Scimone, Sframeli e tre pali. Riflessione sui calvari dell’oggi

Pali
Pali

Pali – Scimone e Sframeli (photo: Gianni Fiorito)

In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù e dei due ladroni. Semmai sono i pali de “La ricotta” di Pasolini. Sì, sembrano proprio i pali de “La ricotta” di Pasolini. E i personaggi che li abitano, perché i pali sono abitati, sono proprio fratelli di Stracci, il protagonista de “La ricotta” di Pasolini. Uno è uomo, ma interpreta una donna. La donna si chiama Bruciata. Prima non era bruciata e viveva a terra, accanto ai pali, dove lavorava. Poi un giorno l’hanno fatta diventare Bruciata ed è salita sul palo.

L’altro si chiama Senzamani e viene dalla fabbrica. Perché si chiama Senzamani è facile intuirlo, venendo dalla fabbrica. Da quando vive sul palo può tenere lo sguardo alto. In fabbrica non poteva mai tenere lo sguardo alto. Se teneva lo sguardo alto il capo gli faceva abbassare la testa. Invece dal palo può tenere lo sguardo alto e vedere cose che prima non vedeva.

Poi ci sono il Nero e l’Altro, che entrano suonando come una banda. Ma non sono una banda. Forse sono attori, forse sono comici. Il Nero è bravissimo a lavare i panni. Non solo i suoi panni, anche i panni degli altri. A lui piace lavare i panni degli altri. A lui piace fare le cose per gli altri. Ma finisce sempre che gli altri se ne approfittano. E non è bello che gli altri se ne approfittino.
L’Altro vuole far ridere la gente. Ma è sempre più faticoso far ridere la gente. Per far ridere la gente devi soffrire, star male. Di solito la gente gode se tu soffri. Ma Bruciata e Senzamani no, non godono se soffri e ti invitano a salire sui pali. Sui pali si sta bene. Ci si tiene lontani dalla merda che aumenta sulla terra. La merda è talmente tanta che ogni giorno rischi di ingoiarla, se apri la bocca. E tenerla chiusa è impossibile. Allora per poter aprire la bocca conviene andare sui pali, finché ce ne sono di liberi. Solo che sui pali ti devi proteggere con l’ombrello, perché c’è sempre cattivo tempo. E non sai cosa pioverà dal cielo.


Consiglio: da non perdere.

Pali
di Spiro Scimone
regia: Francesco Sframeli
con: Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
scene e costumi: Lino Fiorito
disegno luci: Beatrice Ficalbi
produzione: compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31
durata: 45′
applausi del pubblico: 3’ 15”

Visto a Modena, Teatro delle Passioni, il 16 ottobre 2009
Vie Scena Contemporanea Festival

No Comments

  • Franco Cappuccio ha detto:

    Io c’ero quella sera, merita davvero! Uno spaccato molto ironico della società!

  • Paolo ha detto:

    Sui Pali ci si rifugia per non guardare la realtà terrena, la “merda” che ci circonda e che nessuno sforzo di fantasia cambierà mai in mare; sui Pali ci si rifugia per non confrontarsi con un mondo di brutture e di vincenti per forza; sui pali si scappa per essere se stessi, semplici, visionari, deliranti sognatori; sui Pali si è liberi di invocare il Signore, perchè ci indichi la strada (e non ci mandi il solito individuo che racconta barzellette, riproponendole per mezzo mondo…). Semplice, spiazzante, forse qua e là manieristico, almeno nel contesto della recente poetica di Scimone e Sframeli, ma sempre intelligentissimo e lucido, provocatrorio e stimolante : da Nunzio a Pali la strada percorsa è stata tanta, lo sguardo si è fatto torvo, nero, incupito. E adesso?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *