Dove va la danza? Viaggio negli Open Studios della NID Platform 21

Heres di Schiavulli (photo: nidplatform.it)
Heres di Schiavulli (photo: nidplatform.it)

La cornice è Salerno, ma potresti essere a Genova, o a Marsiglia. Sono città intrise di suoni e odori, di poesia, scritta sui muri o cantata da un musicista di strada, di occhi autentici che riconosci perché hai già visto da qualche altra parte del mondo, tristi o sorridenti non importa, tanto pensa a tutto il sole.

Ci ritroviamo fuori dalla Sala Pasolini, dove assisteremo agli “Studios”, spazio allestito per l’occasione come una outdoor lounge, direttamente sul lungomare. E’ il momento di convivialità che unisce anche scambi e riflessioni, tra artisti o operatori presenti, italiani e internazionali. C’è l’urgenza di riprendersi quanto si è perso durante questo ultimo anno, e la Nid Platform è senz’altro un momento molto atteso. Progetto articolato in due tempi, con gli Open Studios il 17 e 18 settembre – una carrellata di “pillole” di works in progress alla ricerca di un debutto – e la programmazione vera e propria a maggio 2022. Quindici minuti per ogni studio, un tempo sicuramente breve, ma sufficiente a trasmettere l’idea del progetto.

La presentazione degli Open Studios inizia il venerdì pomeriggio, ed è l’associazione culturale Twain ad inaugurare la giornata, con il lavoro “My lonely lovely tale”, di Nicola Cisternino, un racconto semi-favolistico che sposta l’attenzione sul danzatore come essere umano, anziché sul ruolo. Una serie di domande senza un nesso apparente sono proiettate sul fondale – “Chi è A? Qual è il suono della sua voce? A è maschio o femmina?” – ma in realtà sono linee narrative che possono evocare percorsi autonomi. Mentre Cisternino compone figure in scena, tessendo un racconto intimista che trova il suo apice nella danza finale, un’esplosione di sentimenti in cui lo spettatore può riconoscersi, perché il leitmotiv è racchiuso nella frase proiettata in apertura e chiusura: “Visione libera”.

Segue “Piano Solo Corpo solo”, di Claudia Caldarano, produzione Mowan Teatro. In scena soltanto un piano a coda e un rettangolo nero, quasi un prolungamento del piano stesso. E’ lì che la danzatrice andrà a comporre un flusso di movimenti fluidi che crescono in figure ellittiche e si liberano in un volo ribelle. E’ la ricerca dell’altro che spinge i due “soli” verso un incontro. Ma la scrittura di questo nuovo linguaggio viene dal corpo, che decisamente comanda. Non è Claudia a danzare a ritmo di musica, è la musica che segue i suoi movimenti, andando a legare a poco a poco i due linguaggi – musica/corpo – in un unico nuovo, intenso, ritmico, emotivo, tanto da non sapere più se la musica viene dal piano o da lei. Un lavoro sicuramente promettente, che combina le qualità di due artisti, Simone Graziano, autore delle musiche, e Claudia Caldarano, danzatrice /coreografa di indubbie doti.

Proseguiamo con la compagnia napoletana Cornelia, e la loro “Rua da Saudade”, con coreografie di Adriano Bolognino. La performance in scena è preceduta da un video di introduzione al lavoro molto suggestivo, in cui viene mostrato un montaggio di scene riprese in momenti diversi (ottima la fotografia), alternate da brevi interviste a Bolognino. La saudade è un sentimento intraducibile in altre lingue, perché difficilmente descrivibile, è una percezione che arriva da un altro momento, passato o futuro che sia, o da un altro luogo, fisico, geografico o mentale, e Bolognino tenta di traslitterare questo sentimento nella danza, appoggiandosi anche agli eteronimi di Pessoa. Solo uno dei quattro interpreti è pero presente alla Nid, la bravissima Rosario di Maro, dall’espressività viscerale.
Il lavoro ha una forte connotazione estetica, rafforzata dai colori e dalle musiche, ma risulta forse, almeno in questa fase, troppo carico di pathos e potrebbe rischiare di restare soffocato dalla propria estetica.

Prende la scena la compagnia Körper con il loro “Cloud”, ispirato al manifesto del comunismo queer e alle riflessioni di Georgy Mamedov e Oksana Shatalova, attivisti radicali del Kyrgyzstan.
In scena Giafrancesco Giannini interagisce con uno zapping di immagini e video proiettati sul fondale, affrontando in modo ironico l’approccio della società ad alcune tematiche, quali l’omosessualità, la violenza, gli abusi delle forze dell’ordine. Da Dalidà a Putin versione Warhol, immagini contrastanti alternano l’ironico al drammatico, e attraverso dei blocchi immagine le pose del performer si sovrappongono a quelle del video, nel tentativo di migrare dati/figure/simboli dal virtuale al reale. Nonostante la forte presenza scenica di Giannini, l’approccio all’argomento risulta ancora un po’ sterile rispetto ad una riflessione sicuramente ancora molto attuale ma iper-sviscerata.

