Polvere di Beckett apre Inequilibrio 2017

Winnie di Nerval Teatro
Winnie di Nerval Teatro

Si è accesa il primo giorno d’estate, negli spazi del Castello Pasquini di Castiglioncello, l’edizione XX del festival Inequilibrio, sempre a firma di Angela Fumarola e Fabio Masi.
Tra prime nazionali e studi, focus dedicati a singole compagnie ed artisti, tanta danza e uno sguardo verso il Medioriente, ma anche particolare attenzione alle nuove drammaturgie italiane e francesi, la rassegna conserva – fino al 2 luglio – quella unicità più volte sottolineata negli anni, caratterizzata dall’essere “approdo delle residenze artistiche dove gemmano nuove idee da mettere in scena” e dall’offrire un ritmo lento al tempo offerto agli artisti ospiti.
Non a caso qualche giorno fa è stato presentato il primo volume curato da Attilio Scarpellini della serie “Quaderni d’Armunia”, dall’esplicito titolo “Tempo. Dieci variazioni sul tema”, che testimonia dei seminari organizzati da Claudio Morganti tra il 2015 ed il 2016 al Castello Pasquini. Nella fattispecie in questa pubblicazione si dà conto dei primi cinque, tenuti da Morganti, lo stesso Scarpellini, Alfonso Iacono, Silvia Pasello, Ares Tavolazzi e Marta Bevilacqua.

L’onore di aprire le danze della 20^ edizione è toccato alla compagnia lombarda Il Servomuto con “Polvere”, pluripremiata messinscena liberamente tratta da “Se è una bambina” della scrittrice e giornalista Beatrice Masini, autrice per ragazzi assai conosciuta oltreché traduttrice di alcuni volumi della serie di “Harry Potter”.

Polvere -Il Servomuto

Polvere -Il Servomuto

Marzia Gallo e Michele Segreto, autori della drammaturgia, sono giovani, e alla gioventù molto si perdona. Anche l’averci fatto attendere nell’arco dei cinquantadue minuti della messinscena un guizzo, una scossa, un deragliamento, una sorpresa, una deviazione che ci sottraesse alla normalità di un racconto che si rivela a lungo andare un po’ statico e monocromo. Si capisce quasi da subito dove si cela quello che dovrebbe essere il colpo di scena finale. E così il tutto alla fine è sembrato un po’ troppo prevedibile.

Nel monologo protagonista è una bambina (la stessa Marzia Gallo) che ci narra la sua vita nell’immediato dopoguerra. Il collegio con le suore, i litigi e l’annusarsi dell’infanzia, le vacanze con il nonno e il cane Pippo, i rapporti con le due sorelle maggiori, di cui una rimane incinta, ma senza grande scandalo perché troverà marito prima del parto. E poi? Verrebbe da dire. Perché ce ne stiamo lì ad ascoltare il monologo ben recitato – nulla da eccepire – sorretto da una intelligente ed efficace scenografia augurandoci che non sia tutto così lineare, scandito e “didascalico”.
La sorpresa finale dovrebbe essere la morte della madre, la grande assente, che in realtà ha fatto la sua “comparsa” in scena da subito. Ma in fondo la vita va avanti e ci sono tanti altri sentimenti a sorreggerci, sottolinea la protagonista.

E così anche noi andiamo avanti, arrivando alla messinscena che ha concluso questa prima giornata di Inequilibrio, “Winnie”, nuova tappa del laboratorio permanente con persone diversamente abili del territorio della Bassa Val di Cecina che Nerval Teatro (Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol) porta avanti da più di dieci anni ad Armunia, ultima fatica di un gruppo di attori che non finiscono mai di sorprenderci.
Stavolta in scena solo due degli storici componenti della compagine che avevamo ammirato con l’ultimo lavoro, “Attraversamenti”, di cui avevamo parlato in occasione di Inequilibrio 2015: Federica Rinaldi e Cesare Tedesco.

Dalla dimensione corale, potente, visionaria, con scene di gruppo prepotenti nella loro “bellezza” caratterizzante il lavoro di due anni fa, in “Winnie” si passa ad una dimensione intima e al contempo ironica, come ironica è a volte la vita nel suo non curarsi delle volontà e dei desideri dell’uomo, illuminato da una luce immobile e spietata che ne seziona i “giorni”.
Una luce fredda e fissa caratterizza la messinscena, che testimonia di quella “implacabilità” – come ci racconta Lupinelli – che contraddistingue a suo parere l’universo beckettiano. Già, Beckett, ed arrivare a Beckett con questi risultati insieme ad attori con handicap fisici e psichici non è cosa da poco.

