Paradise. Le scanzonate Troiane di Balletto Civile

Paradise - Balletto Civile
Paradise - Balletto Civile

Paradise – Balletto Civile (photo: Francesco Carbone)

Come portare la guerra di Troia a Bollywood.
Balletto Civile torna con una nuova produzione in cui decide, per sua stessa ammissione, “di centrifugare in modo irriverente le cronache della guerra di Troia”. Una centrifuga che proietta vicende e personaggi in una rilettura scanzonata e beffarda de “Le Troiane” di Euripide.

Michela Lucenti e la sua giovane compagnia, premiata di recente dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro, approda sulle spiagge della città di Troia per rivivere le gesta di un’estenuante guerra ormai giunta al termine, e vincitori e vinti sono inesorabilmente costretti a convivere.

Nel rumore dei frangenti marini, costantemente in sottofondo, dilaga così un vigoroso teatro-danza fisico ed energetico, cifra stilistica ormai autorevolmente padroneggiata dall’ensemble. È un’improbabile danzatrice indiana, calata nei panni di figura coreutica, che riassume nell’incipit dello spettacolo la saga del conflitto bellico, introducendo sulla scena l’esercito di eroi ed eroine che per anni ha dato vita agli epici scontri della guerra.
Sono personaggi quasi spaesati, maldestri e malconci, ridisegnati nel loro nuovo ruolo di stravagante popolo sopravvissuto.
Dal mare emergono quindi un Achille sovrappeso, un Menelao impotente e indeciso se trattenere o cacciare Elena, un Ulisse semi deficiente ridotto alla caricatura di una scimmia, corpi archetipi sospesi nella ricerca di un nuovo equilibrio che possa ridare una Storia ai loro destini. Corpi che strappano risate anche nella tragedia, scomposta in una danza irrequieta ma depositata nell’ironia circense delle coreografie giocose.

Perché è nel misterico gioco del teatro che Balletto Civile prova a condensare le esegesi possibili del simbolismo mitologico, che conduce la rappresentazione a confrontarsi con il suo lato opposto fragile, e spesso ridicolo, delle nostre vite umane.
Sono intrighi bizzarri le dinamiche che si creano in scena, singolari integrazioni di fisicità, canto e teatralità che sanno persuadere senza timori reverenziali verso sacro e profano, sempre abili nello spodestare la banalità dalla scena, anche cimentandosi con una colonna sonora che spazia dal kitsch del “Tempo delle mele” a sonorità tecno-house fino al boogie-woogie.

Più che ricalcare le vicissitudine dell’opera di Euripide, la messa in scena ne prende spunto, così come ne trae anche da “L’ultimo Diario” di Corrado Alvaro, per intrecciare con il testo una riflessione più ampiamente esistenziale, e sviscerare atmosfere e collusioni inattese tra le molteplici visioni e significati della narrazione storica e favolistica.

Scandito in una successione lineare di quadri, l’andamento risulta un po’ goffo nella sua frammentazione, e anche se il ritmo si mantiene sempre vivo in un susseguirsi incalzante di rivisitazioni ludiche e immaginifiche, l’indagine scenica riesce sì a divertire ma non ad appassionare del tutto.
La violenza, il dolore e le passioni rimangono ostaggio del loro burlesco incedere, negli spazi disabitati che i conflitti generano, e che sono sempre difficili da ricostruire.
Ma in fondo il Paradiso è proprio lì, in quel vuoto dove è possibile ricominciare, in luoghi che è ancora possibile riempire danzando.

PARADISE
di Balletto Civile
tratto da “Le Troiane” di Euripide e “L’ultimo Diario” di Corrado Alvaro
in scena: Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Andrea Coppone, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Raffaele Gangale, Filippo Gessi, Michela Lucenti, Francesca Lombardo, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Chiara Taviani, Teresa Timpano
costumi: Emanuela Dall’Aglio
tecnicismi: Francesco Traverso
luci: Luca Bronzo
ideazione, regia e coreografia: Michela Lucenti
produzione: Balletto Civile, Scena Nuda
in collaborazione con Fondazione Teatro Due
durata: 1h 16′
applausi del pubblico: 1′ 54”

Visto a Parma, Teatro Due, il 14 novembre 2012

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