
Nell'enumerare le dieci cose per cui vale la pena vivere, vicino alla soppressa veneta, al "Posto delle fragole" di Bergman e alla Madonna del parto di Piero della Francesca, poniamo senza nemmeno pensarci “Le nozze di Figaro” di Mozart.
Questo capolavoro assoluto rappresenta, per chi scrive, una specie di alfabeto emozionale imprescindibile della nostra vita, che ci accompagna da quando ce ne siamo imbattuti. Quando siamo contenti o melanconici, quando siamo innamorati o delusi, quando osserviamo il mondo che ci circonda, ecco che subito quel particolare istante della nostra esistenza viene ricondotto ad un momento di questo vero e proprio catalogo dei sentimenti umani. Un miracolo tra parole e musica che tocca tutte le corde dell'animo umano in modo ineguagliabile.
"Le Nozze di Figaro, ossia la folle giornata" è la prima delle tre opere italiane (le altre sono “Don Giovanni” e “Così fan tutte”) scritte da Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, e composta dal genio salisburghese nel 1786, quando Mozart aveva trent'anni. "Le nozze di Figaro" sono tratte dalla commedia “Le mariage de Figaro” di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, scritta solo qualche anno prima, che sul personaggio di Figaro scrisse altre due commedie “Il barbiere di Siviglia” e "La madre colpevole". La trilogia fu composta come un meraviglioso marchingegno scritto per prendersi gioco delle classi sociali dell'epoca, che da lì a poco sarebbero state travolte dai fatti con la Rivoluzione francese.




Opera
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