Per oggi non si cade. Il volo basso di Santanelli su Napoli

Per oggi non si cade (photo: Cesare Abbate)

Per oggi non si cade (photo: Cesare Abbate)

E se un giorno tutta la ‘monnezza’ di Napoli prendesse il cielo per poi ricadere e ricoprire tutta la città?

All’entrata dell’Accademia di Belle Arti di Napoli ci imbattiamo in “Per oggi non si cade”, una sperimentazione artistica pluridisciplinare ospitata nell’ambito del Napoli Teatro Festival che vede coinvolti il drammaturgo Manlio Santanelli, il regista Fabio Cocifoglia, il sound designer Hubert Westkemper, e un interessante cast di attori e ragazzi della stessa accademia.

Come se stessimo per accedere a un percorso museale, ci consegnano un paio di cuffie e un’audioguida; sulla piantina colorata che teniamo in mano è tracciato il percorso che da lì a poco intraprenderemo attraverso il cortile, i laboratori e i corridoi dell’accademia, per immergerci in una originale e piacevole esperienza estetica multimediale.

Incentrato interamente su “un’analisi narrativa del malcostume napoletano nello smaltimento dei rifiuti”, come afferma lo stesso Santanelli, attraverso un’intessuta rete di storie e personaggi, “Per oggi non si cade” narra con ironia e fantasioso sarcasmo, di una vera e proria catastrofe “al pari di Pompei ed Ercolano”, dove cumuli e cumuli di spazzatura e di ogni qualsiasi cosa deputata ingombrante o fastidiosa dai cittadini napoletani, prende il volo verso il cielo, fino a ricadere e ricoprire interamente la città.

E’ in uno dei vicoli del centro storico partenopeo, vico Purgatorio, che prende avvio il racconto, dove una attempata massaia, per liberarsi del suo ingombrante sacco di immondizia, lo lancia dalla finestra della propria abitazione, rischiando di colpire il vicino Diodato, fervente credente, che in tutta risposta, in preda a un sfogo pieno di colorite imprecazioni, prega Dio di sospendere per un giorno intero la forza di gravità su Napoli. E il desiderio trova piena e immediata realizzazione.

Tra fluttuanti frittate di maccheroni, voli di veraci cozze, resti di indigeste impepate, “sputazze” di mappinelli a mezz’aria, grida isteriche di madri disperate, e calienti incontri erotici tra amanti, emerge un universo napoletano popolato da vere e propri “tipi”, maschere di una commedia fantasiosa e surreale.

Accompagnati dalla voce narrante di Mario Tozzi – che con la propria autorevolezza di scienziato, accentua e mette in evidenza un sottile e ironico carattere di dossier, di resoconto cronachistico all’intero lavoro – attraversiamo gli spazi adibiti a scenario di questo racconto fantasioso e surreale, imbattendoci in video-installazioni dai colori sgargianti, allestimenti scenografici con un’intera camera d’ospedale incelofanata, proiezioni e mostre fotografiche, fino a raggiungere la nascosta gipsoteca con i suoi gessi polverosi, con accanto tenui fiammelle di piccole candele, e specchi direzionati secondo criteri insondabili, capaci di suscitare di sottile inquietudine.

Il pubblico è quasi assediato da una serie di stimoli sensoriali visivi e uditivi senza fine; proiezioni, luci, video-installazioni, installazioni scenografiche, voci, rumori, frasuoni, pianti, grida, sospiri e risate lo attraversano da ogni parte dello spazio, dandogli l’illusione di trovarsi interamente coinvolto nelle mille vicende narrate, e di vivere una vertiginosa perdita delle coordinate spaziali attorno a sé, di sentirsi quasi risucchiato e perso in un altrove, in preda a un sottile e piacevole stordimento.

Forse ogni spettatore vive e fa esperienza davvero di qualcosa di molto simile a ciò che il regista aspicava accadesse: “Un effetto di sospensione, di volo basso” sulla città.
Gran parte del merito di questo effetto di “sospensione”, di vertigine, va al sound designer Hubert Westkemper, che attraverso la tecnica olofonica riesce a gestire la spazializzazione dei suoni e delle voci degli interpreti, con un iperealismo stupefacente, consegnandone alle nostre cuffie una riproduzione sonora straordinaria, assolutamente suggestiva e coinvolgente.

Il testo, definito dallo stesso Santanelli un torrenziale avvicendarsi di episodi, risulta davvero “un racconto polifonico dalle mille voci” come afferma Fabio Cocifoglia, attraverso il quale l’autore dipinge in maniera caricaturale e pittoresca, certi reali o presunti comportamenti partenopei riguardo le regole del buon vivere civile e, portandoli all’estremo, riesce a suscitare un’ilarità di forte intensità, spesso amara e disincantata.

Il carattere di “torrenzialità” e “polifonia” insito nella drammaturgia è pienamente rievocato e amplificato attraverso la regia di Cocifoglia e dall’interessante coloritura interpretativa aggiunta dal cast di attori.
“Per oggi non si cade” è una sperimentazione pluridisciplinare che offre al pubblico una suggestiva e divertente esperienza estetica. E lo fa nel segno di una contaminazione fra teatro e tecnologia multimediale che non inibisce il pubblico, ma anzi lo rende partecipe di un’estetica resa interattiva dal fecondo apporto di arti figurative e linguaggi multimediali.

Per oggi non si cade
drammaturgia: Manlio Santanelli
adattamento e regia: Fabio Cocifoglia
progetto di: Manlio Santanelli, Fabio Cocifoglia, Rosi Padovani, Francesco Landi
sound Designer e registrazioni in olofonia: Hubert Westkemper
narratore: Mario Tozzi
con: Federica Aiello, Antonella Cioli, Giancarlo Cosentino, Paolo Cresta, Bianca D’Amato. Isa Danieli, Salvatore D’Onofrio,Massimiliano Foà, Roberto Giordano, Antonio Marfella, Nello Mascia, Antonella Morea, Nico Mucci, Enzo Musicò, Loredana Piedimonte, Mario Porfito, Nunzia Schiano, Lello Serao, Rosario Sparno
disegno Luci: Cesare Accetta
fotografie: Corso di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti a cura del prof. Fabio Donato
allestimenti scenografici: Corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti a cura del prof. Renato Lori, Antonio di Ronza, Gennaro Vallifuoco, Coordinati dal prof. Renato Lori

durata: 1h

Visto a Napoli, Accademia di Belle Arti, il 12 giugno 2014


 

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