Pentateuco 2: la Confraternita del Chianti e l’Esodo istriano

Il Pentateuco della Confraternita del Chianti (photo: Federica Lissoni)
Il Pentateuco della Confraternita del Chianti (photo: Federica Lissoni)

Sospesa lassù, tra l’Italia e la polveriera balcanica, lembo estremo e strategico di quello che fu l’impero austroungarico, l’Istria è sempre stata terra di conquiste e gente fiera, metafora letteraria, crocevia di popoli, luogo amato e brutalizzato.

Non stupisce che proprio in Istria la Confraternita del Chianti abbia ambientato “Esodo”.
È il secondo monologo del progetto “Pentateutico” ispirato alla Torah, i cinque libri base dei monoteismi che hanno posto le fondamenta culturali dell’Occidente. Cinque capitoli sul tema della migrazione.
Il primo, “Genesi”, verteva sulla nascita del linguaggio e sull’alienazione di chi deve rinunciare alla propria lingua adottando quella straniera.

“Esodo”, al debutto nazionale al Teatro Verdi di Milano, ricorda invece la diaspora degli italiani dell’Istria, pagina tragica dopo l’armistizio del ‘43. Una vicenda nebulosa di vittime e carnefici, vendette e stragi. Un dramma mai sopito, che Diego Runko mette in scena muovendo da eventi autobiografici.


Runko, qui nelle vesti anche d’attore, ha scritto con Chiara Boscaro e Marco Di Stefano un testo che è quasi romanzo breve, con tanto di analessi ed epilogo. Dagli antichi Histri si giunge ai fascisti e alle foibe. Si lambisce la Jugoslavia di Tito, fino ai contraddittori scenari presenti.

Cippi scenografici s’illuminano come simulacri e monumenti sepolcrali. Si dipana la storia di Rudi, uomo di settant’anni che racconta a un bambino di dieci la propria educazione sentimentale ai tempi dell’occupazione fascista. Che sbaragliò un popolo, lo privò del benessere, del lavoro e della lingua. E fascistizzò, cioè italianizzò, i nomi delle città, delle strade, delle persone.
Seguirono, alla caduta di Mussolini, ritorsioni, vendette, stragi. Due date simbolo, tra un flashback e l’altro: il 25 giugno 1991, giorno dell’indipendenza della Croazia; e il 18 agosto 1946, quando una bomba esplose sulla spiaggia di Vergarolla causando sessanta morti. Fu l’inizio dell’esilio di tanti italiani, da Pola verso la nostra penisola. Rudi è una sorta di Forrest Gump che supera a guado la tragedia e incrocia il destino di alcune star (Joyce, Alida Valli, Sergio Endrigo) lasciandovi, dice lui, tracce indelebili. Runko spazia tra quattro lingue – italiano, sloveno, croato, inglese – seguendo le vicissitudini di altre figure: un redattore croato alle prime armi, un soldato inglese, un sacerdote partigiano, un ragazzo che pescava con le bombe.

Drammaturgicamente dispersiva, l’ecletticità linguistica diventa la forza dello spettacolo sul piano registico. Udiamo le voci dei personaggi che il giorno della strage si trovarono sulla spiaggia di Vergarolla con Rudi. Apprezziamo di ogni lingua la musicalità intrinseca, l’inflessione, il ritmo più o meno incalzante, espressione del carattere e del temperamento dei rispettivi popoli. Rileviamo il melting-pot linguistico di quegli anni a Pola, che in qualche modo persiste.

Fanno da collante alla trama i violini di Lorenzo Brufatto, colonna sonora della continuità che accompagna l’intero Pentateuco. È una liturgia del suono lieve, che segue come una telecamera la discesa agli inferi della foiba di Rudi, oppure evoca le piaghe d’Egitto citate a proposito dell’eccidio di Vergarolla.

Questo spettacolo indaga psicologicamente senza esasperare. Non opera un’analisi storiografica. I protagonisti subiscono la storia. Si susseguono occupazioni, violenze, vendette: sembra che tutto si equivalga. È un po’ la visione di Fernand Braudel, secondo cui non è l’uomo a fare la storia, ma la storia a fare l’uomo. Anche l’etica è vittima (in)cosciente degli eventi. Può essere un’idea anche la costruzione di questa tournée: partire da Milano, dove il fascismo è nato ed è morto, e fermarsi a Fiume (Rijeka) il 10 febbraio, Giorno del Ricordo. Riflettendo senza giudicare. Ponendo domande, senza pretesa di fornire risposte.

ESODO (Pentateuco#2)
da “Esodo” di Diego Runko, vincitore del Concorso Nazionale di Drammaturgia Civile “Giuseppe Bertolucci”
di Diego Runko, Chiara Boscaro, Marco Di Stefano
regia di Marco Di Stefano – drammaturgia di Chiara Boscaro
con Diego Runko – voce di Ivna Bruck
musiche originali di Lorenzo Brufatto, eseguite e registrate dall’ensemble da camera Il Canto Sospeso
traduzioni di Craig Allen, Ester Barlessi, Brigita Lorger, Tamara Turšič
assistente alla regia Cristina Campochiaro – progetto grafico e visivo di Mara Boscaro
produzione Associazione K e Dramma Italiano di Fiume – Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc (Rijeka/Fiume – Croazia) in collaborazione con Teatro Verdi – Teatro del Buratto con il sostegno di Regione Lombardia – NeXT 2015

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 2’ 30”

Visto a Milano, Teatro Verdi, il 19 novembre 2015
Prima nazionale

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