Pina. Dietro la telecamera di Wenders con Cristiana Morganti

Cristiana Morganti in Rough Cut di Pina Bausch - foto: Walter Bickmann
Pina Bausch

Pina Bausch (photo: Wilfried Krüger)

Esce fra due giorni anche nelle sale italiane, dopo lunga attesa, “Pina” il film di Wim Wenders in omaggio alla grande coreografa scomparsa nel 2009. E per questo oggi KLP dedica l’intera giornata all’evento.

La pellicola, figlia della grande amicizia e del rispetto che ha legato i due artisti, sempre sognata e desiderata dal loro primo incontro nel 1985, ha potuto vedere la luce grazie alle nuove tecnologie legate al 3D, che sole potevano, per il regista, rendere onore al Thanztheater Wuppertal.
Dopo un lungo lavoro di pianificazione, proprio due giorni prima della prova per il 3D, Pina Bausch morì improvvisamente e inaspettatamente. La determinazione dei danzatori, della famiglia e dello staff tutto ha però convinto il regista nel continuare il film anche senza Pina Bausch al suo fianco.

Per l’occasione abbiamo raccolto la testimonianza di Cristiana Morganti, da 18 anni danzatrice solista del Thanztheater.


Come avete accolto voi danzatori la prospettiva di essere coinvolti in un film che rispecchiasse il vostro lavoro?
Eravamo preparati. Pina era in contatto con Wim Wenders già da diversi anni e ci aveva messo al corrente della loro idea di realizzare un film insieme. Inoltre Wenders non era per noi uno sconosciuto, ci capitava spesso di incontrarlo nella caffetteria del nostro teatro a Wuppertal, alla fine degli spettacoli. Veniva a trovarci di frequente.

Per il film sono state effettuate riprese di alcuni tra i titoli più significativi del repertorio del Tanztheater. Gli spettacoli sono stati rappresentati appositamente per le riprese, alcuni anche in presenza di pubblico. Come è stata la preparazione per queste particolari repliche?
Gli spettacoli “La Sagra della Primavera”, “Cafè Müller” e “Vollmond” erano stati scelti da Pina per le riprese e già programmati da tempo nel calendario della stagione, con i biglietti regolarmente messi in vendita. Abbiamo quindi sempre danzato a sala piena, davanti ad un vero pubblico. Solo “Kontakthof” è stato rappresentato appositamente per le riprese.
Le prove di tutti gli spettacoli comunque si sono svolte con i ritmi e gli orari di sempre. Prima in sala prove e poi in scena, ed è stata direi la troupe di Wim Wenders ad adattarsi alle nostre esigenze con grande rispetto e discrezione.

Cristiana Morganti in Rough Cut di Pina Bausch - foto: Walter Bickmann

Cristiana Morganti in Rough Cut di Pina Bausch (photo: Walter Bickmann – walterbickmann.de)

La tecnologia 3D che Wenders ha usato, unita alla volontà di riportare sul grande schermo tutta la fisicità del vostro lavoro, ha determinato il fatto che le telecamere non fossero, come usualmente succede, frontali ma in mezzo a voi, obbligate a seguire le vostre danze. Come è stato danzare con questi ulteriori ‘intralci’?
All’inizio devo confessare che non è stato facile. La tecnologia 3D richiede una telecamera molto grande e molto flessibile: assomiglia un po’ ad un dinosauro con un collo lunghissimo! A volte si insinuava fra noi dall’alto, a volte invece ci riprendeva dal basso, sfiorando il pavimento, poteva muoversi con estrema lentezza o reagire velocissima, proprio come un animale. Impressionante! Soprattutto per le riprese della “Sagra della Primavera”, uno spettacolo estremamente dinamico, dove 32 danzatori si muovono in scena velocissimi, correndo, saltando, a volte in gruppi serrati, a volte sparpagliandosi nello spazio, le riprese sono state studiatissime. Ricordo che Wim, dopo ogni spettacolo, restava in teatro e passava la notte a rivedere le riprese e a studiare i video, per calcolare meglio le posizioni e i tempi di spostamento delle telecamere, a volte si trattava di secondi. Non voleva minimamente ostacolare i percorsi dei danzatori. Questo suo immenso lavoro di preparazione ci ha reso possibile abituarci rapidamente alla telecamera e rimanere autentici nelle nostre emozioni, che in questo spettacolo sono assolutamente fondamentali.

I soli che completano il film sono una aggiunta che Wim Wenders ha fatto dopo la scomparsa di Pina Bausch, un ulteriore omaggio alla sua memoria. Come sono nati?
Sono nati proprio da un’idea di Wim, un’idea che ci è sembrata subito molto organica rispetto alla situazione emotiva in cui ci trovavamo. Ci ha chiesto di pensare a del materiale che in qualche modo fosse legato ad un momento importante vissuto con Pina. Qualcosa che per noi, nel lavoro con lei, era stato significativo, che aveva rappresentato un passaggio chiave, una scoperta, un’esperienza indimenticabile, o un prezioso ricordo.

Come è stato affrontare questa opera senza la musa che l’ha ispirata?
La cosa strana è che, nonostante Pina non ci sia più, la sua presenza nel quotidiano, nelle prove, negli spettacoli e anche nel lavoro di preparazione del film, per me è ancora e sempre fortissima, quasi tangibile. Non so spiegare il perché, e non so quanto durerà, ma al momento per me è così.

Cosa ha significato e cosa significherà per il Tanztheater Wuppertal questo film?
Credo che per tutti noi, ancora sotto shock per l’improvvisa scomparsa di Pina, questo progetto del film sia stato fondamentale. Ci siamo trovati subito uniti da un obiettivo creativo comune e con una guida come Wim Wenders, di cui tutti ci fidavamo. Wim è un vero artista, appassionato e innamorato del suo lavoro, proprio come Pina. E’ un artista sensibile, un visionario, e anche una bellissima persona. Inoltre è dotato di un notevole sense of humor, il che, a mio parere, non guasta mai. Ci ha messo subito a nostro agio e si è rivelato fin dal primo momento profondamente in sintonia con il nostro modo di lavorare.
Per il resto, solo il tempo potrà farci capire il significato di questo film. Al momento ci sembra un ulteriore incoraggiamento a continuare.

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