Ubu 2009. Dialogo tra un Giurato e una (ex?) Faziosa

Premi Ubu 2009

Premi Ubu 2009FAZIOSA: Lo scorso anno eri il “diplomatico” (io sempre faziosa); quest’anno sei addirittura diventato giurato degli Ubu: il passo è breve, se sei un “bravo” critico oppure un attivista del web… Raccontaci che cosa è successo.

DIPLOMATICO: Più che critico mi sento un osservatore appassionato. Comunque sia, è stato un grande onore per me e un divertimento far parte della giuria del premio teatrale più ambito (e criticato). Ed è un riconoscimento al lavoro di Krapp’s Last Post.

FAZIOSA: Oltre a Klp, nella tua storia sul web hai fondato un gruppo su Facebook che è diventato un blog con i consigli teatrali più seguiti. Perché non hai pubblicato le motivazioni sul tuo blog?

DIPLOMATICO: Non ce n’era bisogno. Si possono comunque leggere le mie scelte con le motivazioni sia sul Patalogo 32, in uscita nella seconda decade di marzo, sia qui.

FAZIOSA: Entriamo nel merito dei premi. A me interessano il ballottaggio e le tue preferenze, che sul Sacro Libro Quadrato non vengono pubblicate…

DIPLOMATICO: Per questo mi piace l’idea di renderle pubbliche: per quanto riguarda “spettacolo dell’anno” e “regia”, per molti versi i due premi più importanti, non ho votato perché non ho visto gli spettacoli al ballottaggio. Stesso discorso per i migliori attori non protagonisti.

FAZIOSA: Diplomatico come al solito, insomma, anche da giurato. Io mi sarei astenuta, ma per protestare contro la Stabilità o le supposte lotte intestine della stabilità… Insomma Peter Stein vs Piccolo Teatro vs Stabile di Torino ed Eliseo non è proprio Davide contro Golia.

DIPLOMATICO: Per la scenografia ho votato Daniela Dal Cin (“…Ma bisogna che il discorso si faccia!”). Ho visto lo spettacolo, difficile da digerire, durante VolterraTeatro 09. Pur non avendolo votato al primo turno, l’intero impianto visivo è sicuramente di grande effetto e suggestione, non solo la scenografia ma anche i costumi e le maschere.

FAZIOSA: Daniela Dal Cin ha vinto in ex aequo con la non proprio freschissima di Ubu Margherita Palli… Mostro Sacro, per carità, ma la Palli è al suo quinto – e dico quinto – Ubu. Alla faccia delle novità. E non mi dici nulla degli attori?

DIPLOMATICO: Come attore ho votato Giuseppe Battiston, già votato al primo turno. Mi è piaciuta molto la sua interpretazione in “Orson Welles’ roast”, sebbene lo spettacolo fosse, a parer mio, non perfettamente riuscito. Tra le attrici ho votato Ermanna Montanari (“Rosvita”) e Silvia Calderoni (under 30): donne dalla Romagna che non avevo votato al primo turno ma alle quali ho voluto dare la preferenza, oltre che per le loro interpretazioni, anche come testimoni di un teatro più contemporaneo e più “di pancia” rispetto alle concorrenti.

FAZIOSA: Qui ti devo dar ragione… E la commozione trattenuta della grande Ermanna Montanari nel ringraziare, come sempre, tutto il Teatro delle Albe e nel definirsi un veicolo per tutta la sua compagnia, è l’essenza dell’essere attrice e interprete. È stato un grande momento per il teatro italiano. Secondo me era vestita Marras o Martin Margiela… Romagna docet. Ma non solo Romagna, in questi premi 2010… Che mi dici della nuova generazione romana?

DIPLOMATICO: Roma e non solo. Come premi speciali ho votato i “fab four” della nuova scena italiana: Santasangre, Muta Imago, Teatro Sotterraneo e Babilonia Teatri. Quattro compagnie per due generi diversi: da un lato il “new visual theatre”, dall’altro due gruppi che fanno della parola e del testo le loro peculiarità, per un nuovo “teatro povero”. Santasangre e Muta Imago sono stati i miei preferiti addirittura come spettacolo dell’anno: grazie a loro tira aria di novità nella capitale, non solo per l’alta competenza nell’utilizzo della tecnologia, ma anche per un indubbio tocco emotivo e viscerale che sanno proporre nei loro spettacoli. Non è un caso infatti che i loro lavori siano già stati presentati all’estero, mentre sul web pullulano le polemiche sterili degli invidiosi.

FAZIOSA: Mi permetto di aggiungere un applauso per Massimo Paganelli e Inequilibrio Festival: il castello e le sue atmosfere sono memorabili.

DIPLOMATICO: Sacrosanto. Ho votato anche per il festival di Castiglioncello. Mi pareva doveroso. Inoltre, se sono da un po’ di tempo “fatto di teatro” lo devo per una buona parte a Massimo Paganelli.

