Pathosformel. Dinamiche relazionali fra uomo e oggetto

An afternoon love

An afternoon love di Pathosformel (photo: Andrea Macchia)

Un appuntamento doppio è stato quello proposto la settimana scorsa da Prospettiva con Pathosformel, che hanno presentato due fra i lavori più recenti del connubio artistico formato da Paola Villani e Daniel Blanga Gubbay.

Un’esperienza, quella degli spettacoli “An afternoon love” e “Alcune primavere cadono d’inverno”, dai molteplici punti di contatto, ma che lascia soddisfatti solo a metà. Se da un lato, infatti, è evidente un ulteriore passo avanti in quella ricerca artistica che caratterizza le soluzioni sceniche di questa giovane realtà della scuderia Fies Factory, dall’altro alcuni aspetti dell’architettura espressiva, in particolar modo nel primo dei due lavori presentati, appaiono ancora piuttosto sterili e decisamente in fase embrionale.

Parliamo nello specifico di “An afternoon love”, ovvero il tentativo di scavare nelle profondità ed infinite combinazioni dei rapporti umani attraverso una sessione di allenamento: il personalissimo match di Joseph Kusendila, il performer in scena, con il suo pallone da basket. Un duetto, nelle intenzioni, che mira ad attraversare le altalenanti fasi di una relazione umana, fra avvicinamenti e conflittualità, amore e odio, avendo come obiettivo centrale delle proprie attenzioni la sfera affettiva, idealizzata in quella rossa palla a spicchi che Kusendila sfiora, carezza, schiaffeggia, rincorre e fa viaggiare per tutto lo spazio scenico della manica corta della Cavallerizza.

Nonostante le ambizioni fondate su presupposti innegabilmente interessanti, i venti minuti scarsi di questo studio trascorrono privi di significative vibrazioni. “Devi metterci del tuo, altrimenti ne resti tagliato fuori” mi ripete un amico entusiasta durante l’intervallo, in attesa che venga preparata la scena per il lavoro che seguirà. Può darsi. Ma non credo possa essere esclusivamente l’immaginazione dello spettatore a giustificare la necessità di un progetto che sembra, per il momento e sulla base di ciò che abbiamo potuto vedere, ancora acerbo e solo sommariamente delineato.

Al di là di questa resa scenica, l’idea meriterebbe però riflessioni più approfondite. “An afternoon love” potrebbe trarre sicuramente maggior forza da una ricerca prolungata sulle traiettorie, sulle dinamiche meccaniche e biomeccaniche che intercorrono fra l’uomo e la sfera. Orizzonti scientifici di un rapporto a due che si alimentino in maniera più decisa dell’utopica (ed altissima) poetica di Pathosformel, secondo cui anche il corpo inanimato e l’oggetto anonimo possano prender vita in scena.

Alcune primavere cadono d'inverno

Alcune primavere cadono d’inverno (photo: Andrea Macchia)

E’ nel prosieguo della serata che il concetto viene ad essere definito con maggior convinzione ed esiti sensibilmente più d’impatto. In “Alcune primavere cadono d’inverno” il tema della relazione a due è sempre ben presente e si sviluppa per mezzo dei gesti vorticosi di un break-dancer, Stefano Leone, a confronto con un sacchetto di nylon sollevato dal vento (grazie a dei ventilatori posti sotto le pedane che fungono da spazio scenico).

Accompagnati dalla presenza costante ed ispirata delle musiche originali dei genovesi Port-Royal, assistiamo ad un vero e proprio contest in cui il breaker e il sacchetto di plastica, insieme o a turno, volteggiano leggeri fra le grate di un marciapiede (newyorkese?).

Un corpo stimola l’azione di altri corpi: azione/reazione. L’enunciato è qui felicemente applicabile anche alla relazione che viene a crearsi fra oggetto della performance e pubblico. Immaginario cinematografico e sognante, complici anche le musiche, grazie al quale, a differenza del precedente lavoro, non vi è alcuna necessità di operare forzature intellettuali per individuarne le potenzialità e l’elevato tasso artistico, in un lavoro che si rivela allo stesso tempo maturo e comunicativo, a tratti commovente.

Se la ricerca teatrale ha, fra i propri compiti, anche quello di ipotizzare nuovi sentieri percorribili nei linguaggi scenici, in questo loro tragitto verso la resa dell’inanimato, e in esempi come questa primavera d’inverno, Pathosformel sono già maestri.

AN AFTERNOON LOVE
di: Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
con Joseph Kusendila
e con la collaborazione di Andrea Corsi
produzione: Pathosformel
coproduzione: Centrale FIES, Workspace Brussels
in collaborazione con Contemporanea/Colline Prato
Residenze artistiche Workspace Brussels@Kaaitheater, Workspace Brussels@Les Brittines
durata: 18’
applausi del pubblico: 46”

ALCUNE PRIMAVERE CADONO D’INVERNO
di: Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
con: Stefano Leone
musiche originali live: Port-royal
produzione: Pathosformel
co-produzione: Fondazione Musica per Roma, Centrale Fies
durata: 40’
applausi del pubblico: 1’ 08”

Visti a Torino, Cavallerizza Reale, il 12 ottobre 2011

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