Poesia, la vita: d’Elia in un simposio di versi

Corrado d'Elia in Poesia, la vita (photo: Chiara Salvucci)
Corrado d'Elia in Poesia, la vita (photo: Chiara Salvucci)

«Che differenza c’è fra poesia e prosa? La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po’». Charles Bukowski aveva le idee chiare sulle virtù dei versi. In effetti la poesia incarna la contemporaneità più della prosa. È condensazione, sintesi. È trama di simboli. Affinché essa sbocci, occorre non solo saperla scrivere, ma anche saperla leggere. Ecco perché non andava perso lo spettacolo “Poesia, la vita”, di e con Corrado d’Elia, al Teatro Leonardo di Milano.

“Poesia, la vita” è un simposio di rime sparse e suoni, una riflessione sul vivere poetico. I versi diventano diario di bordo, inno all’esistenza, atto creativo anacronistico. Lo diceva anche Gabriele d’Annunzio: «Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d’un fluido, più vibrante d’una corda, più luminoso d’una gemma, più fragrante d’un fiore, più tagliente d’una spada, più flessibile d’un virgulto, più carezzevole d’un murmure, più terribile d’un tuono,il verso è tutto e può tutto».

Ma a differenza del Vate, quella di d’Elia è tutt’altro che una concezione fondata sull’estetismo. In questo spettacolo la poesia è impulso vitale: rapisce lo spettatore e lo trascina in una dimensione astratta e materiale a un tempo.
L’affabulazione poetica si dispiega solo con l’aiuto di un leggio, in un’atmosfera da bar semivuoto nella penombra ideata da Chiara Salvucci. In alto campeggia la scritta al neon “Poetry club”, che a tratti si colora. Letterine soffiate nel vetro si accendono come lucciole, creano parole-evocazione: “incontri”, “silenzi”, “umori”, “legàmi”, “sospensioni”. Sono aree tematiche che danno il la alle poesie. I versi fluiscono come scie luminose. La scena minimalista dà risalto alla parola scultorea, per affermare il potere dell’evocazione.


Le liriche scelte affondano le radici nelle oscurità dell’essere umano. Si inizia con “Quando ti metterai in viaggio per Itaca” di Konstantinos Kavafis, si finisce con “Lettera a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke. In mezzo versi di Hikmet, Hafiz, Carver, Gualtieri, Saffo, Cardarelli, Foscolo, Lamarque, Bukowski, Deledda, Szymborka, Pavese, Cappello, Caproni, Quasimodo, Baudelaire, Miguel d’Ors, Leopardi. È una vibrazione di colori, amori e dolori, sensazioni raccolte nel tempo, dolcezze e amarezze che si affastellano nell’inquieta letizia della maturità.
E poi ci sono una mezza dozzina di liriche inedite dello stesso d’Elia, a creare un’ossatura: esprimono l’amore per il teatro o per una donna, l’intrico discorde di sensazioni sopra e fuori del palcoscenico.

È una selezione di testi semplici, lontani dall’ermetismo, mai banali. D’Elia elude la forma – l’esteriorità espressiva, la gestualità pensata – e mira all’essenza, alla purezza e fragilità della parola. In questa religione del teatro la solitudine in scena diventa occasione per l’incontro e la condivisione.

Gli spettatori fissano il succedersi di luce e buio. Catturano gli umori del palco e della sala. È un clima raccolto. La voce dell’attore si dilata nel vuoto. La parola è anche il silenzio che la precede e che la segue. Il sonoro non è intermezzo, ma partitura narrativa.
Lo spettacolo diventa rito. D’Elia è un animale di scena raro. È uno dei pochi che possa permettersi di starsene seduto 75 minuti davanti a un leggio e fare del pubblico ciò che vuole, fagocitarlo in una sarabanda di emozioni senza uno sbadiglio o un’occhiata anche distratta all’orologio. E qui non c’era una storia come negli altri album (Strehler, Redenta Tiria, Iliade, Beethoven, Notti bianche, Moby Dick), ma versi, suggestioni.
Infinità e vertigini si accavallano nelle parole snocciolate tra melodie francesi (Rémi Geffroy e grandi musiche ballabili a ritmo di walzer (Chopin, Marianelli, Saint-Saëns). C’è un’etica del lavoro e un’etica della parola: d’Elia mostra di professarle entrambe.

POESIA, LA VITA
progetto e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
assistente alla regia Federica D’Angelo
ideazione scenica e grafica Chiara Salvucci
responsabile produzione Beatrice Nannetti Pozzi
tecnico luci Andrea Anghinoni
tecnico audio Edoardo Ridolfi
produzione Compagnia Corrado d’Elia

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Leonardo, il 9 maggio 2018

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