FAZIOSA: Beh, il mio cuore è per un altro festival toscano, che è diventata quasi la mia prigione. Comunque quest’anno ci troviamo troppo d’accordo. Sta a vedere che son diventata diplomatica anche io, ahimè…

DIPLOMATICO: Proseguendo, come migliore spettacolo straniero presentato in Italia ho votato “Riesenbutzbach. Eine Dauerkolonie” di Christoph Marthaler, l’unica mia votazione a non aggiudicarsi il premio.

FAZIOSA: Ma come? Non hai dato il voto a “L’Opera da tre soldi” di Bob Wilson e il Berliner Ensamble? Io quando ha parlato la nostra Signorina Tedesca (zittendo anche Chiambretti, e ce ne vuole) e citando la lettera che Brecht scrisse a Strehler dopo la prima rappresentazione dell’Opera ho avuto l’istinto di chiederle di adottarmi. Molto male, diplomatico.

DIPLOMATICO: Per finire, come migliori nuovi testi ho votato “Pali” di Spiro Scimone e “Giusto la fine del mondo” di Jean-Luc Lagarce. Premi strameritati a mio avviso.

FAZIOSA: Già. Sto proprio invecchiando!

DIPLOMATICO: Per il resto, abbiamo partecipato a una splendida serata di mondanità, un Premio Ubu gremito come non mai nelle rinnovate sale del Piccolo Teatro Grassi. Frotte di teatranti di varie generazioni in bella mostra. Ma della serata ricorderò soprattutto la professionalità e l’esilarante verve comica (a volte ai limiti della maleducazione) di Piero Chiambretti, presentatore perfetto per questi Ubu in salsa glamour; la grinta e il carisma di Maddalena Crippa Stein nel rivendicare le sue ragioni contro un teatro stabile che aveva negato alla compagnia del marito di andare in scena, il perentorio (e a mio avviso fuori luogo) “scusa ma l’ironia mi mette in difficoltà!” pronunciato prima di scendere dal palco anzitempo da Silvia Calderoni al presentatore durante la sua premiazione.

FAZIOSA: Mah, più che serata mondana la definirei affollata. Per quanto riguarda i teatranti, sempre le stesse facce, sempre le stesse voci, vecchie e nuove… Amavo il teatro e ora sono sempre più incerta. Ma è valsa la pena di essere al Piccolo per Franco Quadri, che era già passato al Patalogo 33, perché crede che sarà l’ultimo; per Pina Bausch, Claudio Meldolesi, Merce Cunningham e Nico Garrone. Una dedica per appoggiare il pensiero ai pilastri, contro una crisi che per il teatro è ancor più vera, economica e valoriale (nonostante l’assessore milanese Finazzer sostenga che gli unici tagli alla cultura che conosce sono quelli di Fontana: ci fa ben sperare?). E anche per Chiambretti e la sua cattiveria televisiva, a ricordarci che in fondo (e in questo Dialogo lo abbiamo dimostrato) siamo ancora tutti troppo buoni…

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  • Paola ha detto:

    E vabè, quello della Calderoni non è stato mica un gesto premeditato, fatto per tirarsela, poverina. E’ stato semplicemente un comprensibilissimo attacco di imbarazzo / timidezza / emozione, che ti può fare piangere (come Ermanna Montanari), diventare muto (come le due scenografe) o, appunto, diventare un po’ scorbutico. Visto che è un gesto che non puoi controllare non mi pare si possa definirlo né opportuno né fuori luogo.

  • Margherita Palli ha detto:

    Dalla non proprio freschissima di Ubu , questo era il sesto !

  • michelle ha detto:

    fiiiiiiiiiiiii
    ammonita da nientepopodimeno che Margherita Palli! La stimo, è giusto così!
    🙂

  • Faziosa ha detto:

    Avevo visto il gesto della mano che faceva 5… mi è sfuggita l’altra, accidenti… Onoratissima per questo errata corrige…

  • Margherita Palli ha detto:

    erano i vecchi ………………con la mano…………………………….!

  • filippo de dominicis ha detto:

    Francamente trovo umiliante per chiunque abbia dignità andare a farsi prendere per il culo da Chiambretti sul palco deve si è mercificato il nome glorioso di Ubu Re. Perché se sono coraggiosi, come dici te, questi ragazzi non irridono la farsa, perché sorridono? Non c’è niente da ridere in Italia, dove gli artisti devono attenersi ai capricci di brontosauri bavosi e tronfi del loro potere, pronti ad alzare ed abbassare il loro pollice unto di fronte all’arena dei gladiatori. Questo porta l’odio e la competizione acida fra gli artisti, tutti a concorrere per un premino, un concorsino, un aiutino. Nessuno, o quasi, che vada avanti con il grido libero della propria arte. E’ tutta una girandola di aperitivi, di sorrisetti mondani, di ammiccamenti di “mi noteranno di più se… o se”. Questo è triste ed umiliante e mortifero. Questo rende “morti” i giovani. Invece di contrarre la peste di Artaud, e spaccare con il corpo e la voce il muro della vetrina mondana, stanno al gioco, si fanno il logo, arrotano le parole e gli sguardi.

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