenzione. Enormi teste dagli occhi sbarrati e vuoti, pupazzi mutilati, teste, occhi ed ancora occhi. Ci si perde in una favola nera che racconta, attraverso i sensi e il vuoto di quegli sguardi, i cambiamenti sociali e culturali dalla caduta del muro di Berlino ad oggi.

Due viaggi nelle terre dell’est che raccontano paesaggi e popoli lontani. La rassegna, promossa da Palazzo Ducale in collaborazione con l’Istituto Polacco di Cultura e il Goethe-Institut Genua chiuderà le porte il 30 agosto.
Pur conscia del privilegio goduto nella mia visita in solitaire non posso che rammaricarmi che un sì raro pezzo di cultura non venga goduto.
“Il teatro non è indispensabile – affermava Jerzy Grotowski – Serve solo ad attraversare le frontiere tra me e te”.

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