Philippe Decouflé e la danza della citazione. Nouvelles Pièces Courtes per tutti

Photo: Charles Fréger
Photo: Charles Fréger

Uno spettacolo mainstream può aiutare le forme d’arte meno ‘diffuse’ ad emergere ed affermarsi nell’immaginario collettivo?
È questa la domanda che affianca la carriera di Philippe Decouflé, coreografo francese autore di quella che si potrebbe definire una danza più “convenzionale” (o più commerciale), che antepone l’immediatezza dello stupore spettacolare alla sofisticata autorialità – ma spesso imperscrutabile – di molta contemporaneità coreutica. Circo, atletismo, musica dal vivo, riprese video, sketch televisivi, illusionismo e cabaret sono gli ingredienti che l’artista mescola nelle sue creazioni per affascinare lo spettatore in un continuum di effetti speciali.

Per Torinodanza il coreografo ha selezionato cinque brevi pezzi, i “Nouvelles Pièces Courtes” che danno il titolo allo spettacolo, presentandoli uno di fila all’altro come appartenenti ad un unico intreccio narrativo.
Nel primo un trio di giovani interpreti si cimenta in vari numeri da talent show, suonando insieme un pianoforte, cantando, generando ritmo con battiti di mani e beatboxing amplificati da microfoni e conditi con passi articolati e pericolose acrobazie.

Tratti propri della tradizione marziale giapponese abitano il secondo pezzo, in cui cinque telecamere poste a terra riprendono, proiettano e rielaborano in tempo reale il movimento dei danzatori che, su uno schermo posto sopra la loro testa, riappare registrato, sovrapposto, mandato in loop.


In “Vivaldis” è il formalismo a farla da padrone: in colorati costumi africani i danzatori eseguono passi di danza fortemente plastica, esteticamente più esigente, sulle musiche settecentesche del compositore italiano che, oltre a dare il titolo al pezzo, lo tingono di un alone di solennità che è al tempo stesso ironia.

Il terzo brano, “R”, è un duetto tra un uomo e una donna: una struttura formalmente classica, se non fosse che, mentre il primo cammina sul palco, la seconda, imbragata ad elastici appesi al soffitto, viene fatta volare, roteare, danzare per aria, come una trapezista.

Ancora stilemi giapponesi in “Pièce japonaise”, quinto ed ultimo brano, che vengono qui trasportati dal marziale al caotico. Siamo del resto a Tokyo, nel movimentato contesto della megalopoli frenetica e sfrenata, sovraccarica di immagini. Il registro da concertistico/coreutico si fa cabarettistico, a tratti cinico, alternando a gag teatrali stacchetti provenienti dalla cultura televisiva, quasi volessero essere spot pubblicitari.

Nel corso della serata gli interpreti sono chiamati da Decouflé a trasformarsi, attraversando una moltitudine di stili, a volte suonando, altre cantando, altre ancora recitando in italiano.
Il filo conduttore si conferma essere senza dubbio quella magica capacità del coreografo di spingere sempre un poco più in là la soglia dello stupore.
Ma se Philippe Decouflé appartiene a quel filone ‘popolare’ della danza che si fa appositamente comprensibile ad un gran numero di persone (non a caso nel 1992 allestì la cerimonia di apertura delle Olimpiadi), è anche vero che il suo lavoro si presta ad almeno due possibili letture, che vanno oltre la sola meraviglia visiva, per aprire riflessioni di più ampio respiro.

Walter Benjamin avvertiva la tendenza della cultura a lui contemporanea a farsi mano a mano più frammentaria e citazionistica. Secondo il filosofo si sarebbero progressivamente abbandonate le grandi narrazioni collettive e adottate testualità sempre più economiche, verso un culto del frammento drammaturgico che avrebbe ridefinito i paradigmi dell’estetica e della vita culturale moderna. Senza esagerare si possono allora forse collocare i “Nouvelles Pièces Courtes” di Decouflè entro questa tendenziale riduzione linguistica.
Già dal titolo si ha infatti a che fare con dei “pezzi corti”, che l’autore lega uno dietro l’altro senza soluzione di continuità, come in un montaggio cinematografico, ma dei quali non ci è dato conoscere le modalità, le tempistiche e i motivi sottostanti la loro composizione. Apparentemente sono brani che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. E funzionano da sketch, da “citazioni della danza” (come esistono i numeri di circo devono pur esistere quelli della coreografia) che, eseguiti in rapida successione, tengono con il fiato sospeso lo spettatore, definendo già da soli una nuova estetica drammaturgica.

Una seconda riflessione cui si presta il lavoro dell’artista francese riguarda poi quella commistione di stili e di linguaggi che, condotta più o meno consapevolmente, è stata a suo tempo definita da altri intellettuali come la condizione più caratteristica dell’epoca postmoderna.
Lo spirito della globalizzazione si fa palpabile nei nuovi pezzi corti di Decouflè i quali, uno dopo l’altro, attingono a contesti culturali e tecniche molto diversi fra loro. Non sposando una ferrea linea poetica l’autore sa – con intelligenza – farsi apprezzare un po’ da tutti. Ma a questo punto la domanda è lecita: quanto la multiculturalità è un terreno percorribile e una tecnica funzionalmente applicabile, tanto sul piano produttivo quanto su quello culturale? E, soprattutto, qual è il modo corretto di applicarla?
Se spesso si sottovaluta il come, si giunge frettolosamente ad un perché che non concede tempo a ragionamenti sociali né contempla le corrette sedimentazioni delle ‘usanze’ umane. Declinando appropriatamente l’etichetta musicale della world music, la quale, coniata per necessità di mercato, non ha mai corrisposto ad una vera ed autoctona categoria della musica, gli appassionati della coreografia si potrebbero porre un ultimo quesito: sono tutte le danze pronte ad amalgamarsi, senza perdere la radice sociale e comunitaria che le ha generate, in una indefinibile e confusa “world dance”? Philippe Decouflé, negli anni, mischiando popolare e colto, danza e non-danza, europeo ed extra-europeo, ci ha già forse raccontato il limite e il potenziale di questa possibilità.

NOUVELLES PIÈCES COURTES
Compagnie DCA / Philippe Decouflé
messa in scena e coreografia Philippe Decouflé
assistente alla coreografia Alexandra Naudet
con Flavien Bernezet, Meritxell Checa Esteban,
Raphael Cruz, Julien Ferranti, Ninon Noiret,
Alice Roland, Suzanne Soler, Violette Wanty
produzione Compagnie DCA / Philippe Decouflé
spettacolo programmato in collaborazione con La Francia in Scena, stagione artistica dell’Insitut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia / Fondazione Nuovi Mecenati

durata: 1h 30′

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Teatrali Limone, il 29 ottobre 2017

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