Pathosformel. La leggerezza della creatività

Pathosformel
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Pathosformel: Danilo Morbidoni, Paola Villani, Daniel Blanga Gubbay (photo: b-fies.it)

Li avevamo intervistati dopo il premio, e a due mesi di distanza tornano a Milano, questa volta in scena con “La timidezza delle ossa”, da stasera fino al 23 marzo al Pim Spazio Scenico, luogo cult del nuovo teatro italiano under 35.
Nascosto fra i capannoni della zona Lodi Tibb ma ben noto agli appassionati, dopo Teatro Sotterraneo, Santasangre e Città di Ebla, Pim si prepara ad un appuntamento da sold out con i Pathosformel. Collettivo artistico teatrale nato a Venezia nel 2004 riunendo elementi provenienti da differenti discipline, fin da subito intendono ripensare le priorità degli elementi che compongono una partitura performativa, fra corpo e immagini, soluzioni artigianali e tecnica, rapporto con lo spazio e con i materiali.

Le attività di Pathosformel rientrano nel progetto Fies Factory One, entrambi vincitori, quest’anno, del premio speciale Ubu. La motivazione del riconoscimento al giovane gruppo indica la ricerca di un «teatro astratto e fisico da perseguire con un segno già distinto e stratificato, che fa della ricerca sulla materia e sul corpo un punto di partenza per restituire una teatralità visionaria, frammentata, decostruita, di grande fascino, entrata in modo dirompente nella scena nazionale e internazionale, realizzando un significativo intreccio tra arte concettuale e teatro».

L’essere umano è un quadrato, una forma pura stabilizzata sui binari fissi dell’esistenza nella società contemporanea, di cui subisce i ritmi e le dinamiche. Persino l’incontro, in una metaforica giornata scandita dal gioco delle luci, è la combinazione di quadrati in asse sui binari. Nessun toccarsi, quasi. Nessuno sfioramento. La disperata e disperante passione dell’andare oltre il distacco.

I primi lavori esteticamente compiuti, come “La timidezza delle ossa” e “Volta” del 2007 sono legati da una riflessione sulla presenza di un corpo in lotta con il proprio supporto di visibilità, un misto di anatomia e sottrazione del visibile, elemento quest’ultimo su cui è particolarmente significativo l’investimento in termine di indagine. Obiettivo dei loro studi scenici, infatti, è quello di ricostruire immagini ed evocarne l’esistenza sottraendo allo spettatore, però, la scontatezza della presenza in scena. Il terzo lavoro, “La più piccola distanza”, ha debuttato a Vie Festival Modena lo scorso ottobre, approfondendo ancora il tema dell’astrazione del corpo.

Il video di oggi regala la prima emozione post-Ubu di Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani, registrata la sera stessa della premiazione. Un ‘piacevole imprevisto’ che li ha costretti a correre a Milano da Bari, dov’erano in replica al Teatro Kismet.

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