Pitecus: l’immaginario corrosivo e sbeffeggiante di Rezza/Mastrella

Antonio Rezza in Pitecus
Antonio Rezza in Pitecus

Antonio Rezza in Pitecus

La rassegna Spam! “Siamo nei tempi”, direzione artistica di Roberto Castello e Graziano Graziani, si è chiusa con la satira irriverente di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, consolidato connubio artistico dall’inesauribile verve qui a riproporre un loro ‘storico’ lavoro, datato 1995.

Con “Pitecus” (da “australopithecus”), animale che sembra testimoniare un’umanità disfatta, per effetto di un incomprensibile degrado naturale, il duo Rezza-Mastrella trasforma ormai da anni la drammaticità del decadimento umano in comicità allo stato puro.
Pitecus è meschino, abietto, volgare, è il paradosso di situazioni e atteggiamenti che, spinti all’assurdo, rendono più percepibili le assurdità della realtà.

La scenografia di Flavia Mastrella – come sempre essenziale e complementare all’estetica della performance – accoglie il pubblico a luci accese, quasi a evidenziare l’autonomia di un’opera  che potrebbe essere un’installazione a sé stante. Composta da teli colorati che scorrono su un’asta, si porrà invece al servizio di Rezza per diventare abito di scena, secondo sipario, scenografia mobile, vera e propria protesi corporea o teatrino per burattino unico.

Sui teli sono stati apposti tagli a differenti altezze, dove Rezza infila il volto, la testa, un braccio o una gamba per modulare i vari personaggi a un ritmo incalzante, che non dà tregua e funziona secondo principi propri, avvalendosi di un doppio linguaggio, della voce e del corpo.

Si procede per quadri dove Rezza, passando da una fessura all’altra, interpreta due, tre personaggi per volta  che danno vita alle situazioni più inverosimili: dalla rivincita delle sorellastre di Cenerentola (che finisce con un  numero smisurato di scarpe di ogni tipo che volano in aria), al quadretto di famiglia, dove i genitori si drogano di nascosto al figlio, a quelli che si tradiscono fra di loro, fino al costruttore di barriere architettoniche che sfida il portatore di handicap (prendendosi allo stesso tempo gioco del pubblico che, distratto dalla comicità travolgente di Rezza, non si chiede neppure come faccia a stare in piedi su una gamba sola…).
La sfilata di personaggi miseri, meschini o semplicemente sfortunati abbozza ritratti contemporanei (dis)umani dalle molteplici sfumature. Ne emergono mondi dove trionfa il qualunquismo, il luogo comune, il pregiudizio, il bigottismo.

Più volte Rezza sorprende il pubblico con un “finisce qui”, o risponde agli applausi vigorosi con un “grazie, ma questa non è ancora finita…”, sottolineando che lo sketch “non finisce quando pensa il pubblico, perché sarebbe la fine di un’utopia”.

Gioca sulla provocazione dunque, spingendola al limite (e forse superandolo in alcuni momenti) con un cinismo che porta il pubblico fino a ridere di se stesso. Gioca anche su apparenti improvvisazioni (in realtà vere e proprie costruzioni verbali disseminate di trappole in cui lo spettatore è pronto a cadere), che animano ulteriormente la performance.

E il pubblico ride, applaude, si lascia trascinare nel processo di demolizione di Rezza; e verrebbe da chiedersi  fino a che punto, ubriacato da risate nervose, si soffermi (durante o dopo) su tutte le sfumature, gli slittamenti di senso, le allusioni, o se le risate non prevalgano alla fine su qualsiasi riflessione.

Il grande merito di Rezza e Mastrella è proprio quello di riuscire a sovvertire ogni comune senso di fare teatro, riuscendo ad essere qualcosa di unico, con una propria mimica e un proprio linguaggio che, un po’ alla maniera del “cinico tv” di Ciprì e Maresco, riesce ad acuire gli aspetti più turpi e rudimentali dell’essere umano, ed esasperandolo rendono semplicemente più visibili le caratteristiche di ciò che siamo o di ciò che stiamo diventando in questo misterioso e paradossale processo – in qualche modo involutivo – della specie.
E il fatto che un lavoro come “Pitecus” sia ancora attuale dopo un ventennio né è sicuramente una conferma.

Pitecus
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con: Antonio Rezza
quadri di scena: Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione: Massimo Camilli
consulente tecnico: Mattia Vigo
disegno luci: Maria Pastore

durata: 1h circa

Visto a Moriano (Lucca), Teatro Neri di Ponte, il 30 maggio 2014

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