Progetto Cantiere: i giovani incontrano i maestri del teatro di figura

Antonella D’Ascenzi ha presentato Hilar
Antonella D’Ascenzi ha presentato Hilar

Gli ultimi giorni della sezione ottobrina della 28ª edizione di Incanti, il festival internazionale torinese di teatro di figura, è stata quasi interamente dedicata agli esiti spettacolari “compiuti” nel contesto di Cantiere, il progetto ideato in seno al festival di supporto e accompagnamento di giovani compagnie italiane per la creazione di nuove creazioni da inserire nel circuito dei grandi festival di teatro di figura.
Abbiamo assistito così a quattro spettacoli assai diversi tra loro, accomunati dalla passione per un linguaggio così vivido e portatore di mille suggestioni, coniugato con gli altri della scena.

Martina Mirante, per esempio, ne “L’origine dell’occhio”, dialogando con le musiche elettroniche, efficacemente concepite dal vivo da Costantino Orlando, e partendo da un racconto di Italo Calvino “Lo zio acquatico” e da un suggestivo libro da lei pazientemente costruito e disegnato, colmo di figure e oggetti misteriosi, si avventura in un mondo arcano che la telecamera scruta da diverse angolazioni, restituendocelo su un grande schermo.
È un mondo in cui una creatura primordiale, forse la stessa giovanissima autrice, è in cerca di un luogo a cui appartenere all’interno di mondi in continua evoluzione.

“Hilar” di Antonella D’Ascenzi e “La Sposa blu “di Silvia Battaglio intersecano invece ambedue il teatro di figura con la danza.
“Hilar” è uno spettacolo che vola letteralmente in un universo di segni videografici e di corpi che si cercano, per evidenziare legami duraturi e inscindibili per mezzo di fili reali ed immaginari in cui troneggia una marionetta.
“La Sposa blu” invece si ispira alla famosa fiaba di Barbablù, arricchendola in modo contemporaneo di nuovi riferimenti letterari e musicali. Silvia Battaglio, valente attrice e danzatrice, che apprezziamo da diversi anni, si mette dolentemente in scena nel rappresentare senza parole un’esistenza infelice, colpita da un accadimento perturbante. Pur avendo sconfitto il mostro, la protagonista reca nella mente tutte le ferite di quell’esperienza, poste in scena efficacemente attraverso il rapporto sofferto con alcune marionette d’epoca. La forte e notevole creazione, espressa con grande partecipazione emotiva e perizia teatrale, deve però trovare un suo giusto ed essenziale equilibrio, che darebbe ancor più risalto ad un esito scenico per molti versi già importante.

Di simpatica, ma nel medesimo tempo sapiente, fattura, è “Relazioni necessarie” di Valentina Lisi, coadiuvata nella regia e nella drammaturgia da Nadia Milani, che ne ha curato anche l’animazione e che, nel contesto del Progetto Cantiere, ha presentato anche il suo spettacolo “Caro Lupo”.
Il tema delle dipendenze affettive è letteralmente raccontato dall’attrice attraverso un grosso libro pop up da dove, passo passo, scaturiscono per mezzo di divertentissime sagome e grandi fotografie – che Lisi reinventa in modo gustoso – tutte le persone che hanno condizionato la sua infanzia e adolescenza.
Scopriamo piano piano dunque che la famiglia della protagonista, come del resto numerose altre, è un nido di abitudini, vizi, manie, tradizioni e relazioni, che si perpetuano nella ciclicità delle dinamiche di cui si nutre.
In “Relazioni Necessarie” possiamo riconoscerci, sorridere e ridere di parole importanti come “dipendenza”, “dolore”, e possiamo riflettere su quelle azioni che ci vedono protagonisti ogni volta. Possiamo dunque affermare che, attraverso tutti i componenti di quella famiglia e dei loro rapporti con Matilda, ritroviamo un po’ di noi stessi e il nostro mondo, rappresentato da un teatro di figura divertente e puntuale.

Claudio Montagna a Incanti (photo: Mario Bianchi)

Claudio Montagna a Incanti (photo: Mario Bianchi)

L’ ultimo giorno della nostra permanenza a Incanti è stato presso il Museo del Fantastico e della Fantascienza, dove abbiamo molto amato “Q”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Claudio Montagna, che fa riferimento alla cosiddetta “Fonte Q”, l’ipotetica raccolta di detti che si suppone utilizzata per la stesura dei Vangeli Sinottici del Nuovo Testamento.
Attraverso un piccolo palcoscenico di carta, che si anima di figure sul retro del suo computer, in modo semplicissimo, il maestro del teatro torinese racconta in maniera espressiva, sempre cangiante e ricca di sfumature, servendosi anche di un appropriato accompagnamento musicale, del viaggio di formazione dell’adolescente Ioses, mentre percorre il suo paese in lungo e in largo con un carretto per vendere cipolle, dovendo consegnare dei misteriosi rotoli affidatigli dal padre.
Sullo sfondo della lotta tra gli occupanti Romani e i Zelioti, Ioses incontrerà anche Gesù, che gli donerà le chiavi per conoscere in profondità sé stesso e il mondo.

Infine eccoci a raccontare “Recuerda”, l’ultima creazione del focus che Incanti ha condotto in questa edizione sul teatro di figura spagnolo. “Recuerda” racconta in prima persona la vita, la memoria e la passione per il mestiere di burattinaio di Juan Muñoz, che da un gruppo di valigie fa emergere burattini, storie e ricordi della sua vita da burattinaio e artista di strada, mentre sullo schermo vengono proiettati momenti dei suoi vecchi spettacoli, e viene interrotto dal figlio Gonzalo, che gli ricorda melanconicamente il passaggio del tempo.
Momento topico dello spettacolo è il finale, con il rapporto bellissimo del maestro spagnolo con una marionetta a sua immagine e somiglianza, costruita pian piano durante lo spettacolo: con ‘lui’ brinda, nonostante tutto, alla vita, che gli ha donato in definitiva tante soddisfazioni.

Recuerda (photo: festivalincanti.it)

Recuerda (photo: festivalincanti.it)

Il festival quest’anno si amplia e continuerà il 21 novembre con l’omaggio al cinema e al mondo delle marionette in collaborazione con il Museo del Cinema e ASIFA, e poi ancora dal 4 all’8 dicembre con Incanti d’Inverno, una full immersion di cinque giorni che segnerà la chiusura della manifestazione.

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