Perdizione dell’anima o commercio? Il noir di Pommerat sull’arte della vendita

La Grande et Fabuleuse Histoire du Commerce

La Grande et Fabuleuse Histoire du Commerce (photo: © Elizabeth Carecchio)

Da artista di nicchia a divo, suo malgrado, del palcoscenico, nazionale e non, Joël Pommerat, classe 1963, elettrone libero della scena teatrale francese, è noto per fuggire la popolarità. Adepto del “vivere oscuro”, dal carattere risoluto e discreto ma dalla vita ritirata, “scrittore di scena” piuttosto che regista, come ama definirsi, si è ritrovato tra i protagonisti di questa rentrée autunnale parigina con tre spettacoli à l’affiche, di cui due delle sue pièce principali, “Au Monde” e “Les Marchands”, al Théâtre de l’Odéon.

Pommerat, che si limita a mettere in scena solo testi scritti di suo pugno o rivisitazioni dei classici delle fiabe, ha riservato al decoro post-industriale del Théâtre des Bouffes du Nord, invece, una perla insolita, “La Grande et Fabuleuse Histoire du Commerce”, testo nato, come ha lui stesso dichiarato, nei tempi morti di un anno travagliato, e che resta in scena a Parigi ancora fino a domani.

Tra i creatori oggi più richiesti, stacanovista della scena, completamente devoto al lavoro con la sua compagnia Louis Brouillard, fondata nel 1990, Pommerat è come il suo teatro: misterioso, inevitabilmente attratto dall’ambiguo e dalle contraddizioni dell’umana natura, semplice e chiaroscurale.

Nella piccola storia nera presentata al Bouffes du Nord, l’artista abbandona i suoi ‘deus ex machina’ onirici e punta dritto sulla più cruda e spietata realtà, mettendo in scena un’allegoria del commercio come perdizione dell’animo, come lenta e invisibile corruzione della moralità in nome del denaro e la genesi di un particolare tipo di soddisfazione, propria dei venditori, che parte dall’identificarsi nel prodotto da vendere, qualsiasi esso sia, e fa del raggranellare pochi spiccioli per mezzo dell’inganno una missione di vita.

“Vendere è una catena di piccoli dettagli” spiega uno dei quattro decani del commercio, incaricati di insegnare al giovane e ingenuo Franck la suprema arte della vendita. “Un buon venditore non dà mai l’impressione di essere un venditore”: il suo stesso linguaggio è vittima della censura. È vietato pronunciare parole come “vendita”, “acquisto” e, ovviamente, “denaro”. E soprattutto: “Basta con l’ascoltarci, altrimenti è finita!”, si lascia sfuggire uno dei commercianti, nell’intento di mettere a tacere le voci interiori dei propri colleghi, tra i nemici più insidiosi di un venditore.
“Le persone hanno sempre delle buone scuse per non compraren – si ripete – Ma tu sei lì per questo, per rendere un servizio, per liberarli dai sensi di colpa, per fornire una giusta ragione e far capire loro quello di cui hanno bisogno”, in questo caso, di una pistola caricata a salve e di una guida universale ai diritti umani.

L’epopea di questi cinque eroi del porta a porta si svolge in una camera d’albergo. Questo l’unico decoro della pièce, per una sequela di serate trascorse a raccontarsi i piccoli fallimenti, i tanti inganni, le bugie, i rancori della giornata, in una stanza d’albergo, prima dell’uno, ora dell’altro.

Il fondo nero, dal quale prendono forma le camere, ricorda David Lynch, tra gli ispiratori di Pommerat, la cui regia è decisamente cinematografica, tra indovinati chiaroscuri, voci fuori campo, dialoghi amari ed esilaranti dal ritmo serrato e una trascinante colonna sonora.

Scopo ultimo dell’arte teatrale è, per Pommerat, portare la questione politica in scena. Ricostruire fatti tangibili, dinamiche reali dell’esistenza quotidiana, senza tuttavia allontanarsi dall’immaginario, dal pensiero nascosto dietro l’azione, senza mai trascurare il legame esistente tra immaginazione e realtà visibile.
Da qui, un lavoro profondo di pensiero e creatività, sostenuto da una ricerca certosina nel reale, per un teatro di ricostruzione, che penetra la fantasia attraverso la rappresentazione della verità.

Per mettere in scena “La Grande et Fabuleuse Histoire du Commerce”, Pommerat ha coinvolto sé stesso e i suoi attori in uno studio approfondito dell’arte della vendita, seguendo stage tecnici curati da professionisti del settore, studiando le tecniche di persuasione da adottare nel dialogo tra cliente e venditore. “Ho voluto avvicinarmi a questi personaggi per sentirli parlare del loro mestiere, ascoltare le giustificazioni che loro stessi trovano per spiegare quello che sono diventati, decifrare la logica mentale nella quale si trovano – spiega – Mostrare i loro ragionamenti, i loro pensieri che sono al cuore della professione del venditore, dell’operaio del commercio”, oggi come ieri.

Il risultato è un intenso condensato di quarant’anni di storia della vendita, dove si assiste alla lenta ma inesorabile evoluzione dell’arte del commercio, lo sviluppo, o forse il regresso, di un sistema che continua a mutare, diventando più sensibile, empatico, mentre nasconde una natura violenta e alienante.

La Grande et Fabuleuse Histoire du Commerce
di Joël Pommerat
regia: Joël Pommerat
con: Eric Forterre, Ludovic Molière, Hervé Blanc, Jean-Claude Perrin, Patrick Bebi
scenografia: Eric Soyer
costumi: Isabelle Deffin
musiche: Antonin Leymarie

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 4’

Visto a Parigi, Théâtre des Bouffes du Nord, il 26 ottobre 2013


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *