Oxygène. Da Viripaev e Stoev un venticello di ribellione dalla Russia, tra caos e noia

Oxygène
Oxygène

Oxygène (photo: La Comédie de Genève – Renout Benjamin Agence Enguerand)

Con “Oxygène”, Ivan Viripaev e Galin Stoev, rispettivamente autore e regista, vogliono creare uno spettacolo che sia unico, che vada oltre il teatro, soprattutto quello tradizionale, dimostrando di portare una nuova voce nel panorama del teatro mondiale, con valori diversi da proporre, rompendo i vecchi stereotipi e utilizzando il caos, emotivo ma anche strutturale. Queste le dichiarazioni dei due artisti, russo Viripaev, considerato l’enfant terrible della nuova drammaturgia russa, e bulgaro (trapiantato a Bruxelles) Stoev.

“Oxygène”, insomma, avrebbe dovuto essere l’occasione per urlare, ridere, semplicemente dire, rompendo gli schemi e la morale dei benpensanti, confondendo il bene e il male. Un’occasione per stimolare i sensi e sottolineare il disordine mentale e soprattutto ideologico di questi nostri tempi.
Avrebbe dovuto: perché, nella confusione appositamente creata per distruggere e creare uno spettacolo fuori dalla norma, magari anche oltre la norma, si è finiti per ri-creare un teatro povero ed essenziale (niente costumi, niente scenografie, luci soffuse) in attesa che succedesse qualcosa che, in definitiva, diverso “dall’altro” non era.

Il ragazzotto di provincia e la donna della migliore borghesia russa mettono in scena una conversazione che tocca tematiche differenti: i due sorridono, ammiccano e urlano, in un continuo flusso di parole. Tuttavia lo spettatore, piuttosto che essere immerso in un viaggio dei sensi per intraprendere una, non semplice, introspezione di sé, del mondo, della ideologia moderna, in attesa di un vento di ribellione che soffi dalla lontana Russia, come promesso, ha la sensazione di trovarsi in un caffè di provincia ad ascoltare due giovani, molto rigidi, davanti ad un microfono.
Se il testo doveva essere una composizione musicale con le parole al posto delle note, la rigorosa scansione delle dieci “canzoni” crea regolarità e ancora rigidità, e la musica di sottofondo solo una piacevole atmosfera da bar.

Dispiace che le belle motivazioni che hanno spinto i due artisti alla creazione di “Oxygène” non corrispondano poi, in scena, a qualcosa di effettivamente “contro”, di “diverso” che emozioni e convinca il pubblico, sfiorato a tratti dalla noia.

Oxygène
di Ivan Viripaev
regia: Galin Stoev
con: Céline Bolomey, Gilles Collard, Antoine Oppenheim
musiche: Gilles Collard
durata: 1h 05’
applausi del pubblico: 2’ 05’’

Visto a Ginevra, Théâtre de la Comédie, il 7 marzo 2010

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