Cloud di Korper (photo: nidplatform.it)

Cloud di Korper (photo: nidplatform.it)

“Heres: nel nome del figlio” è l’ultimo lavoro della prima giornata, di e con Ezio Schiavulli, che in questa occasione si avvale della collaborazione di due batteristi della scena musicale contemporanea internazionale, i bravissimi Anne Paceo e Dario De Filippo. Una piattaforma mobile è posta ad un lato della scena con sopra le due batterie, mentre sotto si scorge il corpo del danzatore. Music runs. Ad ogni battito corrisponde un sussulto del corpo, una scossa elettrica, una carezza, uno smarrimento.
Il coreografo parte dai miti greci ed esplora i complessi di Edipo e di Telemaco, per affrontare in modo più intimistico un tema universale: quello del rapporto padre-figlio (il padre di Schiavulli era un batterista). E’ un viaggio psicologico e demagogico che affronta i meccanismi e le trappole che caratterizzano questo rapporto, mostrando la nudità dei sentimenti alla base. Le due batterie hanno un animo contrastante, uno più forte e uno delicato, e la performance, che inizia in modo irrompente, in un crescendo di accenti forti, va a terminare in un ritmo più melodico, lasciando il pubblico in uno stato di sospensione.
Un lavoro che si preannuncia potente, e dal grande potenziale.

Heres di Schiavulli (photo: nidplatform.it)

Heres di Schiavulli (photo: nidplatform.it)

La prima giornata della Nid si conclude in una terrazza a Vietri sul mare, dove artisti e operatori si ritroveranno per un momento decisamente più informale, e complice lo scenario, la musica dal vivo di un gruppo locale, e la perfetta organizzazione e coinvolgimento degli organizzatori, finiranno per scatenarsi in una collettiva, sfrenata pizzica.

MY LONELY LOVELY TALE
Di e con Nicola Simone Cisternino
assistente alla drammaturgia Elena Giannotti ambienti sonori Spartaco Cortesi
light designer Mattia Bagnoli
Produzione Twain_ Centro di Produzione Danza coproduzione Atelier delle Arti

PIANO SOLO CORPO SOLO
di e con Claudia Caldarano, Simone Graziano
produzione mowan teatro
con il supporto di Associazione Culturale 4’33” di Mantova, Novara Jazz Festival
Con la collaborazione di MAD Murate Art District di Firenze, Atelier delle Arti e Fondazione Teatro Goldoni di Livorno

RUA DA SAUDADE
Coreografia di Adriano Bolognino
Danzano: Rosaria Di Maro
Musiche di: Autori Vari
Luci di: Nyko Piscopo
Costumi di: Maria Cira Iacomino / Con il supporto di Menchie Patdu
Produzione: Cornelia
Con il supporto di Orsolina28, residenza Arte Transitiva/officine CAOS
Creazione selezionata con un estratto per Cortoindanza 2021 e finalista Premio Twain

KORPER / CLOUD
ideazione e coreografia: Giovanfrancesco Giannini
ricerca e curatela: Antonia Treccagnoli, Denis De Rosa, Giovanfrancesco Giannini
CLOUD è una co-produzione Körper, Aiep Ariella Vidach Il progetto è tra i finalisti di DNAppunti Coreografici 2019
Il primo studio di CLOUD è stato presentato nei festival Romaeuropa, Nao Perfroming Festival, Korperformer

HERES: NEL NOME DEL FIGLIO
Creazione coreografica e interprete: Ezio Schiavulli
Creazione musicale e interpreti: Anne Paceo e Dario De Filippo
Creazione luci e direzione tecnica Fabio Fornelli
Produzione: Associazione Culturale Ri.E.S.Co. (ricerca e sviluppo coreografico, Bari – IT), Association Expresso
Forma (Strasburgo – Fr)
CO-PRODUZIONE: Pôle Sud – CDCN di Strasburgo (Fr), Réseau Scenes du Nord (Fr), Theatre du Marche’ aux Grains (Bouxwiller-Fr), Teatro Pubblico Pugliese (IT), Réseau Grand Luxe [3CL Lussemburgo (LX), Theater Freiburg (D), Ballet de Lorraine (FR), L’Abri Genève (CH), Opéra National du Rhin (FR), Pôle Sud – CDCN Strasburgo (Fr), Grand Studio Bruxelles (BE)], SOSTEGNI: Ministero dei Beni e Attività Culturali (MIBAC), Regione Puglia, Ministero Cultura Francese (DRAC Grand Est), Regione Grand Est (Fr), Provincia del Basso-Reno (Alsazia).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *