Io, Ricci/Forte e le etichette abbandonate per strada. Intervista a Anna Terio

Anna Terio in Pinter's Anatomy

Anna Terio in Pinter’s Anatomy (photo: Lucia Puricelli)

Spalle al muro.
L’albero di Natale che sbuca dal fondo di una sala della Cavallerizza Reale di Torino non tranquillizza affatto. E neppure il “White Chritmas” di Bing Crosby che accompagna gli spettatori mentre vengono sistemati, in piedi, lungo un lato della sala.
Senza vie di fuga.
Con Ricci/Forte lo sai già che non ci sarà alcunché di rassicurante. E per convincerti che sei nel giusto, al lato opposto del Xmas Tree, campeggia il corpo nudo su barella di Pierre Lucat, in odore di autopsia della coscienza.

Stefano Ricci e Gianni Forte tornano per la seconda volta al Festival delle Colline Torinesi (oggi la serata conclusiva della XVII edizione) con “Pinter’s Anatomy”, progetto commissionato dal CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia nel 2009 per “Living Things, formati classici e contemporanei per un maestro del teatro“, rassegna dedicata ad Harold Pinter a un anno dalla scomparsa.

Ci tornano con un lavoro che ha tutti gli elementi della loro drammaturgia ed estetica, e con un gruppo di attori (Giuseppe Sartori, Anna Terio, Pierre Lucat, Marco Angelilli) come sempre pronti a “darsi” pienamente, anima e corpo, è davvero il caso di dire quando si parla di Ricci/Forte. In qualche modo rassegnati a lasciarci perfino qualche brandello di carne, su quei palcoscenici (e il pezzo di muro caduto durante una replica di “Pinter’s Anatomy” non è finzione scenica!).

Loro, Gianni e Stefano, ci sono sempre a seguire gli spettacoli in tournée: in ogni parte del mondo, visto che il successo li sta portando da New York alla Moldavia, dal Belgio alla Germania.
Per “Pinter’s Anatomy” (a Torino 15 repliche in tre giorni di un caldo inizio d’estate) Stefano è al mixer; Gianni, in veste di Caronte, traghetta gli spettatori fuori e dentro la stanza che ospita questo omaggio a Pinter. Perché lui, ci svela, di ogni spettacolo segue tutto fino alla prova generale, ma poi si dilegua: l’ansia di vederlo in scena è troppo forte, così… “aspetto fuori”.

Pinter's Anatomy

Pinter’s Anatomy (photo: Cedric Lefebvre)

Appena ripresa dalle fatiche dei giorni scorsi, abbiamo chiesto ad Anna Terio, unica donna in questo progetto di Ricci/Forte e ormai da anni loro “adepta”, di raccontarci la sua esperienza con la coppia di artisti. E non solo quella.

Partiamo proprio dalla fatica fisica dell’ultima settimana. Per star dietro alle imprese di Ricci/Forte quanto training fate?
Moltissimo. Diciamo che di base è indispensabile un corpo molto allenato e una grande resistenza. Cercare di non farsi male è la prima regola. Dei nostri movimenti scenici e della nostra “preparazione fisica” si occupa Marco Angelilli, uno dei performer di “Pinter’s Anatomy”, attore, danzatore e insegnante di metodo Feldenkrais.

Soprattutto per “Pinter’s Anatomy”, spettacolo per un numero ristretto di spettatori con repliche che si susseguono, e che comunque dura ogni volta 50 minuti, vi sarete distrutti. E non avete neppure quel momento catartico finale in cui vi prendete gli applausi. Come sono andate le repliche a Torino?
L’applauso alla fine di uno spettacolo è un po’ una convenzione. Non ne sentiamo la mancanza. Il pubblico ti “ricambia” durante la performance in tanti modi, con tante sfumature. C’è chi si commuove, chi resta in apnea, chi non regge e se ne va, chi sviene. A Torino abbiamo avuto un pubblico speciale, un grande ascolto, una autentica curiosità. Noi durante “Pinter’s Anatomy” abbiamo un contatto estremamente ravvicinato con chi viene a vederci, superiamo quella distanza di sicurezza che è solita tra estranei, violentiamo la soglia dell’imbarazzo. Come se volessimo diventare quelle persone. Nella testa mi sfila davanti ognuno dei loro volti, ne ricordo ogni particolare.

I 4 protagonisti di Pinter's Anatomy

I 4 protagonisti di Pinter’s Anatomy (photo: Cedric Lefebvre)

Cosa ti piace del lavoro di Stefano e Gianni?
Tutto.

Quando vai a teatro, chi vai a vedere e cosa ti piace?
L’ultima volta che sono andata a teatro ho visto Judith Malina. Davanti ad una donna come lei, un monumento di arte, di teatro, di anarchia, di pacifismo, di amore… mi sono sentita una formichina.

Ti sei formata come attrice alla Scuola Nazionale di Cinema di Roma. Ho letto che, nonostante le esperienze teatrali, continui a preferire il cinema. Cos’è che il cinema riesce a dare, a trasmettere (anche allo spettatore) che al teatro invece manca?
Quando ho iniziato a pensare di fare l’attrice subivo il fascino solo del mezzo cinematografico. Dove sono cresciuta il teatro non c’era nemmeno. Avevo un cinema all’aperto sotto casa, un’arena, e da bambina guardavo i film dalla mia terrazza. Sono riuscita dopo vari tentativi ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, era la mia scuola dei sogni. E’ vero, spesso preferisco il cinema come spettatrice, perché mi inganna più facilmente, c’è molto più “trucco”, per cui mi fa credere senza sforzo a cose incredibili. E prenderei in giro me stessa se negassi il mio desiderio di lavorare prima o poi in quel cinema per cui sono ancora un’emerita sconosciuta! Ma come attrice oggi io amo quello che faccio con Stefano e Gianni, qui e ora, è dove voglio essere, non dove potrà portarmi.

Vite parallele: Gioia del Colle (tua città natale) vs Roma (città d’adozione); cameriera/hostess/lavoretti vari vs attrice; amici di una vita vs vernissage romani, persone da conoscere, mondanità. Una dicotomia opportuna per mantenere radici e testa anche nella “realtà” o solo una grande fatica? O ancora, “citando” Pinter’s Anatomy, la possibilità di non mettersi un’etichetta al dito?
Sai, ho vissuto circa tre mesi a New York, dove ho conosciuto un po’ di giovani attori americani: lì è assolutamente normale che chi fa l’attore faccia nel frattempo anche tanti altri lavori, tra una scrittura e l’altra. Non mi vergogno di fare la cameriera o la maschera o la hostess né mi sento particolarmente meritevole. Io ho sempre lavorato, tranne il periodo della scuola in cui ho vinto una grossa borsa di studio. Fare l’attore è un mestiere per ricchi, si sa. Non per questo se si sceglie comunque di tentare bisogna morire di stenti. Ciò non vuol dire però che non mi pesi. E’ terribilmente stancante, ho cambiato quasi venti lavori in questi anni. E delle volte mentre lavoravo mi sono anche nascosta, per non farmi vedere da qualcuno dell’ambiente teatrale o cinematografico capitato lì per caso. In realtà la cosa che mi imbarazza di più è il loro imbarazzo, come se stessero sorprendendomi a fare qualcosa di vergognoso. Col tempo ho imparato a fare grandi sorrisi rassicuranti. Se non sento disagio io, perché dovrebbero sentirne loro? Questo secondo me vale per tutte le definizioni, le “etichette”, le scannerizzazioni di adeguamento, i bisogni di accettazione che ci fanno prostituire.

Anna Terio

Anna Terio (photo: © Alessandro Pensini)

Il sociologo Zygmunt Bauman, attraverso il termine di liquidità, definisce il contesto di incertezza e continua decomposizione in cui ci troviamo a vivere oggi. All’insegna del principio di sopravvivenza, teorizza che non esistano più fiducia, compassione, pietà (ossia ‘solidità’), preludendo ad un gorgo di smarrimenti e stordimenti, dove uomini e donne si scoprono dilaniati tra il vuoto esterno e lo svuotamento interiore.
Ricci/Forte sembrano colorare con pennellate fluo proprio questi concetti, rappresentando sul palco – con il loro linguaggio e la loro estetica – la precarietà della società contemporanea in ogni suo aspetto, compresi l’amore e i rapporti umani. La vedi anche tu in questo modo?

Assolutamente. Non me l’ero mai raffigurata in questi termini fluidi, ma mi sembra un’immagine molto efficace. Una sorta di liquido amniotico che ti dà la vita ma te la toglie anche. Una culla d’acqua un po’ mamma un po’ killer. Mi piace Bauman! Vado subito a studiarlo.

2012, fine del mondo. I Maya ci hanno azzeccato e ti rimangono tre desideri che verranno immediatamente esauditi. Esprimili!
1. non sbagliare niente per tutti i giorni che restano
2. che la profezia non si avveri
3. che se proprio deve avverarsi, accolga i miei amori e me mentre dormiamo.

In attesa del debutto ad ottobre, al Romaeuropa Festival, del nuovo lavoro “Imitationofdeath”, Ricci/Forte saranno domani – martedì 26 giugno ore 21,30 – al festival La Fabbrica delle Idee di Racconigi (Cuneo) con “Macadamia Nut Brittle”.

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