Annullato One Day, lo spettacolo dell’Accademia degli Artefatti

Accademia degli Artefatti
Accademia degli Artefatti

L’Accademia degli Artefatti (in parte)

“Oneday. Finalmente vivere servirà a qualcosa.” Un giorno. Forse.
Lo spettacolo dell’Accademia degli Artefatti che avrebbe dovuto debuttare al Romaeuropa Festival nel fine settimana è stato annullato. Dopo mesi di lavoro, ecco insinuarsi con sempre maggior pressione complicazioni che hanno alla loro origine defaillance di natura economica.
Del resto, la nuova produzione firmata Fabrizio Arcuri avrebbe dovuto parlare proprio di questo: “Oneday contemplava già in sé lo sgomento artistico e produttivo, la precarietà creativa e anche l’estrema conseguenza – spiega il direttore artistico – Aveva già le parole per dirla. Gliele hanno tolte”.
Insicurezza, tagli, mancanza di investimenti nella cultura, ingerenze politiche, flussi di denari che perpetrano spesso strade già segnate…

Il problema delle produzioni, in Italia, è sentito da quasi tutte le ‘giovani’ compagnie. Soprattutto se si hanno velleità artistiche non di richiamo cabarettistico o di musical-tendenza. Un esempio su tutti: l’appello di Paola Bianchi, quest’anno, per riuscire ad allestire Per Figura Sola, arrivato finalista al premio Equilibrio Roma.

“Nel tentativo di reagire alle sempre maggiori difficoltà nel trovare un sostegno economico adeguato, proponiamo una formula di contributo alla produzione accessibile a tutti, anche a privati – spiegava la compagnia sul proprio sito web – È possibile contribuire alla realizzazione di mezzo minuto, 1, 5, 10 o 15 minuti. Con questa richiesta di sostegno economico vorremmo dimostrare che si può produrre arte con l’aiuto di chi ama l’arte. Non vogliamo dire che la cultura non necessita di denaro pubblico, anzi. Vorremmo dimostrare che forse non tutti sono d’accordo con la distribuzione di denaro alle solite strutture e con i tempi e modi con i quali vengono erogati i finanziamenti. Vorremmo dimostrare che a qualcuno importa anche delle piccole realtà che lavorano credendoci profondamente. Non è un investimento economico quello richiesto. E’ un investimento culturale, un investimento politico”.

E così Arcuri, che spiega il forfait dell’ultima produzione: “Accademia degli Artefatti e le altre 47 persone coinvolte nel progetto Oneday (attori, attrici, compagnie, drammaturghi, gruppi musicali, coreografi, danzatori, cantanti e tecnici) si arrendono dopo quattro mesi di lavoro segnati dall’annullamento decisivo di quattro co-produttori che, per motivi economici e politici (locali e di sistema), hanno dovuto ritirare o ridimensionare la loro partecipazione. A pochi giorni dal debutto, a seguito dell’ultima defezione produttiva, non sono risultate più registrabili le condizioni per sostenere e tutelare i parametri tecnici, artistici, qualitativi, esistenziali del progetto. Abbiamo deciso di ritirarci prima di diventare noi stessi un problema politico ed economico per le produzioni complici: Romaeuropa Festival e Reggio Emilia Contemporanea, nelle figure dei direttori artistici Fabrizio Grifasi e Daniele Abbado, ai quali va tutta la nostra stima e gratitudine, che hanno creduto e  sostenuto Oneday e lo hanno accompagnato fino a quando è stato possibile”.
Per riuscire a concludere il progetto, Arcuri spera nel 2009 e in nuovi aiuti che sembrano smuoversi in questi giorni.

Ma qual è, oggi, l’alternativa realmente percorribile? Quella proposta, tra gli altri, da Paola Bianchi? Quali, se ci sono, le vie possibili? Perché è evidente che, per non farsi ingabbiare dalle strutture esistenti e dalla frustrazione, qualcosa bisognerà pur inventarsi. Una rivoluzione del ‘costume culturale’.
Farsi la guerra (una lotta tra poveri che spesso è realtà in molto ambiti artistici) servirà a poco. O per poco. Meglio pensare a nuovi modelli. Perché se i mondi utopici sono destinati a rimanere chiusi tra le pagine dei libri, arrendersi alla realtà dell’oggi non è una scelta che ci pare accettabile.

‘Come si fa?’
‘Immagina di essere un film che viene bocciato senza sufficienti motivi.
Ecco, ora cambiati il finale e tagliati dieci scene, da solo’
‘Ci fermiamo? solo se ci fermano’
‘…Voi non ve ne siete accorti ma siete già invischiati in un processo che vi condurrà ad un’unica,
inevitabile ed estrema conseguenza, che qui chiameremo convenzionalmente fine’

(estratti di Oneday. Finalmente vivere servirà a qualcosa)

 

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