Pasolini e il Vangelo secondo Nanni Garella: la denuncia attraverso l’arte e il disagio

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini (photo: toscanateatro.it)

“Pier Paolo Pasolini: con le armi del teatro e del cinema”. Questo il titolo e questi i termini ideali intorno a cui l’Arena del Sole di Bologna ha preso spunto per dare avvio, due settimane fa, a un’informale conferenza-dibattito sul teatro di Pier Paolo Pasolini, in occasione altresì del debutto de “Il Vangelo secondo Matteo”, spettacolo diretto da Nanni Garella e interpretato dai pazienti psichiatrici dell’Associazione Arte e Salute, che sceglie così di proseguire ancora una volta, dopo l’ultimo “Edipo” (2008), l’indagine sul genio dell’autore bolognese.

Presenti, oltre al regista Garella e al direttore artistico dell’Arena Paolo Cacchioli, le voci della critica Franco Quadri e Sergio Colomba, lo studioso Stefano Casi e Roberto Chiesi della Cineteca di Bologna, i quali, coordinati dal responsabile comunicazione e marketing del teatro Bruno Damini, hanno scelto di confrontarsi sulla complessità della voce artistica di Pasolini, poliedrica in corpo e linguaggio, dove il teatro, nonostante pubblicamente deprecato dallo scrittore, si scoprirà invece fin dall’adolescenza privilegiato percorso, al pari di altri mezzi, verso un impegno culturale che è stato e che è prima di tutto comunicazione diretta con la società.

Ed è proprio qui, sottolinea Garella, nella quotidianità più ordinaria, nelle sue costrizioni, contraddizioni e presagi, che vedremo per la prima volta gli emarginati arrogarsi il diritto e l’onere di essere protagonisti e creatori di una nuova storia: al grido spetterà il compito della messa in crisi ma anche quelli di rinascita ed evoluzione.
Se il cinema è stato in questo, per Pasolini, mezzo sperimentale d’eccellenza, “forte permane nella sua opera – continua il regista – la carica teatrale”, che a ridosso degli anni ’70 gli fa riconoscere nella poesia, merce non consumabile, il primo trampolino di lancio verso la messa in atto di una forma d’arte alternativa alla mediatizzazione di massa. L’ intervista a “Cultura e società” (1967), gli interventi a “3°B Facciamo l’appello” (1970-1), “Pasolini e la forma della città”(1974), il dialogo con il giornalista olandese Bregstein (1969) sono cinque preziosi frammenti documentari, offerti dalla cineteca, che ne danno dimostrazione, lasciando gli abbozzi di una visione scenica in fieri, letteraria senza dubbio, ma concreta negli scopi: il teatro come rito culturale, che all’uomo attinge e all’uomo parla.

“Il vangelo secondo Matteo”, che segue la conferenza, cerca effettivamente di lavorare su questi presupposti, per restituire alla parola pasoliniana il germe sovversivo di un’umanità imperfetta, estranea a se stessa e isolata nell’errore, in cui l’ìnfermità non è più prerogativa dell’essere ma dell’abitare.
Lo spettacolo, insieme a “Edipo” (in scena a Bologna in questi giorni e fino al 24 maggio), anticipano un progetto europeo ispirato al romanzo di Pasolini “Una vita violenta”. Protagonista sarà la periferia di una città europea di oggi, dove personaggi di diverse etnie, lingue, culture, religioni, vivono ai margini della civiltà consumistica, in quei deserti culturali che costituiscono la causa principale del disagio e dell’esclusione sociale e culturale di grandi masse di donne e uomini. Ancora una volta lo spettacolo avrà al centro il lavoro degli attori-pazienti pschiatrici dell’associazione Arte e Salute e Arena del Sole insieme con Nowy Theatre di Poznan (Polonia), Célestins Théâtre de Lyon (Francia), Théâtre de la Ville d’Esch (Luxembourg), Schauspielhaus Graz (Austria), e International Theatre Festival “Kosova InFest” di Pristina (Kosovo).

Una lingua comune, il dialetto romanesco adottato da Pasolini, sarà parlato con differenti accenti e inflessioni da attori di diverse nazionalità, a riprodurre ciò che oggi avviene per le popolazioni immigrate, che apprendono per primi proprio i dialetti, lingue più immediate per affrontare la vita concreta.

Ne “Il vangelo secondo Matteo”, invece, la scena si dilata; la platea viene sommersa dalla terra e i ragazzi degenti sembrano vivere con sicurezza quest’anomala condizione di apertura, affiancati nell’azione dai giovani attori della Galante Garrone, che con loro sono stati chiamati a collaborare e confondersi.
L’insieme è estremamente essenziale, un vangelo in jeans e maglietta, si potrebbe dire, dall’orchestrazione tuttavia piuttosto rigorosa e equilibrata.

Eppure restano delle perplessità. Forse un po’ di freddezza generale negli attori, un Gesù decisamente accademico, e un numero smisurato di repliche non possono che porre degli interrogativi sull’onestà intriseca dell’operazione. Pochi anche gli azzardi critici. Tutto scivola bene ma si sporca troppo poco. E se Gesù, ci chiediamo, fosse stato un matto?

IL VANGELO SECONDO MATTEO
ispirato all’opera omonima di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia: Nanni Garella
regia: Nanni Garella
scene: Antonio Fiorentino
luci: Gigi Saccomandi
assistente alla regia: Gabriele Tesauri
con: Nicola Berti, Giorgia Bolgnini, Giulio Canestrelli, Luigi Cilli, Luca Formica, Pamela Ginnasi, Camillo Grandi, Maria Rosa Iattoni, Teresa Liberatore, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Woody Neri, Cristina Nuvoli, Lucio Palazzi, Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi, Roberto Rizzi, Mirko Rizzotto, Gabriele Tesauri.
produzione: Nuova Scena – Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna, Associazione Arte e Salute.
durata: 1 h 20’
applausi: 1’ 33’’

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