Premio Scenario 2011. Dagli appunti della tappa napoletana ai finalisti

Associazione Scanario

Associazione ScanarioQuasi 300 progetti inviati, 50 quelli scelti dalle undici commissioni territoriali, 26 i gruppi presenti al Teatro Area Nord di Napoli per la seconda tappa di selezione del Premio Scenario. Questi alcuni dei numeri della 13^ edizione del prestigioso concorso teatrale, che dal 1987 si propone di valorizzare e promuovere nuovi linguaggi per la ricerca e per l’impegno civile.

Si riparte così dalla vittoria conseguita nel 2009 dal controverso “Pink, me & the roses” di Codice Ivan, la cui struttura performativa e meta-teatrale pare aver orientato molti dei lavori presentati quest’anno. La prima cosa che risalta in modo lampante dalla visione degli studi proposti è infatti la quasi onnipresenza, in scena, di strumenti tecnologici di ogni genere.
Videoproiettori, computer portatili, telecamere, macchine fotografiche, televisori, microfoni (e di conseguenza cavi a vista, cavalletti, flash, teli, aste) sembrano aver invaso il palco diventando elementi apparentemente irrinunciabili per costruire uno spettacolo.

Tuttavia questi mezzi, nella maggior parte dei casi cui abbiamo assistito, sono rimasti inerti sulle tavole di legno, incapaci di arricchire di nuovi significati i lavori selezionati e, soprattutto, senza riuscire ad assumere, nel contesto teatrale, una funzione diversa da quella che riconosciamo loro nella quotidianità. Oggetti, dunque: freddi, piatti, in molti casi costosi; come se le teste pensanti non fossero più sufficienti, le parole significanti e i corpi vivi non bastassero…

La ricerca della “contemporaneità” pare quasi involversi nella subordinazione al mondo della tecnologia, alle sue forme e ai suoi messaggi, preferendo spesso l’estetica al contenuto, il “come” al “perché”, il feticcio metallico all’attore.

Ci sono stati però anche tentativi di ribaltamento di questa prospettiva: se in “Io Mio Dio” della compagnia Occhisulmondo una tv diventa idolo da contemplare a suon di preghiere-slogan che ricordano lo stampo ricci/forte, IoMai con “Occhi di ghiaccio” si concentra sulla fascinazione di tre ragazzini verso la cronaca nera e i suoi eroi. Mentre in “Ritorno” di Antonio Ianniello sono le protagoniste che, intrappolate dentro lo schermo nei panni di quattro stereotipi televisivi, provano a scappare da una scatola che le ha fagocitate.

La solitudine e l’impossibilità di comunicazione sono l’altro tema portante degli studi rappresentati, evidentemente un corollario dell’assedio dei media.
“Generazione Emmoticoon” di Formiche di vetro compone un partitura composta dai suoni del pc e dal linguaggio delle chat inserendo il pre-testo di un fantomatico reality virtuale; Nessunteatro in “Malaprole” esprime l’alienazione di un giovane rampante immobile su una sedia, costretto a parlare tramite (e con) una ricetrasmittente che, a tratti, rende difficile la comprensione del suo sfogo, lasciandone soltanto la suggestione.

C’è poi il mancato dialogo tra madre e figlio per LaCorsa, giovani cresciuti coi progetti di Arrevuoto e Punta Corsara, che con “La solitudine delle ombre” propongono una struttura drammaturgica ancorata al teatro classico napoletano con piccoli spiragli visionari. In “Pas d’ospitalité” di Graziosi/Dolores una donna prova a sfuggire all’isolamento immaginandosi perfetta padrona di casa per ospiti che non arriveranno mai. Infine Giuseppe Sangiorgi che con “Due” mette in scena le interferenze della morte nella vita di chi sopravvive al proprio amore.

I progetti in concorso per il “Premio Ustica”, incentrati su tematiche di impegno civile, affrontano lo sfruttamento degli stranieri in Italia (“Bristit ekti golap” di Fausto Romano); i segreti di Gladio rivelati da uno dei suoi misteriosi “guerrieri della luce” (“Quid est Gladium?” di Dario Focardi); la resistenza di Naji Ali, vignettista palestinese il cui assassinio non ha ancora un mandante identificato (“Erba amara” di Teatro di Legno).
Qui la matita è l’arma più potente a cui aggrapparsi, con cui danzare al buio pur di lasciare un segno definitivo, unico mezzo per oltrepassare il confine, perché “il bianco (di una vignetta vuota) è il colore del lutto”.

Vale la pena segnalare altri tre studi che, insieme a quest’ultimo, si distinguono per originalità e coraggio. Si tratta di “Infactory” di Matteo Latino, caratterizzato da una scrittura poetica e scarna che si rispecchia nell’allestimento essenziale, dove gli stessi attori gestiscono luci e musica; “O taccia x sempre” di Pamela Sabatini e Valeria Bianchi, anch’esso privo di orpelli estetici e retorici, che ha il sapore di una confessione necessaria, un tentativo di affermazione della propria identità che parte dalla ricostruzione delle proprie origini; e “Biografia della peste” di Maniaci d’Amore che ci trasporta in una favola nera con protagonista un ironico ragazzo in carrozzina alle prese con una delicata quanto improbabile storia d’amore.

Tante le voci che tentano di emergere da questa tre giorni napoletana. Al Premio Scenario va il merito di perseverare nella sua ricerca e di portare avanti un appuntamento che, a detta degli stessi artisti in gara, rappresenta quasi un passaggio obbligato per chi desidera proseguire il proprio percorso e per chi ‘semplicemente’ ha bisogno di mettersi alla prova.

Con aprile si chiude quindi il lavoro di selezione alle finali nazionali, che si terranno tra l’11 e il 13 luglio a Sant’Arcangelo di Romagna, all’interno dell’omonimo festival. Vedranno partecipare i 15 progetti finalisti, di cui vi sveliamo fin d’ora le ‘generalità’.

I finalisti del Premio Scenario 2011 sono:

“Due passi sono” di Carullo-Minasi / Il Castello di Sancio Panza (Messina) *
“Spic & Span” di foscarini:nardin:dagostin (Sernaglia della Battaglia, TV)
“MW” di Garten (Pagazzano, BG)
“Salomè ha perso il lume” e “Creta, pedine e piume di pavone” di Costanza Givone (Firenze)
“Bairdo” (titolo provvisorio) di Antonio Ianniello (Roma)
“Nil admirari” di inQuanto Teatro (Firenze)
“La solitudine delle ombre” di LaCorsa (Melito di Napoli, NA)
“Infactory” di Matteo Latino (Mattinata, FG)
“Malaprole” di Nessunteatro (San Benedetto del Tronto, AP)
“Wonder Woman + Gesù Cristo” di La quarta scimmia (Torino)
“L’Italia è il paese che amo” di ReSpirale Teatro (Bologna) *
“RaeP- la parola è uno spazio significante” di Mauro Santopietro (Roma) *
“Madama Bovary” di Lorena Senestro (Torino)
“Senso Comune” di Teatro dei Venti (Modena) *
“La carezza del vetro” di Three minutes ago (Roma)

*progetti che concorrono potenzialmente al Premio Scenario per Ustica