L’Origine della Specie. Teatro Sotterraneo gioca con Darwin

Teatro Sotterraneo - L'origine della specie (photo: teatrosotterraneo.it)

Teatro Sotterraneo – L’origine della specie (photo: teatrosotterraneo.it)

Grande la curiosità di vedere i fiorentini Teatro Sotterraneo, tra le realtà più interessanti della nuovissima scena, nel loro ultimo spettacolo coprodotto da un teatro stabile, quello pratese del Metastasio. È soprattutto la curiosità di vedere il risultato dell’unico incontro fra una delle nuove realtà degli anni Zero e la stabilità.
Un primo commento nasce sicuramente da questo: complimenti al teatro e alla direzione artistica (uscente) di Federico Tiezzi per la lungimiranza nella scelta. Speriamo che questo supporto, adesso che è esaurita la fase produttiva, comprenda anche la distribuzione e la circuitazione.

Dal recente “Dies Irae. 5 episodi intorno alla fine della specie” (il 23 aprile al Teatro Palladium di Roma) la compagnia compie un percorso inverso fino a Darwin e “L’origine della specie”, dalla fine all’inizio. L’intero spettacolo è infatti una riflessione sul concetto di specie, di essere umano, vegetale e animale, sulla sopravvivenza e sulla dura legge della natura (bellissime le sequenze filmate che ce la mostrano, in un crescendo di scene cruente delle varie specie animali che si uccidono e si mangiano per sopravvivere).

Procedendo per quadri verso il messaggio finale, si passa da un moderno mega “Sim City IV” a un antico Mickey Mouse che spiega la propria origine dalla penna di Walt Disney, fino all’ultimo panda sopravvissuto, il quale a sua volta, tristissimo, confiderà di voler morire. Momento poetico, pugno nello stomaco. E poi in fila da un Darwin con la barbona bianca che si misura con le grandi menti del Novecento (realizzate grazie a un gioco di sottrazione di t-shirt, simpatico ma già visto più volte) in un crescendo che va da Galileo a Freud, da Dio a Andy Warhol. E in fondo che cosa cambia?
I tre attori, nei loro camici bianchi, sono scienziati del nostro tempo malandato. Analizzano la specie, scompongono il pensiero di Darwin, usando i canali tipici della nostra generazione (appunto il videogame, la t-shirt, il video). Diventano scimmie evocative che scalciano e si dimenano. Scimmie da laboratorio, scimmie da teatro atavico.
In un finale dove la terra viene versata per professarvi un ritorno, il sogno svanisce subito quando entrano ed escono in processione prima un astronauta, simbolo di progresso ma forse anche di incubo futuro, e poi l’incubo certo di un soldato da guerra atomica, triste presagio e passato non remoto.

È una trovata continua questo “L’origine della specie”: ti aspetti interpretazione e ritrovi la vivisezione di un cactus. L’analisi del vegetale. Ti aspetti la messa in scena e ritrovi un videogame. È un teatro iconoclasta, che piace alla critica ma appassiona anche il pubblico. Gremito, infatti, il Teatro Fabbricone di Prato, grazie alla presenza di numerose scolaresche. L’utilizzo di Darwin in chiave promozionale sarà piaciuta ai Sotterraneo ed è un indubbio punto a favore del buon lavoro dell’ufficio comunicazione del Metastasio.
Sfacciati e sicuri di sé, i quattro giovani moschettieri Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri e Daniele Villa (i primi tre a lottare sulla scena, l’ultimo in regia in veste di dramaturg) hanno vinto la loro sfida con Darwin, e si sono sicuramente divertiti ad approfittare delle possibilità economiche dello stabile (non grandi scenografie ma uno schermo, un buon disegno luci e qualche bel costume possono bastare). Il loro tocco leggero addolcisce i profondi messaggi che scaturiscono da uno spettacolo dove un realismo pessimista si confonde col gioco. Non è poco, basterà ad aumentare di un briciolo la speranza.

L’ORIGINE DELLE SPECIE
da Charles Darwin
elaborazione e traduzione: Daniele Villa
regia: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa
costumi: Lydia Sonderegger
luci: Roberto Cafaggini
suono: Francesco Canavese
animazione video: Marco Smacchia
supervisione video: Iacopo Mariani
con: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri
produzione: Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Teatro Sotterraneo
col sostegno di Centrale FIES e Regione Toscana
durata: 58’
applausi del pubblico:1’ 41’’

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 9 aprile 2010
Prima assoluta

No Comments

  • cyrano ha detto:

    peccato che la foto che hanno scelto per la promozione sia così simile a quelle della promozione dell’ultimo spettacolo di complicite, a disappearing number.

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