Da un frammento del lavoro del 2015, che ha come ossatura di base “Giorni felici”, il regista ravennate inscena un rarefatto ed al contempo affilato squarcio della vita di quei personaggi “stralunati” – come li definisce – che popolano le pagine del drammaturgo irlandese.
I due protagonisti, Winnie e Willie, abitano due bidoni bianchissimi (ecco affiorare “Finale di partita”), illuminati, o meglio fotografati, da luci fredde, anodine, pulite, glaciali. Tutto il gioco, tutto il farsi è affidato al talento dei due attori, alle sfumature cariche di interrogativi, piccoli gesti ironici, suoni e richiami dei quali è costituito il dialetto di una coppia. Che è sempre sul punto di dialogare ma che mai si incontra in un vero scambio.

Winnie è una straordinaria Federica Rinaldi, con la sua vocina, le sue preghiere, le frasi ripetute, con la borsetta piena di piccoli oggetti personali, quella Winnie con l’ombrello alla Mary Poppins e la pistola da puntare al cielo. Ma anche Winnie col suo spazzolarsi i denti, con il suo mondo di piccole cose e di ottimismo folle disarmante e disarmato, mentre Willie (un Cesare Tedesco cresciuto tantissimo) giace sdraiato, beato nel suo sonno, dentro un bidone ai piedi della donna. Se ne sta lì, sdraiato in disparte, senza quasi mai parlare, preso com’è a dormire profondamente. Ma dentro quell’immobilità c’è tutto il non detto e non dichiarato delle nostre giornate, l’incertezza, il vuoto e il pieno, l’interrogarsi continuo e senza significato di queste vite strampalate, che poi sono anche le nostre.

Tedesco e Rinaldi ci prendono per mano per condurci dentro questo mondo con un’ironia che strappa improvvise risate. Un’ironia su cui giocano molto e che tuttavia, al termine del lavoro, lascia nello spettatore un piccolo fastidio crescente, un piccolo brivido che corre gelido lungo la schiena come una goccia di sudore: come un palpito che annuncia un treno che prima o poi dovremo prendere, come se qualcuno di passaggio, urtandoci appena, ci avesse sussurrato indifferente tremende verità che da sempre portiamo dentro di noi, ed ora esplodono improvvise facendo crollare l’interezza delle nostre vite d’argilla. In un modo o nell’altro le conoscevamo già, le portavamo con noi da sempre, ma senza nominarle potevamo credere che non fossero vere. Povero, apparente, fragile, illusorio potere apotropaico della mente umana.

Inequilibrio prosegue oggi con Lanza/De Carolis, Massimiliano Civica, Simona Bertozzi, Roberto Abbiati e Garbuggino/Ventriglia.

POLVERE
liberamente tratto da “Se è una bambina” di Beatrice Masini
drammaturgia Marzia Gallo e Michele Segreto
regia Michele Segreto
con Marzia Gallo
scene Diego Ossoli
consulenza movimenti Natascia Medaglia
registrazioni Silvia D’Agostino
disegno luci Iro Suraci
una produzione Il ServoMuto/Teatro
con il sostegno produttivo di Residenza IDra
premio delle Arti Sceniche L. A. Petroni
premio Tagad’Off – Festival di Nuova Drammaturgia Lombarda
menzione Miglior Allestimento
premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2016 – Sezione Monologhi
secondo Miglior Spettacolo del Progetto W.A.Y di Associazione ETRE
si ringrazia il Comune di Borgosatollo

 

 

WINNIE
di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol
con Federica Rinaldi e Cesare Tedesco
regia Maurizio Lupinelli
costumi Sofia Vannini
scene realizzate in collaborazione con Terapia Occupazionale – Cooperativa Sociale Nuovo Futuro
produzione Nerval Teatro, Armunia Festival Inequilibrio
con il sostegno di Regione Toscana-Settore Spettacolo
in collaborazione con Cooperativa sociale Nuovo Futuro

 

 

Visti a Castiglioncello (LI), Castello Pasquini, il 21 giugno 2017

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