Enrique Vargas e gli Oracoli di un tempo passato, presente e futuro

Oracoli di Enrique Vargas

Oracoli di Enrique Vargas

Nonostante il trascorrere delle ore, le sensazioni e le scosse emotive di chi ha assistito a “Oracoli” di Enrique Vargas – in prima nazionale al Centro Culturale Il Funaro di Pistoia fino al 1° ottobre – continuano ad influenzare e abitare l’animo. Un’esperienza che lascia tracce tangibili nel subconscio, attraverso percorsi labirintici tra tessuti, odori e oggetti, buio e penombra che approdano alla luce, risvegliando paure ataviche, ancestrali ed infantili.

Questo è ciò che rimane in chi attraversa il mondo magico e misterioso di uno spettacolo/viaggio denso di atmosfere, dove sensazioni tattili e oggetti evocativi lasciano ampio margine allo spettatore/viaggiatore che, sebbene guidato, si ritrova solo, di fronte a se stesso.

Di conseguenza, tutto ciò che si può dire in una riflessione posteriore, non può tralasciare quella estrema sensibilità che si è provata nell’aver compiuto un percorso dalla durata incalcolabile: settantacinque minuti effettivi che per alcuni sono stati sessanta, per altri addirittura più di novanta.

La contrazione e la dilatazione temporale può essere una sottile metafora di questo viaggio, che inizia con una domanda che ciascuno si fa ma che poi non dovrà essere svelata a nessuno. Ed io stesso continuo a tenerla con me, quasi avessi stretto un patto di sangue con i protagonisti e con l’idea di base del lavoro. Interessante è notare come sia stato riallestito uno spettacolo che ha avuto il suo debutto a Bogotà nel 1995, ma che un po’ fa rimpiangere il passato, facendo avvertire il peso del tempo trascorso soprattutto laddove il senso di novità ha ormai perso vigore.

“Oracoli” è uno spettacolo dall’imponente scenografia, composito e al contempo semplice, che si muove quasi nella direzione opposta del teatro di ricerca al quale spesso assistiamo, poiché “chiama” lo spettatore ad una presenza, ad un confronto reale coi propri sensi, col proprio corpo, proiettandolo in una dimensione ben lontana dal solito esser seduto in platea a guardare cosa accade in scena.

Da sottolineare la presenza, tra gli attori della compagnia del Teatro de los Sentidos – definiti da Vargas “abitanti” -, dell’intero staff de Il Funaro, ossia le quattro fondatrici dell’associazione Culturale Teatro Studio Blu (Francesca Giaconi, Mirella Corso, Antonella Carrara, Lisa Cantini) alle quali si aggiunge il responsabile della biblioteca Massimiliano Barbini. Una particolarità da sottolineare non come mera nota di cronaca, ma come un qualcosa che si respira, che va ad innestarsi nel lavoro del regista e antropologo colombiano e che testimonia un connubio, un mescolarsi di poetiche, un vero e proprio scambio di esperienze umane.

Il lavoro, tuttavia, finisce col non entusiasmare appieno, quasi avesse momenti di indebolimento, “stazioni” che non sembrano essere in linea con il viaggio e che distolgono l’attenzione, poiché non mostrano un’effettiva necessità ai fini di uno sviluppo concettuale. Rimane come pecca una certa mancanza di continuità, come se alcune aspettative che create nella prima parte restassero in sospeso, senza trovare un esito, e facendo risultare il tutto eccessivamente lungo.

“Creazione teatrale unica” si afferma nel comunicato stampa. E, al di là di giudizi di merito, di questo si deve dare atto: un’esperienza rara, fuori dal comune, che non molto spesso il teatro ci permette di vivere.

Oracoli
di Enrique Vargas
direzione: Enrique Vargas
coordinamento artistico e costumi: Patrizia Menichelli
coordinamento degli attori: Giovanna Pezzullo e Patrizia Menichelli
disegno dello spazio e immaginario: Gabriella Salvaterra
disegno del labirinto: Umberto Franchini e Gabriel Hernández
installazioni plastiche: Umberto Franchini
disegno grafico: Alekos
disegno luci: Francisco Javier García
paesaggio sonoro: Stephane Laidet
paesaggio olfattivo: Giovanna Pezzullo
appoggio drammaturgico: Rosa Romero
attori/abitanti: Lorenzo Banchi, Alessandra Bedino, Giulio Biancalani, Massimiliano Barbini, Romina Breschi, Lisa Cantini, Antonella Carrara, Rossana Dolfi, Umberto Franchini, Francisco Javier García, Francesca Giaconi, Gabriel Hernández, Patrizia Menichelli, Giovanna Pezzullo, Gabriella Salvaterra e Annamaria Iacuzzi.
durata: 1h 15’

Visto a Pistoia, Il Funaro, il 24 settembre 2011

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