Paradiso. Nel gesto di Virgilio Sieni la poesia di Dante

Paradiso (photo: Renato Esposito)
Paradiso (photo: Renato Esposito)

Virgilio Sieni per Dante in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte: la danza entra in un’opera di parole per trovare la sua modalità di interpretare, astrarre.

In “Paradiso” ciò che Sieni ci restituisce dell’opera del Sommo Poeta è una atmosfera, una sospensione, un tutto che esiste e mai si concretizza, ma aleggia. Concorrono a questo sentire tutti gli elementi in scena: la musica originale di Paolo Damiani, che si muove su un tema che le variazioni arricchiscono ma non mutano; le luci – dello stesso Sieni e di Marco Cassini – che creano ombre e chiaroscuri in cui la visione non è mai ben definita; i movimenti dei cinque danzatori (Jari Boldrini, Nicola Cisternino, Maurizio Giunti, Andrea Palumbo, Giulio Petrucci), che si sfiorano nello spazio e nel tempo, alle volte trovandosi, altre rincorrendosi, altre assommandosi in un sincrono che subito si scioglie. Un corpo unico composto da cinque fisicità diverse, nessuna emergente sulle altre, che in un respiro comune si sposta modificandosi, appoggiandosi alla misura dell’endecasillabo, che da metro poetico diventa misura del gesto.

Lo spettacolo, ultima creazione del coreografo toscano, è la costruzione di un giardino, rigoglioso di piante che accompagnano e accolgono la danza. Nella prima parte sono al servizio del movimento: sorrette dai danzatori si muovono con loro, costruendo paesaggi inediti in cui i corpi sono ombreggiati, mascherati o svelati. Nell’ultima parte invece contengono la danza, che si deposita tra le fronde della vegetazione. La barriera verde, che al salire del fondale appare sul fondo del palco, acquista gradualmente una tridimensionalità all’interno della quale i movimenti trovano i loro anfratti.

C’è poi una parte centrale, in cui le piante non sono presenti e i cinque danzatori non sono più a torso nudo. La musicalità delle partiture di movimento, appoggiate alla misura dell’endecasillabo, acquista qui tutta la sua rilevanza creando delle sospensioni del tempo che precipitano in nuove accelerazioni, a loro volta rarefatte in altre sospensioni che i danzatori gestiscono con sensibilità e coesione. Resta una parte un po’ staccata dalle altre, senza un reale legame drammaturgico, un inserimento la cui connessione sfugge, forse per la mancanza dell’elemento chiave del pezzo.
Altre domande – pensando a Dante – restano un po’ sospese, come la scelta di soli danzatori uomini o che fine abbia fatto Beatrice, quello scarto intuitivo di grazia e ragione divina che Dante aveva ritenuto necessario per accedere al Paradiso e avvicinarsi a Dio.
In scena stasera alla Triennale di Milano.

PARADISO
regia, coreografia e spazio Virgilio Sieni
musica originale Paolo Damiani
interpreti Jari Boldrini, Nicola Cisternino, Maurizio Giunti, Andrea Palumbo, Giulio Petrucci
luci Virgilio Sieni, Marco Cassini
costumi Silvia Selvaggio
Allestimento Daniele Ferro
produzione Comune di Firenze Dante 2021 / Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni / Campania Teatro Festival
collaborazione alla produzione Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli Cremona

durata: 1 h
applausi del pubblico: 1’ 10”

Visto a Pesaro, Teatro Sperimentale, il 13 ottobre 2021

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